“In questo momento di forte criticità socio economica causata dal Covid-19, abbiamo più che mai bisogno di restare uniti e di aiutarci gli uni gli altri. La già fragile economia delle aree interne e montane sarà quella che risentirà in maggior misura della crisi innescata dall’epidemia, – scrivono gli imprenditori – con conseguente ulteriore marginalizzazione socio-economica e occupazionale. A tal proposito abbiamo deciso di lanciare un appello pubblico condiviso da tutte le imprese locali che lavorano in campo ambientale, rivolto alle pubbliche amministrazioni.

Quando si parla di impresa locale, dobbiamo immaginare una costellazione di realtà che presidiano il territorio, apportandone una costante manutenzione e cura e creando opportunità occupazionali. Il nostro territorio è infatti basato su un modello antropizzato: il mancato presidio dello stesso è una delle principali cause del dissesto idrico ed idrogeologico ed è facile comprendere quanto tutto ciò sia anche strettamente connesso al benessere socio-economico, al turismo e alla sicurezza ambientale.

Questo presidio si traduce in un servizio essenziale per la collettività, che pretendiamo debba acquisire valore sociale prima che economico: curiamo la sicurezza e la biodiversità dei luoghi. Questo appello ha lo scopo di esortare la politica locale a fare delle scelte, ad accollarsi responsabilità per dare delle risposte alla sofferenza di queste imprese.

Passando dalla Legge sulla Montagna del 1994, dalla Costituzione (art. 44) sono tanti i dispositivi che il Legislatore ha messo in mano alla Pubblica amministrazione per sostenere l’economia locale di questo comparto, tutti ricordati nel recente Testo Unico in materia di Foreste e Filiere Forestali del 2018 (art. 10 c. 14). In ultimo quelli che consentono di affidare i lavori pubblici con procedure concorrenziali ristrette o in affidamento diretto per lavori di importo inferiori alle soglie individuate nel Codice degli Appalti così come rimodulate secondo la legge di Bilancio 2019.

Al fondo però sta la scelta politica, che può scegliere di creare lotti di lavoro che rientrino nei suddetti parametri, provocando ancora una volta un virtuoso ed equo circuito economico con conseguente incremento del benessere sociale, poiché i cittadini vedrebbero i risultati dei loro sforzi concretizzarsi attorno a loro sottoforma di incremento occupazionale, sicurezza ambientale, decoro urbano, miglioramento del servizio, etc.

Ci auspichiamo che questo momento possa essere quello giusto per sollecitare delle risposte politiche concrete a sostegno dell’impresa locale, frequentemente messa alla prova dall’istituto del sorteggio e danneggiata dalla selvaggia rincorsa al ribasso, che vede competere realtà virtuose condotte da persone che vivono il territorio e che ci mettono la faccia, con soggetti giuridici talvolta provenienti da centinaia di chilometri di distanza che spesso ricorrono a metodi di lavoro discutibili per garantirsi la competitività, – concludono gli imprenditori – mettendo spesso fuori mercato le aziende che operano nella piena legalità, a danno e discapito del buon servizio quindi della collettività”.