Domenica, nel tardo pomeriggio, stavo arrivando a casa, quando ho visto, al quarto piano, i tappetini rossi, bordati d’oro, che ornavano  le finestre e i balconi per il passaggio della processione e che la signora Maria aveva tolto, per tempo, dalla naftalina, e li aveva sciorinati in onore del Signore. “Si mettevano”…perché, ormai, nel mio palazzo – il tempo è passato inesorabilmente – siamo  rimasti io e lei, anzi anche l’altra signora Maria, quella del terzo piano, a rendere un omaggio anche esteriore a questo sacramentale…

Son corso, lesto – anch’io che pur critico sovente gli altri – mi ero colpevolmente scordato, nonostante gli “avvisi sacri”, che eravamo nell’ultima domenica di luglio ovvero la festività del SS. Crocifisso dei Miracoli che si venera a Borgo San Lorenzo…son corso in casa ma, mentre cercavo nell’armadio i “tappetini”, ho sentito un mesto salmodiare e son corso sul davanti proprio mentre passava la processione : un mesto corteo di una cinquantina di persone, “con la mascherina”, che seguivano quel Legno miracoloso che passava nelle strade del mio Borgo, con in testa l’eroico pievano don Marchetti e i due in piviale, davanti a case disadorne e a negozi chiusi che, novanta giorni fa, avevano sulla “vetrina” un cartello con scritto : “Andrà tutto bene” ora sostituito con un altro in cui si legge: “Affittasi” : mi sono inginocchiato sul balcone e ho pregato chiedendo perdono al Signore della mie molte infedeltà…e mentre pregavo quasi mi son sentito portare indietro nel tempo e ho rivissuto intensamente in tempi lontani…ahimè, assai lontani…

Scriveva, nell’annunciare il calendario delle manifestazioni della festa del SS. Crocifisso, l’amico Aldo Giovannini – a cui debbo la pubblicazione di queste due bellissime foto –  quasi a  conferma di quanto ora anch’io scrivo : ” In questa era moderna dove la scristianizzazione è evidente, con il laicismo che ha seppellito quelle ataviche tradizioni che erano il perno delle coscienze dei nostri nonni, la festa ha perso tante motivazioni, ma anche se le strade saranno deserte l’immagine del Cristo sarà portata in processione seguitando, finché sarà possibile, una delle poche tradizioni cristiane ancora in essere”…dopo quel fatidico 8 dicembre 1965, inizio della “rivoluzione” liturgica…e non solo.

In tutto il Mugello si venera (si venerava) il SS. Crocifisso dei Miracoli : durante una delle pestilenze del 1400 alcuni pellegrini alemanni che andavano a Roma, alternando al flagello le lamentazioni – “Misericordia eterno Dio / Pace, pace, Signor Pio! / Non guardare al nostro errore, / date pace al peccatore!” – furono colti da pestilenza e fuggirono abbandonando un crocifisso ligneo, probabilmente opera di un bravissimo artista, infatti : “Ammirasi in essa (immagine) un volto esprimente al vivo un Dio che spira…” (Cfr. L. Chini “Storia del Mugello” tomo III, L.VI, cap II, pag.30)

Vuole la pia tradizione che il Crocifisso ligneo, animatosi, passasse e si insediasse nella “Compagnia de’ Battuti” presso il convento dei frati francescani: subito si segnalarono miracoli e grazie e i primi furono quelli di Donna Bona cieca, storpia e muta che, al contatto della venerata immagine subito guarì; analogamente Ausone di Gambino, paralizzato, che si potè inginocchiare e correre speditamente per annunziare ai familiari la grazia ottenuta.

Da allora il Crocifisso dei Miracoli divenne il simbolo e la speranza di tutto il Mugello, in tutti i momenti più difficili e tristi.

