(1849-1923), il successo arriva per “Posta”

Non penso che siano molti i lettori che conoscono vita e opere di un famoso politico nativo della valle, Gismondo Morelli Gualtierotti. Eppure, nacque a Borgo San Lorenzo il 29 luglio 1849 da Massimiliano, rampollo di una famiglia di possidenti pistoiesi, e da Geltrude Cosimini. Era il più giovane di tre figli e sappiamo per certo che trascorse tutta l’infanzia nel Mugello, a Borgo San Lorenzo. In questo paese, infatti, il padre aveva l’incarico di medico condotto. Gismondo si trasferì però poi a Pisa per motivi di studio nel 1866 quando aveva 17 anni; in Mugello tornò solo sporadicamente, una volta anche quando era appena diventato ministro, come documentato da una foto dell’inesauribile archivio dell’avvocato Giuseppe Ungania. Quattro anni dopo il nostro baldo ragazzo si era già laureato a pieni voti presso la facoltà legale dell’Università con una tesi sulla “consumazione del furto”. Lavorò alla traduzione del codice penale dell’Impero germanico ed esercitò l’avvocatura in quella città, distinguendosi anche per la competenza in alcuni articoli che lo fecero conoscere come civilista in tutta Italia. Dopo la laurea, si sposò con Egeria Feroci, appartenente alla famiglia proprietaria a Pisa del Nettuno Royal Hotel e del patriottico Caffè dell’Ussero. Si trattava pertanto di una coppia senza problemi economici, benestante, con un radioso futuro all’orizzonte. Gismondo prese dimora in quella città toscana ma, come a volte succede, proprio nel momento di massima felicità avvennero alcuni eventi luttuosi che segnarono profondamente l’esistenza fino allora felice del giovane. Prima morì alla coppia una piccolissima figlia, appena un anno di età, e poco dopo nel 1873 Gismondo perse anche l’adorata moglie Egeria, morta nel dare alla luce un altro figlio, Gualtiero. Fu dopo quei tragici eventi che Morelli Gualtierotti, non sappiamo a seguito di quale ragionamento e se i fatti sono collegati, decise di avvicinarsi alla politica. Lo fece inizialmente in punta di piedi, assumendo posizioni moderate e partecipando alla vita amministrativa della “sua” Pisa; prima fece il consigliere comunale e provinciale, poi l’assessore e infine fu Presidente del consiglio d’amministrazione dei Regi Spedali Riuniti di S. Chiara (1884). Quest’ultimo incarico fu svolto da Gismondo con notevole profitto, tanto che riuscì a risanare economicamente l’Istituto. Questo successo rappresentò la rampa di lancio per il mugellano che si presentò con buone prospettive alla candidatura parlamentare del 1886. Ci fu, però, un iniziale insuccesso, ripagato con l’elezione a deputato quattro anni dopo, quando fu il secondo degli eletti alle spalle della sua guida politica, il matematico Ulisse Dini, leader del moderatismo pisano. Dopo la caduta del governo Crispi, Morelli Gualtierotti appoggiò il primo governo Giolitti e si avvicinò alla sinistra costituzionale, venendo rieletto sempre a Pisa tra il 1892 e il 1897, quando fu preferito a furor di popolo nel ballottaggio con l’avversario monarchico indipendente Pietro Benvenuti. Ho letto con interesse alcune proposte di legge da lui sostenute in quegli anni; tra queste, ne ho trovata una intitolata “Condizione giuridica dei figli naturali e delle donne sedotte” (1893) un argomento che faceva trapelare una sua certa esperienza in campo sociale e “amatorio”, e quella intitolata “Riforma della tariffa postale”, già un forte presagio della tendenza che prese successivamente la sua ottima carriera politica. Diversi scontri dialettici nel nuovo partito e la mancata condivisione di alcune scelte centriste, lo portarono a essere accantonato e poi sconfitto alle elezioni. Deluso dagli elettori pisani, si allontanò da quella città trasferendosi a Pistoia, luogo d’origine della famiglia