Oggi ho incontrato Giacomo Dominici, attore professionista borghigiano, che ha recitato nell’ultimo film indipendente del regista Alessio Nencioni, Go Dante go go go, dove interpreta il protagonista Dante alle prese con la sua vita contornata da situazioni comiche e dagli eventi più assurdi.
-Giacomo, raccontaci di cosa parla il film.
-“Go Dante go go go è un film indipendente che parla di un aspirante regista, Dante, che cerca di ottenere dei risultati nel mondo del cinema. Questo lo porterà ad iscriversi ad un concorso di cortometraggi per generi, dove non si iscriverà ad una sola categoria, ma a tutti e dieci i generi in gara. Così chiama a sé una compagine di gente assurda per portare avanti il proprio progetto, con a disposizione un mese di tempo e zero budget; tutto ciò porta Dante in un vero e proprio girone infernale.
-Nello studio che hai affrontato per capire un personaggio come Dante, qual è l’interpretazione che gli hai dato?
– “Io interpreto Dante, un cineasta entusiasta, il quale cerca delle risposte e una conferma alla propria identità da parte di un mondo che non lo apprezza e che, nonostante questo, crede fortemente in quello che fa. Dante non ha gli strumenti per far comprendere se stesso agli altri ma, contro tutte le avversità, continua ad andare avanti con il suo progetto di regista.
Nel farlo si trova davanti a situazioni che gli richiedono di diventare “adulto”: dall’ambiente universitario, in cui gli viene richiesto di stare nei ranghi canonici o da parte della sua ragazza, la quale vuole mettere su famiglia e che lui si trovi un lavoro serio, per esempio. È a questo punto, quando ha tutto contro, che Dante tenta il tutto per tutto (un po’ spinto dalle circostanze, in verità): egli si getta nell’avventura che gli si pone di fronte, quasi portando avanti una specie di autodistruzione, come a dire: “se deve finire, che sia in grande!”.
Concludendo, Dante non è bravo, ma va avanti a discapito delle proprie possibilità; cioè, intendo dire che pur non essendo nel circolo delle persone che vanno “avanti”, con la propria forza e tenacia, Dante cerca comunque di farlo. Questo è: un perdente. Un perdente in totale che nonostante tutto prosegue, pur sapendo di perdere.
Dante è questo: un ostinato.”
-Qual è invece la tua formazione come attore?
-“Finito il liceo artistico, non sono riuscito ad entrare in alcuna accademia, però mi sono formato grazie a vari insegnanti e laboratori di teatro, fino a che non ho incontrato Alessandra Niccolini, allieva e collaboratrice di Orazio Costa. Con lei ho intrapreso un percorso che mi ha portato ad essere suo assistente al Teatro della Pergola, dove insegna metodo mimico.
Oltre a questo, collaboro anche con il teatro del Carretto a Lucca e come freelance in altre realtà.
La mia formazione è prevalentemente teatrale, ma ho avuto verie occasioni per sperimentare il mondo del cinema, partecipando ad alcuni cortometraggi come Essere Bandito, di Andrea Catola presentato alla sezione Corner del festival di Cannes, La Terrazza di Nicola Petralia e alcuni altri che ora non sto a elencare.
Con Alessio avevo recitato nel precedente lungometraggio, Possessione Demoniaca, altro film dai toni forti, sempre autoprodotto, che mi ha dato modo di confrontarmi per la prima volta con la cinepresa e con un set cinematografico.
Tutto questo per arrivare a Go Dante go go go, l’inizio  e la fine della mia carriera cinematografica!” ( grossa risata).
-Giacomo cosa vorresti dire a chi verrà a vederti al cinema?
-“Chi verrà non vedrà solo un borghigiano di nascita recitare in un lungometraggio, ma vedrà il lavoro di molti, alcuni invisibili, che hanno dato il loro contributo per un progetto comune, senza tornaconto personale alcuno. Forse questo porta in sé qualcosa di significativo, oggi. Credo che in genere, recitare comporti sposare l’idea di qualcun altro e allontanarsi da sé per dare spazio a qualcosa che prima non c’era. Fare teatro, un film addirittura, forse vuol dire appunto “fare qualcosa insieme” e nel farlo occorre scordarsi un po’ di se stessi: il risultato è qualcosa di comune, che non è la semplice somma delle parti ma del rapporto che intercorre tra loro e anche il regista, che monta e smonta le immagini di questa collaborazione, deve tenerne conto. Chi verrà, dunque vedrà un gruppo di persone messe l’uno nelle mani dell’altra per mettersi, ancora una volta, nelle mani di chi vorrà passare un’ora e mezza con loro. Sostenere questo, credo, è un atto di coraggio”.
Vi aspettiamo, alle ore 21.00, il 21 di gennaio al Cinema La Compagnia a Firenze!
Bernardo Mercatali