Nelle memorie contenute in un libretto del 1957 Forzano racconta del suo incontro con Lenin, durante un soggiorno in Svizzera

Giovacchino Forzano, l’autore – a quattro mani con Mussolini – di Campo di Maggio e di Napoleone, durante un suo soggiorno in Svizzera da Wolf Ferrari, conobbe Lenin… ce lo racconta lui stesso nelle memorie scritte in un rarissimo e introvabile libretto pubblicato nel 1957 dalle Edizioni Radio Italiana, dal titolo: ‘Come li ho conosciuti’. Riportiamo il testo dell’incontro dello scrittore borghigiano con Wladimiro Oulianov (Lenin) .

“Dunque ebbi dal Generale Pecori Giraldi il permesso per andare a Zurigo e andai a finire il libretto degli ‘Amanti sposi’ da Wolf Ferrari. Si lavorava giorno e notte; il povero era angustiato da quella sua permanenza in Svizzera e trovava conforto nel suo lavoro (…) Un giorno dopo colazione mi presi un pomeriggio di vacanza. Andai un pò in giro per Zurigo e a un certo momento entrai in un caffè. Era gremito e non c’era un tavolino libero. C’era un posto libero a un tavolo dove però era seduto un ufficiale tedesco in divisa (…) io sedetti davanti a lui per prendere un caffè. Attaccammo discorso con questo ufficiale tedesco e dopo qualche minuto mi chiese di che cantone svizzero io ero. Gli risposi che ero italiano: ‘Je suis italien’. Egli mi guardò un momento poi si alzò e mi disse in francese: ‘Sono molto addolorato che il mio paese sia in guerra con il vostro’. E si rimise a sedere. Dissi fra me: e ora che cosa gli racconto? Aspettai un momento poi mi alzai e dissi: ‘Anch’io sono molto addolorato che il mio paese sia in guerra con il vostro’. Al tavolino accanto, proprio quasi a contatto con il nostro c’erano quattro individui fra i quali uno con un pizzetto nero che, avendo ascoltato le parole dell’ufficiale tedesco e le mie, esplose: ‘Voilà l’humanité, l’humanité ne veut pas la guerre…’, l’umanità non vuole la guerra, sono quelli a capo delle nazioni che vogliono la guerra e fanno trucidare i popoli… e continuò su questo tema per qualche minuto. Confesso che quel signore con quel pizzetto mi fece una certa impressione.

Attaccammo discorso: a un certo momento l’ufficiale tedesco salutò e se ne andò; anche i tre che erano insieme a quel signore col pizzetto se ne andarono e rimanemmo soli io e lui. Ci presentammo: egli era un profugo russo, un certo Wladimiro Oulianov. Quando anch’io mi presentai e il signor Oulioanov seppe che ero a Zurigo per finire un libretto di Wolf Ferrari si interessò molto a questa notizia, egli amava molto la musica. Io gli dissi che avevo già scritto libretti per Leoncavallo per Puccini, per Mascagni egli mi chiese molti particolari sull’argomento, poi cominciai a chiedergli particolari sul suo passato e su quanto contava di fare. Gli offrì un caffè. Facemmo insomma una cara e simpatica conoscenza che poi divenne,oserei dire, una buona amicizia. Quel giorno lo accompagnai a casa: stava, mi ricordo, in Spilgelgasse 27, in una povera cameretta al quarto piano. C’erano due lettini: uno per lui e uno per la signora Nadeida, sua moglie, e una stufetta in mezzo. (…) Da quel giorno quasi sempre stavamo qualche ora insieme. Le conversazioni con il signor Oulianov furono sempre interessantissime; debbo dire che anche verso la famiglia dello Zar egli aveva parole piuttosto pietose: mi ricordo un giorno in cui gli chiesi che cosa c’era di vero nelle ragioni della potenza di Rasputin a corte ed egli mi disse falsa la diceria di rapporti intimi tra quel furfante e la moglie dello Zar: ‘Non è vero: la verità è più pietosa: la zarina crede che costui possa guarire lo zarevic che è tanto malato. Un paio di volte, per caso, dopo le magie di quel monaco, lo zarevic è migliorato e la zarina crede a quella fandonia e per amore del figlio permette che quel lurido uomo sia padrone a corte. Ma finirà’.

Un giorno condussi la signora Nadeida e lui a un concerto. Ci aveva dato i biglietti Wolf Ferrari. Era un concerto di musica di Beethoven; quando arrivammo al tema della marcia funebre, l’amico mi disse: ‘Speriamo che Beethoven abbia composto questo brano dell’eroica come marcia funebre non soltanto per Napoleone ma per tutti coloro che vogliono le guerre’. Quando partii da Zurigo per tornare in Italia ci promettemmo di rivederci e di continuare quella simpatica amicizia. Dopo un anno il signor Oulianov divenne Lenin e nonostante qualche missiva inviatogli non ebbi più sue notizie; non solo, ma qualche anno dopo la guerra e dopo l’avvento di Lenin ero alla Scala con Toscanini a dirigere la messa in scena, scrivevo sul ‘Corriere della Sera’ e, come appassionato studioso di storia avrei avuto tanto desiderio di andare con la mia macchina in Russia con la scusa di vedere i teatri, ma per la verità, per rendermi conto di quello che era veramente la vita in Russia specie nelle campagne e scrivere poi articoli sul ‘Corriere della Sera’. Il senatore Albertini era entusiasta di questa idea; scrissi varie volte a Lenin inutilmente. Il cambio del mio caffè non me lo fece mai.

GIOVACCHINO FORZANO”