paterna. Qui trovò nuova linfa nella locale Unione liberale favorevole a Giolitti, associazione che ne patrocinò nel 1901 la nuova candidatura. Fu eletto con ampio margine, e le competenze lo portarono presto al ruolo di sottosegretario al Ministero delle Poste e Telegrafi nel governo Giolitti (1903), ruolo che ricoprì per due anni. La nuova rielezione del 1904 con il 78% dei voti, una percentuale assolutamente impensabile oggi, gli consentì di ottenere agevolmente la promozione a Ministro delle Poste durante il governo Fortis. Quel governo, però, ebbe vita breve (9 mesi) e fu travolto dai trattati che danneggiavano i produttori vinicoli italiani. Morelli Gualtierotti, nuovamente deluso, riprese la sua autonomia d’azione parlamentare ridimensionando il suo impegno. Si occupò solo dell’elezione nel consiglio provinciale di Firenze per il mandamento di San Marcello Pistoiese. Pensò soprattutto a costruirsi una bellissima abitazione in stile liberty sull’Appennino pistoiese. Col passare degli anni, nelle vesti di indipendente si guadagnò la fama in Parlamento di specialista moderato, e fu per questo chiamato in importanti commissioni e relatore in molteplici legislature prima per l’Istruzione pubblica, poi per le Finanze. La saggezza e sobrietà gli fecero guadagnare anche la fiducia del clero e degli esponenti politici liberalconservatori, tanto che Azione cattolica toscana lo sostenne nelle consultazioni del 1909. Questi importanti appoggi locali lo fecero rieleggere facilmente con il 70,5% dei voti superando anche la prova del suffragio universale (maschile) nel 1913, quando totalizzò il quadruplo dei consensi rispetto al competitore socialista. E pensare che nel frattempo aveva rinnegato il governo Giolitti opponendosi alla statizzazione delle assicurazioni sulla vita, sia per convinzioni liberiste che per personali motivi di convenienza. Il progressivo spostamento verso il mondo conservatore del nostro Gismondo lo fece diventare uno dei maggiori esponenti politici del tempo, fino ad arrivare addirittura alla nomina alla vicepresidenza della Camera, ruolo che ricoprì per due anni, dal 1917 al 1919 e che coronò una lunga carriera parlamentare. Dopo la prima guerra mondiale, Morelli Gualtierotti fu capolista della Concentrazione liberale per la circoscrizione di Firenze, perdendo solo per pochi voti. Fu, però, l’inizio del suo declino politico. Le violente mutazioni di pensiero nell’opinione pubblica lo portarono a un definitivo accantonamento dopo diverse umiliazioni subite, ivi compresa la mancata elezione a senatore. Deluso, rientrò nella casa di Pisa dove morì poco dopo, il 18 gennaio 1923. Fu un bravo ed equilibrato politico, un mestiere a cui dedicò con impegno tutta la vita. Si volle vedere in lui una sostanziale adesione alla futura idea fascista nella commemorazione che si svolse il 22 giugno 1926 a San Marcello Pistoiese, con l’inaugurazione di una lapide in suo onore alla presenza del presidente della Camera dei Deputati e del Ministro delle comunicazioni che allora era Costanzo Ciano. Non saprei dirvi, però, se Gismondo sarebbe diventato un fascista convinto. Da parte mia, ne dubito molto; era stato sempre un moderato tutto d’un pezzo, odiava gli estremismi e gli eccessi sia politici che comportamentali; e poi, non ce lo vedo proprio sulla barricata in un’età così avanzata (aveva quasi ottant’anni) in cui gli impeti si placano per forza di cose. Un mugellano dunque, anche se a Borgo San Lorenzo c’era nato quasi per caso a causa del mestiere del padre; comunque sia, un valente politico, un ministro, un vicepresidente della Camera che può rientrare per questi motivi a buon diritto tra i grandi personaggi del Mugello. (testo tratto dal libro “FURONO PROTAGONISTI- biografie di personaggi storici nel Mugello”).

Fabrizio Scheggi