Le parole dell’amico Aldo e la commovente lettera della figlia in ricordo di Rolando.

“Sembra ieri quando trent’anni fa ci lasciava Rolando Cantini, un caro amico, un mugellano verace di una vecchia ed onesta famiglia di lavoratori, un marito e un padre esemplare, ma il ricordo in Borgo San Lorenzo è ancora indelebile in tutti coloro che lo hanno conosciuto, stimato ed apprezzato.

Fin da giovane, portatore di idee prettamente democratiche, esempio classico di laicità, ma rispettoso delle idee altrui, come si conviene a una persona intellettualmente onesta, Rolando Cantini ha vissuto intensamente la vita sociale, civile ed amministrativa, impegnandosi con passione e senso del dovere in molteplici attività che lo hanno visto sempre in prima fila.

Consigliere comunale della maggioranza di sinistra quindi assessore durante l’amministrazione Panchetti e successivamente Baggiani, ha svolto il suo ruolo con molta passione e dedizione, cercando nel limite del possibile di portare concreti aiuti nelle variegate associazioni sportive e ricreative del capoluogo mugellano, impegnandosi con solerzia affinché Borgo San Lorenzo potesse realizzare il sogno di innalzare un grande impianto di sport acquatici come poi avvenne con la costruzione dell’imponente Piscina Comunale.

Il suo ruolo istituzionale lo portava a essere sempre presente alle gare ciclistiche organizzate dall’Anpi (l’Associazione dei partigiani a cui apparteneva), dal Club Ciclo Appenninico 1907 e dal G.S. Samoa. Lo si vedeva spesso allo stadio Romanelli per seguire le partite dell’A.S. Fortis Juventus 1909, e non per ultimo a quella bella competizione sportiva della Maratona del Mugello, dove diede il suo fattivo contributo nella fondazione nel 1973 del G.S. Marciatori Mugello, oltre che in altri settori agonistici e discipline sportive paesane.

L’amico Rolando Cantini era una persona – e non poteva esser diversamente – sempre in prima fila, anche per un senso di orgoglio nel rappresentare il Comune, cioè in senso lato, la Comunità tutta.

Nell’ambito civile, Rolando Cantini era impegnato nel sindacato, il “suo” sindacato di riferimento (Cgil), vista la sua passione politica di sinistra, cercando nelle pieghe dei regolamenti e delle leggi il miglior modo possibile per andare incontro ai lavoratori, agli operai, ai pensionati, ai giovani, alle donne, che giornalmente salivano le scale del suo ufficio nella centrale piazza del’Orologio.

E proprio lì Rolando Cantini, fedele al suo impegno morale laico e democratico, volle essere esposto prima del suo ultimo viaggio; era il 19 gennaio 1990.

(Aldo Giovannini – Borgo San Lorenzo nel Mugello – 19 gennaio 2020)”

La lettera della figlia:

“Ciao babbo,

Non riesco a trovare le parole per iniziare a scriverti. Mi trema quasi la mano, sono esattamente trent’anni che non ci sei più. È impossibile dimenticare quella maledetta mattina del 19 gennaio 1990.

C’era un cielo di un azzurro intenso, molto freddo. Arriva una telefonata a scuola dove lavoravo. Avvertii subito che qualcosa non andava: quella tua parente mi disse che eri caduto dalla bicicletta, ma che dovevo stare tranquilla.

La ringraziai e andai verso la scuola di Simone. All’epoca faceva le elementari e tu, come ogni mattina, andavi a prenderlo in bicicletta.

Eri caduto proprio a pochi metri dalla scuola, colpito da un infarto (il secondo, il primo lo avevi avuto a 52 anni) che non ti ha più permesso di vivere.

La mia vita da allora in poi è cambiata; proprio il giorno prima della tua morte, mi chiedevo che altro avrei potuto volere dalla vita.

Da quel momento non sono più riuscita a pronunciare quelle parole. Mi è sempre rimasta la paura di perdere in un secondo tutto quello che avevo.

Adesso ti voglio raccontare di tuo nipote Simone, che quando te ne sei andato via in un soffio aveva solo 10 anni. La mamma ha continuato a prendersene cura con tanto amore, mentre io continuavo a lavorare.

Adesso è diventato un uomo che a febbraio compirà 40 anni. Si è sposato, e al suo matrimonio c’era anche la mamma, che se n’è andata 3 anni fa.

Pensa, babbo, lei aveva preso la decisione di vivere gli ultimi anni in una struttura, per non essere di peso a nessuno. Per me è stata una sofferenza indicibile, non riuscivo a sopportare la sua scelta. Anche tu eri come la mamma, una persona forte e che non scendeva mai a compromessi.

Sai, babbo, sono anche diventata nonna di una splendida nipotina di 2 anni. Per l’appunto si chiama Simona, io e Mauro ne siamo pazzi.

Mauro, tuo genero, è sempre il solito, ne saresti fiero. Ti era molto affezionato, come lo è stato con la mamma.

Mi manchi tantissimo, eri il mio faro e con te mi sentivo al sicuro. Certo, ora sono una donna più che adulta e questo lo devo a te e alla mamma.

Avevo solo 38 anni quando te ne sei andato, è stato molto difficile proseguire senza di te. Gli affetti non mi sono mancati: un compagno impareggiabile, Simone che stava crescendo e la mamma sempre molto vicina.

L’unico rimpianto che ho è averti dovuto condividere con la politica, il tuo secondo amore. Quella stessa politica che ti ha preso, ti ha assorbito, e quindi di tempo ne avevi poco per noi.

Solo più tardi hai ammesso di esserti pentito, eri davvero dispiaciuto, ma non te ne ho mai voluto per questo.

Scriverti era ormai diventata un’abitudine per me, visto che a volte capitava di non vederti anche per alcuni giorni.

Un bacio, tua figlia Carla.”