È più che raddoppiato il numero dei cinghiali in Italia, che sale a 2 milioni. È quanto stima la Coldiretti in occasione del blitz che si è tenuto davanti a Montecitorio a Roma di migliaia di agricoltori, allevatori, cittadini, esponenti istituzionali e ambientalisti contro l’invasione dei cinghiali e degli animali selvatici.

“Dagli attacchi ai vigneti nel Chianti e in tutta la provincia di Firenze, a Prato e a Pistoia è tutto una emergenza” – ha commentato Simone Ciampoli, direttore di Coldiretti Firenze-Prato-Pistoia, in occasione del blitz. Nella dorsale appenninica le popolazioni di cinghiali guadagnano terreno rispetto alla presenza umana con una concentrazione media di 1 animale ogni 5 abitanti. “L’eccessiva presenza di selvatici rappresenta un rischio – evidenzia la Coldiretti – per l’agroalimentare italiano, visto che proprio nei piccoli comuni sotto i 5.000 abitanti si concentra il 92% delle produzioni tipiche nazionali (tra formaggi, oli extravergine di oliva, salumi e prodotti a base di carne, vini, panetteria e pasticceria). Un patrimonio conservato nel tempo con un impegno quotidiano per assicurare la salvaguardia delle colture agricole storiche, la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e il mantenimento delle tradizioni alimentari. Un tesoro messo a rischio dall’avanzata dei cinghiali che sempre più spesso in queste aree si spingono fin dentro i cortili e sugli usci delle case, scorrazzando per le vie dei paesi o sui campi, nelle stalle e nelle aziende agricole. C’è chi si è trovato un centinaio di cinghiali a pochi metri dalla porta di casa; chi raccoglieva il mais di sera col trattore seguito passo passo dal branco che mangiava le pannocchie rimaste, senza essere neppure disturbato dal rumore; c’è chi ha visto i cinghiali arrampicarsi sulle vigne per mangiare l’uva. Una situazione che costringe ormai le aziende a lasciare i terreni incolti, stravolgendo l’assetto produttivo delle zone. Chi si è visto distruggere più volte il campo di mais o di girasoli sceglie alla fine di non seminare più. Il rischio è che venga meno la presenza degli agricoltori, soprattutto nelle zone interne, e con essa quella costante opera di manutenzione che garantisce la tutela dal dissesto idrogeologico”.

“Quella degli animali selvatici è una minaccia diretta alla sicurezza delle persone, – continua Coldiretti – con morti e feriti causati da attacchi di branchi di cinghiali scoperti mentre devastano campi e coltivazioni o entrano nelle aie delle case, dove spesso a farne le spese sono anche cani pastore e da compagnia. La proliferazione di questi animali sta mettendo a rischio anche l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali. Studi ed esperienze relative all’elevata densità dei cinghiali in aree di elevato pregio naturalistico hanno mostrato notevoli criticità in particolare per quanto riguarda il rapporto tra crescita della popolazione dei selvatici e vegetazione forestale. Proprio le modalità di ricerca di cibo attraverso una cospicua attività di scavo ben visibile sui campi coltivati provoca, infatti, notevoli danni alla biodiversità. Si possono considerare le conseguenze negative sulla nidificazione degli uccelli che depositano le uova sul suolo o l’impatto sui piccoli mammiferi, come ad esempio i ghiri, che creano le loro tane nell’immediata superficie soprattutto contigua all’apparato radicale di piante. Sempre nelle aree boschive sono poi ben conosciuti i danni provocati dagli spostamenti di questa specie golosa di frutti spontanei come i tartufi, che rappresentano per molti territori una vera ricchezza biologica ed economica, fonte integrativa di reddito per molti residenti”.

A Pistoia, domenica 10 novembre, chiuderanno addirittura 24 chilometri di autostrada, oltre a raccordo e tangenziale, per portar via frotte di animali selvatici da una zona a Sud della città. Alla manifestazione a Roma hanno aderito centinaia di Sindaci, dei sindacati Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil e delle associazioni dell’ambientalismo e dei consumatori come Symbola, Terranostra, Federparchi, Federconsumatori, Codacons, Adusbef, Centro Consumatori Italia, Aiab, Associazione per l’agricoltura biodinamica e Legambiente che hanno condiviso le preoccupazioni alla base dell’iniziativa. A conclusione della manifestazione, il presidente Coldiretti Ettore Prandini ha chiesto un piano straordinario per garantire la sicurezza nelle città e nelle campagne dove i cinghiali causano ogni anno danni stimati in almeno 200 milioni alle colture, ma a preoccupare sono anche i rischi per la salute, provocati dalla diffusione di malattie, e soprattutto gli incidenti stradali in grande aumento. Ai rappresentanti del Governo e del Parlamento di tutti gli schieramenti presenti Prandini ha illustrato un pacchetto di misure da tradurre in un emendamento alla legge di Bilancio, volto a semplificare le norme che consentano alle regioni di mettere a punto piani per il contenimento dei cinghiali e della fauna selvatica. La norma che assegna la competenza alle Regioni, secondo il presidente di Coldiretti, è fondamentale per dare certezze alle imprese agricole e garantire un futuro agli agricoltori. “Si deve andare oltre la caccia per dare risposte strutturali che consentano di ripristinare l’equilibrio ambientale, visibilmente compromesso anche con l’intervento di personale specializzato. Apprezziamo gli impegni assunti dai parlamentari di tutti gli schieramenti nel sottolineare però che se le commissioni parlamentari non voteranno il provvedimento torneremo in piazza, ma questa volta – ha annunciato Prandini – non in modo così pacifico perché siamo esasperati”.