Su segnalazione dei lettori abbiamo pubblicato sul nostro sito www.osteriaegiornale.it e anche su Il galletto un articolo sulle code e le proteste occorse per ritirare i diari alle scuole di Borgo. Sui social alle critiche di alcuni genitori una dipendente della scuola ha risposto un po’ risentita, giustificando i colleghi e ritenendo ingiuste le proteste. E’ giusto risentirsi per le offese e gli insulti; non altrettanto lo è sostenere che si doveva fare in questo modo e quasi dire che si è fatto bene a far così indipendentemente dai disagi causati. In questi casi il buon senso (e non solo come vedremo) vuole che ci si scusi e che ci si impegni a fare in modo che situazioni del genere non si ripetano. Risposte diverse e giustificazioni non sono ammessi per almeno due ordini di motivi: uno legale e l’altro sociale.

1- La legge obbliga i dipendenti pubblici non solo a garantire il rispetto della legge, ma anche a rendere efficienti i servizi e le attività a loro affidate nell’interesse dei cittadini. Se la macchina pubblica non funziona sono in particolare i dirigenti a dover intervenire per farla funzionare. Non ci si può trincerare dietro a un “La legge non lo permette”. Si deve intervenire e superare i disservizi. Nel caso della necessità delle firma per il ritiro del diario ci sono molti strumenti digitali che permettono di firmare o di farsi riconoscere senza bisogno di ore di coda. Sta ai dirigenti assumersi la responsabilità di mettere in piedi tali strumenti e a tutti i dipendenti l’onere di metterli in pratica aggiornandosi e diffondendone l’uso presso gli utenti. Oltre a questa specifica legge sui doveri e le responsabilità dei funzionari c’è poi la nostra costituzione che impegna tutti i dipendenti pubblici a garantire correttezza e buon andamento della macchina amministrativa.

2- In una società ben organizzata chi sbaglia o non riesce a svolgere il compito affidatogli dalla comunità se ne assume la responsabilità. Soprattutto in una società complessa come la nostra. Un’azienda, un professionista, anche un dipendente del privato che offre servizi scadenti, che tarda nelle consegne ai clienti, che non si aggiorna prima o poi o è licenziato oppure non riesce più a pagare le tasse e prima o poi chiude o fallisce. Per lo Stato non è così? Forse no e comunque ci vuole tempo, ma siamo sulla china giusta.

Pietro Mercatali