19.03.19

La mia candidatura a Sindaco di Borgo San Lorenzo, annunciata ormai quasi due mesi fa, è stata accolta in alcuni ambienti con toni di critica e scetticismo legati soprattutto agli accordi con gli alleati con cui la lista civica che mi sostiene – “Cambiamo, Insieme” – si appresta a presentarsi alle elezioni amministrative. In particolare, l’alleanza con la Lega è stata bollata dai soliti “so tutto”, anche pubblicamente, come non coerente con la mia storia e le mie posizioni in particolare per quello che riguarda  il tema dell’immigrazione: come poteva una persona per anni impegnata, con ruoli apicali, in una associazione dedita all’assistenza, il sostegno e la promozione delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo allearsi con il partito di Salvini, quello dei porti chiusi, della politica dell’aiutiamoli a casa loro? Nessun dubbio, da parte dei critici, che una visione autenticamente cristiana, umanistica e solidale debba per forza di cose sposarsi con l’obbligo dell’accoglienza totale ed incondizionata sostenuta dalla sinistra, in particolare da quella estrema. Nessun dubbio quindi, da parte degli umanisti da salotto che la strada fosse obbligata, e che l’unica opzione possibile fosse quella dell’alleanza con la sinistra locale nel comune segno della lotta al tanto strombazzato “razzismo”.

È invece proprio la mia storia personale, segnata da un’esperienza di impegno diretto nel sociale ormai da lunga data, che reclama ed esige rispetto per le idee ed i miei convincimenti, che vedono nell’immigrazione sregolata ed indiscriminata in Italia come in Europa una criticità da affrontarsi in modo serio e collegiale. L’esperienza di questi ultimi dieci anni ha prodotto sconvolgimenti del nostro tessuto sociale senza che ciò abbia, d’altro canto, cambiato d’una virgola la situazione sociale, politica o economica dei paesi d’origine. Se da una parte la prudenza nel controllo dell’immigrazione è divenuta obbligatoria, come dimostrano, tra gli altri il manifesto di Macron, che reclama il controllo delle frontiere europee, e la cautela di Papa Francesco nel collegare l’accoglienza alle possibilità reali di integrazione, dall’altro lato si iniziano a considerare, attraverso  le parole del Cardinale Sarah e di politici come il Presidente del Ruanda Paul Kagame, i danni che l’emigrazione delle migliorI risorse umane produrrà alle potenzialità di sviluppo di quei paesi. L’emancipazione del mondo in via di sviluppo, che non può essere lasciato al proprio destino, avverrà solo se verranno valorizzate ed impiegate in modo virtuoso le risorse locali: in questo senso lo slogan “aiutiamoli a casa loro” può divenire una delle strategie per iniziative concrete, magari non redditizie ed appariscenti nel breve periodo ma con il pregio di porre solide basi per la crescita umana di quelle popolazioni. Resta il fatto che il 26 maggio si voterà per l’elezione del Sindaco di Borgo San Lorenzo. Si ribadisce a questo proposito che le alleanze di “Cambiamo Insieme” includono ed abbracceranno singoli cittadini e gruppi politici con i quali il confronto sulle idee in precedenza esposte si mantiene vivo e proficuo, responsabile, ed in sintonia col mio pensiero e la mia azione.

L’arrivo dei migranti, a nostro avviso, è stato in larga parte imposto ai cittadini a partire dal 2014 e senza un adeguato dibattito preventivo con le popolazioni interessate. Il Mugello, per evidenti motivi politici e geografici, è stato considerato dai decisori quale uno dei polmoni di sfogo della pressione migratoria: nelle recenti parole dello stesso Sindaco Paolo Omoboni, la presenza di migranti nella zona ha raggiunto percentuali triple di quelle massime (0,25%) previste ai tempi del Governo Renzi-Alfano ed anche oggi permaniamo sopra quella soglia. Questa accoglienza “umanitaria”, per quanto benvenuta e doverosa entro certi limiti, oltre ad evidenziare una serie di aspetti amministrativi che rimangono da verificare, ha però contribuito a problemi di pressione sociale tanto percepibili da provocare, anche qui da noi, i cambiamenti politici verificatisi nel marzo scorso. Il tutto senza risultati apprezzabili in termini di inserimento economico (non sovvenzionato) delle diverse comunità migranti le quali, al di là degli pseudo-eventi creati ad hoc, rimangono in gran parte estranee al tessuto sociale pre-esistente. Come detto, non faremo respingimenti sulla Sieve ma neanche insisteremo acriticamente in un modello che si dimostra fallimentare sotto tutti i profili. Se gli elettori intenderanno premiarci, dovremo affrontare serenamente anche questo tema, con una politica che sarà in ogni caso ispirata al rispetto delle persone, dei loro diritti e della loro dignità.

Calcare invece la mano sul tema dei migranti, così come fatto dai nostri avversari, ha il netto sapore del “volerla buttare in caciara” per nascondere il fallimento politico ed amministrativo dell’attuale Giunta targata PD e della sua Corte, che invece dovrebbe confrontarsi su temi precipui dello sviluppo locale: lavoro, economia, salute, scuola, urbanistica oltre che sul supporto alle famiglie.

La maggioranza consiliare è andata ridefinendosi più volte nel corso del passato quinquennio con cambi, anche eclatanti, di casacca e di schieramento che ne hanno modificato natura e caratteristiche rendendola così più fragile. L’Amministrazione ha fallito in molti dei suoi progetti “strategici” e si avvia alla resa dei conti elettorale con un bilancio critico: il rifacimento delle piazze, ammesso che fosse in cima alla lista delle preoccupazioni dei borghigiani, non si farà perché il bando per il project financing è andato deserto non una ma ben due volte; il capolinea dei bus verrà portato in estrema periferia con ciò impattando le scuole superiori; l’Ovonda si è trasformata in uno strano spartitraffico che ingombra e condiziona la circolazione; le strade principali congestionate ed in pessime condizioni; la vicenda della struttura Multi+, che solo a due mesi dalle elezioni torna magicamente nella disponibilità della popolazione, i dubbi sul recente spostamento del mercato settimanale.

Ed il resto è peggio: andiamo alle elezioni con il problema dell’Ospedale del Mugello che, ricordo, si era dato già per risolto grazie ad una mozione approvata per acclamazione dello scorso Consiglio Regionale; l’ex ospedale di Luco è condannato a morte con il conferimento ad un Ente che rischia il fallimento tutti gli anni; non esiste un piano industriale per il Mugello che faccia leva e metta insieme  imprese, risorse culturali e formative, organizzazioni; ci si disinteressa delle scuole superiori al punto di tollerare un progetto (tanto per cambiare della Regione) che fonde un liceo con una scuola materna; si passa alla raccolta differenziata dei rifiuti con un progetto arcaico nella forma e nell’esecuzione.

Il Mugello, nella sua storica e monolitica appartenenza, continua ad esser considerato alla stregua d’una riserva feudale dei maggiorenti romani, mentre una classe dirigente locale adusa alla carriera per cooptazione si è dimostrata, nel corso dei decenni, incapace di progetti di largo respiro che promuovessero il territorio il quale è andato vieppiù allontanandosi e perdendo posizioni rispetto ad aree simili quali Valdarno, Valdisieve e Valdelsa. Contro questa visione – chiusa, ristretta, disattenta all’interesse generale – mi sono candidato e continuerò comunque vada, la mia azione politica.

Luca Margheri,