Lo studio di CNA ci dice che a Scarperia e San Piero un imprenditore lavora fino al 7 agosto per pagare le tasse e solo dopo le ferie inizia a guadagnare per campare e per investire per migliorare la sua attività (leggi qui l’articolo). Nell’ultimo anno è andata un po’ meglio; l’anno scorso il nostro imprenditore ha dovuto  aspettare il 13 agosto per liberarsi dalla pressione del  fisco. Più o meno la stessa cosa è successa agli imprenditori degli altri comuni del Mugello e di tante altre aree d’Italia, dove la piccola impresa è la forza produttiva più importante. Sembra però che questo piccolo miglioramento non sia destinato a durare. La manovra economica varata dal Governo in settimana, sembra, a quanto scrivono i giornali, che vada a penalizzare in particolare le piccole imprese. Nell’immaginario collettivo sono loro, la partite Iva, artigiani, commercianti, professionisti  che evadono e di conseguenza è lì che il governo deve calcare la mano con le tasse per compensare l’evasione vera o presunta. Ma siamo proprio sicuri che le cose stiano così? Molti studi sull’economia sommersa (dall’ISTAT all’EURISPES) dicono che l’evasione è dovuta per il 54% alle famiglie (doppio lavoro, attività al nero, ecc.), per il 17% ad attività illegali (malavita, droga, prostituzione) e per il 28% alle imprese (da spartire fra grandi e piccole). E allora perché il bersaglio sono le partite IVA? Ci sono altri motivi che hanno a che fare con la globalizzazione che viene gestita a livello europeo e mondiale. “L’attuale processo di liberalizzazione sta minando le piccole imprese alla radice in molti modi e lo squilibrio è tutto a favore del mercato internazionale.

In particolare le piccole imprese non riescono a resistere alla concorrenza delle multinazionali, che possono godere di economie di scala. La dimensione di piccola impresa è penalizzata dalla scarsa disponibilità di capacità manageriali, dalle forti difficoltà, in particolare in fase congiunturale a reperire le risorse finanziarie necessarie ad avviare progetti di espansione sui mercati,  dalla capacità di impegnarsi nelle attività di ricerca, sviluppo e innovazione. Per questo motivo in ogni parte del mondo comunità locali che potevano sopravvivere con un’economia di sussistenza sono ora a rischio. Rimane poco spazio per la diversità, un solo modello viene ritenuto adatto a tutti e raccomandato da politici e dalle istituzioni finanziarie internazionali. Le maggiori critiche che gli economisti muovono nei confronti della politica  economica perseguita da queste organizzazioni internazionali sono riguardo l’illusoria convinzione che esista un unico modello( quello liberale) adatto a tutti i Paesi e che l’applicazione di leggi economiche universali possano risolvere i diversi problemi dei vari Stati”. Anche le istituzioni europee perseguono  la strategia appena descritta che certo non è a vantaggio delle piccole imprese, ma piuttosto è voluta dalle multinazionali e dalle istituzioni finanziarie. E in Italia anche la recente manovra sembra adeguarsi a questa strategia. Ad esempio  la lotta al contante sembra andare a colpire l’evasione degli autonomi e non quella di altre categorie. Può esser giusto, ma si deve tener conto che si caricano le piccole imprese (comprese quelle che non evadono) già in difficoltà di ulteriori costi e incombenze, (tutti devono comprare il pos, devono organizzarsi a digitare ad ogni acquisto il codice fiscale per far partecipare i clienti alla lotteria e via dicendo). E chi si avvantaggia dell’uso del pos e delle carte di credito? Le banche che sono parte integrante delle istituzioni finanziarie internazionali. (P. Mercatali)