Domenica 4 agosto il concerto“Occhi di Bosco”. Intervista a Stefano Morozzi, del duo “Overflow – Acoustic Duo”

Quello de “I Diacci” è uno dei tanti rifugi disseminati tra i boschi dell’Appennino tosco-emiliano, che ospitano durante l’anno viandanti e amanti della natura. Sono la meta di coloro che decidono di trascorrervi la notte dopo una lunga escursione alla scoperta dei nostri paesaggi, di chi si ferma per riposare e mangiare qualcosa dopo una passeggiata, di chi, semplicemente, vuole godersi qualche momento di tranquillità, lontano da tutto e da tutti. Ma quello che offrono è anche altro: eventi, musica, raduni, iniziative culturali; occasioni che, proprio grazie agli splendidi scenari in cui sono inserite, sono accolte con entusiasmo dalla gente del territorio e non solo.

I Diacci è tra questi uno dei rifugi più “attivi” sotto questo aspetto, offrendo molte occasioni di ritrovo e intrattinemento. Situato nell’omonima località del comune di Palazzuolo, vicino al passo della Sambuca, è raggiungibile esclusivamente a piedi (cosa che lo rende al contempo molto attraente per gli sportivi e gli amanti della natura) ma, nonostante questo, organizza infatti nel corso dell’anno numerosi eventi, soprattutto in estate; eventi di vario genere e rivolti a tutti, grandi e piccini. È proprio qui che domenica 4 agosto si è svolto per la prima volta “Occhi di bosco”, un concerto in omaggio alla musica e alla figura di Fabrizio De Andrè.

Abbiamo intervistato Stefano Morozzi, uno degli organizzatori, nonché cantante e chitarrista, che ci ha raccontato il “dietro le quinte” di questa bellissima iniziativa.

Come nasce il progetto “Occhi di Bosco”? Se proprio dobbiamo assegnare una data di nascita, il progetto “Occhi di Bosco” nasce agli inizi del nuovo millennio, insieme alla passione di un gruppo di amici e musicisti per il cantautorato di Fabrizio De André e per la bellezza del nostro Appennino. Dopo varie esperienze e collaborazioni con altri artisti, si è sentita la necessità di cercare di racchiudere e dare forma a qualcosa che fino ad ora era suonato e strimpellato davanti al focolare, nelle cene con gli amici, in qualche serata improvvisata.

Come mai la scelta di un luogo come il rifugio I Diacci per omaggiare la musica di De André? Il Rifugio I Diacci è uno dei tanti luoghi che caratterizzano il nostro territorio. Facilmente raggiungibile a piedi, offre un’ambientazione ideale per il tipo di performance che andiamo a proporre. Il progetto nasce per unire il cantautorato di Fabrizio de André con i luoghi caratteristici della nostra vallata, percui la possibilità di esibirci in un contesto del genere è stata in qualche modo il trampolino di lancio di tutto il progetto.

Di chi sono stati gli interventi musicali? Ci dai qualche informazione sui singoli interpreti? Al progetto hanno preso parte sia musicisti con molta esperienza in “live” sulle spalle, sia ragazzi che si sono avvicinati da poco alla musica dal vivo, per alcuni dei quali quella del 4 Agosto è stata la prima esibizione in pubblico. Ciò non toglie “qualità” alla prestazione musicale, ma anzi ne rappresenta un valore aggiunto, essendo essa una sorta di “collante” fra gli appassionati di Fabrizio de André. Non si tratta ovviamente di una esibizione improvvisata, ma frutto di un lavoro che dura da mesi, con non pochi sacrifici, soprattutto per chi, come già detto, si presta ad una esibizione del genere per la prima volta. In particolare, i protagonisti dell’esibizione sono stati:

– Francesco “Baba” Fuligni, il noto cantastorie mugellano, la cui musica si orienta verso ispirazioni popolare, amante del bosco e della campagna, oltre che del cantautorato di Fabrizio de Andrè.

– Iacopo “Iuzzo” Landi, videomaker e un musicista autodidatta, componente di una band che si chiama Medjugori che propone brani autografi pop/wave con liriche in italiano. Inoltre suona da diversi anni insieme a Francesco Fuligni le sue canzoni e quelle della tradizione popolare toscana.

– Overflow Acoustic duo, attivo dal 2013, conta ad oggi più di 200 fra live ed esibizioni di ogni genere nel panorama fiorentino e non solo. Ne fanno parte Stefano Morozzi (chitarra e voce del duo), ex allievo del Maestro Alessandro Francolini, da sempre appassionato per la musica e sensibile al messaggio di De Andrè e Andrea “Ciccio” Sciarra (cajonista), per la precisione batterista dall’età di 8 anni, con esperienza in numerosi live, avendo suonato su palchi prestigiosi come quello del Pistoia Blues Festival e dell’Alcatraz di Milano, oltre a numerose collaborazioni con vari artisti.

– Ha partecipato all’evento poi Francesca Morozzi, che ha iniziato a suonare all’età di 5 anni e ancora adesso, dopo gli studi al Conservatorio Luigi Cherubini nella classe del maestro Paolo Zampini, la musica resta una delle sue più grandi passioni, avendo accompagnato la sua vita con ogni forma e genere. Da circa un anno si accosta al cantautore Francesco Fuligni nelle sue performance-

– Leonardo Bettini, il quale dimostra il suo naturale estro artistico anche nella voce, dal timbro inconfondibile. Pur non avendo effettuato particolari studi nel campo musicale, dimostra il suo talento e la sua passione sfrenata per il cantautore.

– Andrea Gena si avvicina alla chitarra in tarda adolescenza dimostrando subito ottime capacità musicali oltre che con la chitarra, anche con l’armonica ed il canto. Anche per lui questa è stata la prima esibizione in pubblico.

– Infine Filippo Morozzi, che prende in mano la chitarra all’età di 15 anni sotto l’insegnamento del Maestro Francolini, sotto la guida del quale è diventato, assieme al fratello Stefano, uno dei 5 componenti insieme dell’Ensemble chitarristico “Marco da Galliano”.

Qual è il messaggio, o lo spirito, alla base di questa festa? Occhi di Bosco ha voluto rappresentare l’opportunità di esprimersi musicalmente in un contesto naturalistico particolare, senza vincoli di scaletta e/o formazione. A prendere parte a questa iniziativa sono chiamati tutti coloro che sentono di avere “qualcosa da dire” al riguardo: non occorrono infatti troppe parole per trasmettere ciò che De André ci ha lasciato con le sue canzoni; il modo migliore per farlo crediamo sia riproporle suonandole, facendo in modo che la scena principale la detenda solo la musica. Valore aggiunto all’iniziativa è quello di creare formazioni di musicisti “estemporanee”, generando occasioni di conoscenza e collaborazione che si sono rivelate stimolanti e arricchenti per gli artisti del panorama musicale mugellano.

Avete altri progetti simili in mente per il futuro da realizzare sul territorio? Qualcosa bolle in pentola ma ancora niente di ufficiale se non una data e una location che verrà svelata a breve sui nostri canali social. Stiamo giusto definendo gli artisti che interverranno. Una cosa è certa: dal sopralluogo effettuato, il contesto in cui verrà attuato il progetto sarà uno scorcio naturale unico nel nostro territorio. Oltre a questa, abbiamo in mente qualche altra occasione da proporre. Essendo “neonati”, dobbiamo capire come strutturarci per poterci preparare al meglio alle iniziative che andremo a realizzare e per renderci disponibili a future collaborazioni con le realtà locali.