“Conoscete Vittorio Parigi?”. 2015, Raduno Alpini di Trento. La voce si affaccia gentilmente nel capannello di penne nere del Gruppo Sondrio, con il gagliardetto di Firenze e Scarperia. “Vittorio? Di Parigi qualcuno, ma Vittorio …” risponde dubbioso uno. Le facce si interrogano. Ciascuno vorrebbe essere d’aiuto al generale Renzo De Michelis, classe 1936, ma pare che nessuno conosca questo Vittorio … “Vittorio Parigi? No, no, è Piero, Pierone Parigi” esclama un altro “Certo che lo conosciamo!”. Mistero svelato: nome di battesimo Vittorio, soprannome Pierone (classe 1940), e questo sì è il nome che ciascun fagnese conosce. “Beh! Ditegli che il Capitano De Michelis lo saluta, allora!”.

2017, Raduno Alpini a Trento: “Buongiorno Generale!”, “Salve Vittorio, allora, come va?”. Davanti ad una birra si rinfrescano i ricordi di una vita. Caserma Selandro, Merano, Gruppo Sondrio, 51° batteria: 73 muli e un centinaio di soldati. “Ma ti ricordi di quella volta che coi muli abbiamo conquistato il Monte Viazze? Che avventura, eh!”, “Una bella salita, generale!”. Era il 1962, l’allora Capitano De Michelis diede l’ordine per l’esercitazione: arrivare in cima al monte Viazze (3000 m. al rifugio, 3200 m. in vetta) con i muli dell’esercito e portando fino in cima un obice intero: tredici pezzi di acciaio ciascuno sui 100- 130 chili. E laddove i muli si rifiutarono di arrivare ci arrivarono gli uomini, due per ciascun pezzo. Nessuno che lo avesse fatto prima. Un amore comune, quello di Pierone e del Capitano, per quelle bestie splendide, forti e tenaci come la roccia, ma anche singolarmente affettuose, testarde e docili allo stesso tempo. Pierone ricorda ancora tutti i nomi dei quasi ottanta animali di cui ha avuto cura, dal novembre 1961 al marzo 1963, tanto durava il servizio militare. Eminente, Fiore, Felicina, Taci, Quarzolo, detto Gino dal nome del conducente prima di Pierone, Vascello, Quinzio, Cocco, Pessima, Coccorita, Fischia, Borioso, Troiano, Corallo, … ciascun nome un carattere. E poi c’era Reduce, di cui si diceva essere ancora uno dei muli tornati dal fronte della Seconda Guerra, come portatore delle ruote dell’obice 115/14, poi sostituito con Fosforo e destinato alle più tranquille salmerie, per una onorevole vecchiaia.

Ci volevano tredici muli per portare su i tredici pezzi dell’obice, con due uomini per ciascun mulo; poi sette muli per le prime salmerie (cibo e cucina); altri cinque per le seconde salmerie (coperte, fieno, biada, ferri, infermeria); e qualcun altro scarico per il ricambio di quelli affaticati. Ma si affaticavano prima gli uomini dei muli! Anche perché il caporal maggiore Vittorio-Pierone Parigi alla salute dei muli ci teneva quasi più che a persone! “E quella volta che fece freddo, te la ricordi, Vittorio?” Freddo a Merano era la norma, ma per il Natale del 1962 il termometro scese a -27°C. “Eh, si, generale; quell’anno fece freschino davvero!”. Come fuochi d’artificio i ricordi si affastellano nella mente, ciascuno con il suo carico di stupore per le esperienze trascorse. I due uomini si guardano con rispetto e con l’affetto, un po’ melanconico, che accomuna chi ha condiviso esperienze che hanno forgiato il carattere di una vita intera, felici di essersi ancora ritrovati, dopo tanti anni a parlare dei loro amati muli, della fatica, della bellezza dei monti, della giovinezza. “Beh… allora, alla prossima Vittorio.” “Alla prossima, generale”.