In Mugello la crisi ha colpito duramente il settore dell’edilizia. Nel 2008 c’erano quasi 800 occupati nelle costruzioni, oggi sono poco più di 300. Anche le imprese sono dimezzate; passano da 155 a 84. A Scarperia San Piero le imprese edili sono quasi sparite. E Questi numeri non comprendono il vasto indotto generato dal settore edile. Negli scorsi si è assistito al fallimento d’imprese edili che operavano da decenni sul nostro territorio, altre invece hanno semplicemente chiuso i battenti. Anche gli studi tecnici di geometri, architetti e ingegneri hanno subito un netto ridimensionamento. Per i giovani diplomati e laureati in questo settore il lavoro qui da noi è una chimera; molti sono all’estero, in Medioriente, in Cina in Africa, dove si fanno strade, grattacieli, complessi turistici, interi quartieri residenziali. Purtroppo non ci sono segnali evidenti di ripresa. Ferma o quasi l’edilizia privata mentre quella pubblica va a rilento e con piccoli interventi poco oltre la manutenzione
I dati relativi al settore li fornisce il sindacato, che fortemente preoccupato ha proclamato un periodo di agitazione per richiamare l’attenzione sulle difficoltà dell’edilizia
La crisi è nazionale; il valore dell’edilizia nel Pil italiano è passato dall’11,5% del 2008 all’attuale 8%. Dall’inizio della crisi il valore del PIL espresso dalle costruzioni è precipitato dal 29% al 17%.
La riduzione del PIL si è trasformato in meno 36 miliardi di investimenti nelle nuove costruzioni residenziali, di 15 miliardi in quelle non residenziali e di 26 miliardi in opere pubbliche.
Una crisi così profonda le costruzioni l’hanno conosciuta solo nel periodo cosi detto di “tangentopoli”.
In Toscana dal 2008 l’occupazione in edilizia si è dimezzata, si sono persi circa 28.000 posti di lavoro e 3500 aziende hanno chiuso i battenti, mentre i lavoratori a partita Iva sono ormai il 50% degli occupati, dal 2009 al 2017 i permessi a costruire per gli edifici residenziali sono calati del 48,7% e i bandi di gara sono calati da 1589 nel 2008 a 785 nel 2017. L’anno appena concluso ha registrare investimenti per 4.1 miliardi nel settore, il dato più basso dal 2011.
Questi numeri hanno generato circa 6.000 esuberi nei comparti del legno, dei manufatti, dei laterizi e della produzione del cemento.