Fioccano polemiche per la nomina ad assessore di Alessandro Bolognesi nella giunta del neosindaco Filippo Carlà Campa. 

Sono in molti a protestare per la nomina di Bolognesi, sindaco di Vicchio dal 1990 al 2004, ad Assessore nella Giunta del nuovo Sindaco Filippo Carlà Campa. Bolognesi, tra l’altro, premiò Fiesoli, il profeta della setta del Forteto, con il Giotto d’oro, la massima onorificienza che il comune conferisce “A chi, cittadino italiano e non, attraverso la cultura, l´arte, la politica, l´assistenza, lo sport o le attività internazionali, hanno (sic sul sito del comune) dato lustro al Comune ed alle sue istituzioni”. Lo ricorda il deputato di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli. Per questo l’onorevole chiede l’immediata rimozione dalla giunta vicchiese: “Bolognesi conferì Giotto d’Oro a una setta di pedofili. E’ un’offesa alle vittime, venga rimosso”. In realtà lo stesso Giotto d’Oro fu revocato alla setta mugellana dall’amministrazione comunale con una mozione passata in consiglio comunale. Lo chiarisce il primo cittadino di Vicchio che difende la sua scelta di nominare Bolognesi. “Ho scelto di circondarmi di persone con alta professionalità. Il nostro comune ha bisogno di un esecutivo composto di persone collaudate e preparate, che lavori per risolvere i problemi e che sia in sintonia,  non solo con il sindaco e i dipendenti dell’ente, – ha detto il neosindaco Carlà –  ma con la cittadinanza tutta. I quattordici anni da primo cittadino penso siano un bel biglietto da visita.  Le persone scelte come assessori, ha poi concluso Carlà Campa, hanno come caratteristica competenza e professionalità. Alessandro, insieme a Laura, Sandra e Franco, ha esattamente questi requisiti”

Anche Andrea Quartini, consigliere del Movimento Cinque Stelle in Regione Toscana, vicepresidente del gruppo consiliare esprime indignazione per la nomina ad assessore di Bolognesi nella neo giunta comunale di Vicchio, definendola “politicamente inopportuna”. “Nonostante tutto – afferma Quartini – non c’è la volontà da parte degli amministratori di assumersi la responsabilità di chiudere questa brutta pagina che ha riguardato l’intera Toscana. Esprimono amarezza  anche la Senatrice Laura Bottici e la Deputata alla Camera Yana Ehm del Movimento Cinque Stelle “La nomina ad assessore di Alessandro Bolognesi per il comune di Vicchio è grave e rappresenta un’ingiustizia nei confronti delle vittime del Forteto – dicono le parlamentari. – ci stiamo battendo per fare chiarezza sulla tragica vicenda e per portare la voce delle vittime nelle istituzioni. Ritengo che uno dei doveri principali delle istituzioni sia quello di proteggere i più deboli. Nel momento in cui uno dei principali frequentatori della cooperativa agricola entra a far parte della giunta comunale PD di Vicchio questa funzione viene meno”.

Giovedì su La Nazione in una lunga intervista a firma Nicola Di Renzone Bolognesi si difende e spiega: “Non avevamo elementi per sospettare quello che accadeva all’interno del Forteto, né dalla scuola, né dai servizi sociali”. E si chiede: “Ho anche chiesto, in questi ultimi anni, ad alcune delle vittime: Perché non avete denunciato prima?”. Di fronte alle domande del giornalista, che gli chiede come sia possibile che in tutti quegli anni non abbia sospettato niente, afferma: “Assolutamente no. C’era un clima di fiducia”. E poi ancora: “C’era un clima di collaborazione; le famiglie riscuotevano la fiducia del Tribunale dei minori, e ci fidavamo”.

E poi Bolognesi risponde anche alle accuse che gli sono state mosse rispetto alle cene nella mensa della cooperativa e all’uso del maneggio: “Per la questione della mensa io sono stato sindaco per 14 anni e ci sarò stato a mangiare una volta l’anno e c’erano anche molte altre autorità. Non è che fossi lì di casa”. E per il maneggio, per il quale lo hanno accusato di ricevere condizioni di favore:
“Sono vecchie accuse, che sono state anche oggetto di una querela per diffamazione, poi archiviata. Dicevano che mi avevano regalato un cavallo e che lo tenevo lì gratis. In realtà – spiega – ho presentato un assegno e ho dimostrato che lo ho pagato due milioni e mezzo di lire nel 1994 ed ho conservato anche tutte le ricevute mensili per il maneggio. Per la pensione in 17 mesi ho pagato oltre 5 milioni (300 mila lire al mese), ossia il prezzo di mercato. E non lo usavo neanche io, che non so cavalcare, ma mia figlia”.