Spuntano le prime mascherine nel Mugello. Fortunatamente le attività mugellane gestite da cinesi per ora sembrano essere tranquille. Benedetta Berti, Confcommercio Mugello: “Ripercussioni economiche maggiormente visibili sull’outlet di Barberino”.

Le attività gestite da cinesi, piuttosto diffuse in Mugello, fortunamente non sembrano essere, per ora, troppo colpite dai pregiudizi e dalla psicosi del contagio, anche se, come ci riferiscono i gestori, un piccolo calo nelle presenze, soprattutto per i ristoranti, sembra esserci stato; sorge spontanea la domanda: sarà mica per la paura del Coronavirus?

Inoltre, è proprio di questi giorni la momentanea chiusura, “per precauzione” dice il cartello affisso, del negozio di sartoria cinese a Pontassieve. 

L’umana apprensione, però, non dovrebbe sfociare in episodi di ghettizzazione: parlando con alcuni commessi dell’Outlet di Barberino, è venuto fuori che non di rado in queste settimane hanno assistito ad episodi di vera e propria discriminazione verso alcuni cinesi e, purtroppo, siamo arrivati alle offese.

Come sottolinea il Ministero della Salute, il contagio normalmente avviene solo attraverso un contatto stretto con una persona malata. Inoltre, gli studi fatti fino ad ora dall’OMS, dimostrano che il virus non sopravvive a lungo sulle superfici, rendendo sicure le merci certificate provenienti dalla Cina.

L’altro lato della medaglia, più tangibile e oggettivo, riguarda le ripercussioni, con lo stop degli arrivi dall aCina, su tutta l’economia del territorio metropolitano, dove si stima una perdita di oltre 123 milioni di euro, secondo Franco Marinoni, direttore di Confcommercio Toscana. 

Mugello compreso, anche se, ad oggi, il turismo cinese risulta poco diffuso, come sottolinea Benedetta Berti, responsabile della delegazione mugellana di Confcommercio: “I turisti stranieri più presenti in Mugello sono europei, soprattutto del Nord, alla ricerca di natura e luoghi incontaminati. I turisti cinesi per adesso sembrano più interessati alle grandi città. Nei loro tour non mancano mai Milano, Venezia, Firenze e Roma, ma ancora non arrivano nelle vallate come la nostra. Al limite lo fanno per lo shopping toccata-e-fuga all’outlet, non certo per il soggiorno di una o più notti nelle strutture mugellane”.   Infatti è proprio all’outlet che in questo periodo si sente la mancanza del turismo cinese, considerato uno dei big spender, soprattutto nel settore manufatturiero.