Un lettore ci ha chiesto di pubblicare una poesia di Beatrice Niccolai, della quale è possibile leggere l’intervista su “Il Galletto” attualmente in edicola. Di seguito, quindi, riportiamo alcune delle sue poesie.

Per ulteriori informazioni e curiosità, è possibile visitare il blog personale della poetessa a questo link:  http://www.beatriceniccolai.it/blog/

LE NOSTRE DONNE

Le nostre donne siamo noi
e tutto quello che ci contiene
ha odore di biancheria lavata a manonello scrittoio dei segreti

Le nostre donne sono girasoli in fiore
nella battaglia dei giorni

e odore di bucato fresco pulito
sempre steso fuori, dopo il calar del sole

Le nostre donne siamo sodalizio taciuto
sottoscritto con la vita
la tenacia, la dolcezza, gli errori.Delle nostre donne, io sono l’errante.

Le nostre donne
parliamo lingue diverse
alla stessa tavola

ma nell’inguine mai interrotto di Dio
lavate dalle stesse acque del Giordano-dentro
bagnate ognuna d’un colore diverso,insieme,
le nostre donne formiamo

una bandiera.

 

TERRA DI CONFINE

Siamo come per gli oleandri,
la terra di confine.

Quanta fatica si annida nel divenire
senza mai percepire
la linea sottile che divide il prima e il dopo
dal tempo che si forma
come in un utero,
nella stanza.

E’ la fatica del chiarore dell’alba
dopo lunghe notti senza stelle
e un pensiero si fa clandestino
come l’urlo di un’apologia d’appartenenza.

Ha tende brevi come la vita,
la mia stanza.

 

ALTRE SOLITUDINI

Siamo già altre solitudini
quelle che ingannano il tempo,
contando gli attimi di pioggia
riflessi sulla strada.

Arriverà anche per noi,
il suono a festa di una campana,
arriveranno i bambini con una buona notizia.

Racconteranno
di un albero del pane per chi ha fame;
diranno di condanne
per chi calpesta le ombre e il loro sole.

Giocheranno per le strade
di nuovo a richiamare vita,
con la voglia di un aquilone.

Noi siamo già altre solitudini,
quelle che si incontrano per strada,
si bagnano la vita nella pioggia
e incrociano la brevità di uno sguardo

in una pozza.

 

SANGUE

Parla la terra e parla il sangue.
Siamo troppo distratti dal nulla per ascoltare.

Un orecchio sulle radici e la mano al cielo
non saccheggia le nuvole.

Chiede solo pioggia.

 

SOLITUDINI COMPOSTE

Da qui a sera

avrò tempo per dimenticarti,

o tutto il tempo

per uccidermi in un ricordo.

Da qui a sera,

saranno ore di primavera,

di solitudini composte

come fosse vero che eri e sei

il tempo che non torna.

Un pensiero a forma di te

muove, come fosse vento,

i rami e le foglie.

Starti dentro in eterna distanza,

osservarti andare

mentre io, solo per sopravviverti,

a me, solo a me,

nel silenzio della pietra

e nel dove dell’acqua

ritorno.