Erano due le feste – poco ora è rimasto – che richiamavano i borghigiani anche dall’estero : quella della ricorrenza dei defunti e la Festa del SS. Crocifisso come scrive in un suo aureo libello il borghigiano Mons. Carlo Celso Calzolai : “Per la festa del SS. Crocifisso sono venuti anche dall’estero. Per un anno intero hanno sognato questo giorno, ansiosi di sedersi a tavola con tutti i parenti, per bere un buon bicchiere e inzuppare nel vin santo, il ciambellone, uscito fumante dal forno del Viliani.” (Cfr. Carlo Celso Calzolai : “Borgo San Lorenzo nel Mugello” Ed. LEF Firenze 1974)

…E poi la banda in piazza Garibaldi, dopo cena, davanti al bar di Pallino…non so se di quella ho parlato nel mio “Diario” della festa che qui trascrivo, paro paro :

“Quand’ero ragazzo, e parlo dei “meravigliosi anni Cinquanta”, la festa del SS. Crocifisso era una “festa grande“…si andava al triduo di preparazione , poi, la domenica la Messa solenne, col canto gregoriano e il coro diretto dal Maestro Capitelli…la Messa di Pier Luigi da Palestrina o quella più “rileccata” del Perosi – allora le chiese erano piene e non c’erano ancora le chitarrine e le tarantelle – nuvole d’incenso, pianete del Settecento…fuori una grande pesca di beneficenza a pro’ delle opere salesiane…perfino il pranzo era tradizionalmente “grasso” e si mangiavano i maccheroni con la sfoglia fatta in casa e stesa, con il matterello, sullo spianatoio, l’anatra in umido e, per contorno, i “fagiolini serpenti”, la zuppa inglese o il ciambellone inzuppato nel vin santo…nei Fossi, nel pomeriggio, la lotteria, davanti alle “Logge dei Marroni” opera dell’architetto Niccolai, nonno della dottoressa Enrichetta Mercatali, la “Tetta”, farmacista; Bellelle che tirava su i numeri : “88 gli occhialoni” – “77 le gambe delle donne”…e via….l’ambo, la terna, la quaterna, la cinquina e, infine, Tombola…

In piazza dell’Agostini arrivavano le giostre: i “seggiolini volanti”, la “giostrina” per i piccoli, il tirassegno, il trenino che andava lanciato con una spinta della mano su un binario ripido  e che doveva colpire il fulminante in alto; i giovanotti si toglievano la giacca – a luglio ancora i giovani andavano in giacca e cravatta – e facevano gare di forze ; il Tirassegno con i gessetti e le lampadine e la Marisa che ti porgeva la carabina con la “canna storta” e noi ragazzini con i primi turbamenti adolescenziali che stavamo lì, a guardarla, tutta profumata di Tabacco d’Arar…e, al pomeriggio – allora la campagna era popolata – arrivavano frotte di persone, con il vestito della domenica, per partecipare alla festa e alla devota processione….Manovre piazzava in centro il suo banchetto dove friggeva i bomboloni e ogni tanto mandava, come i tordi al capanno, il grido di richiamo : “Caardi!”, venivano poi da Lamporecchio e facevano i brigidini con la “stiaccia”, una macchinetta che dava, schiacciando, la forma di foglia all’impasto e, poi, i croccanti, i duri di menta e le “volane” (le nocciole); il Tattone e Marmarica vendevano – uno in piazza Curtatone e Montanara, l’altro, sul Poggio – il cocomero e quando l’aprivano gridavano “Brucia Faenza!” se era bello rosso e, se troppo fatto : “Glié pe’ l’oche!” e il gallettino col “fischio al culo” e i palloncini che andavano legati al braccio del bambino, altrimenti volavano in cielo…lassù…lassù…

La mattina alla chiesa dei salesiani – l’oratorio era tutto impavesato – , durante la prima messa, veniva scoperto il SS. Crocifisso ed esposto in adorazione alla popolazione del Mugello che accorreva, chiedendo devotamente, grazie e miracoli, poi, nel tardo pomeriggio, si portava in processione per le vie del paese, sotto il baldacchino a quattro mazze, il Sacro Legno con la venerata immagine, con al lato i Carabinieri in alta uniforme, mentre le case, i palazzi, erano illuminati e ornati di fiori…le donne mettevano alle finestre la “coperta buona”..così Gesù andava “a trovare” anche coloro che non andavano in chiesa per essere vicino anche a quei figli lontani …eppur sì cari…

Sì anche durante la processione nuvole d’incenso, paramenti stupendi e abiti filettati, non certo per vanità, perché al  Signore si deve sempre presentare il meglio…la cialtroneria non si addice al Sacro.

Quando c’era una calamità, come il terremoto, o quando i contadini pregavano perché il raccolto non venisse compromesso, chiedevano che fosse “scoperto” il SS. Crocifisso ed esposto in adorazione alla popolazione del Mugello e lo chiedevano anche le famiglie degli agonizzanti (ora gli “agonizzanti” sono stati “cancellati” e, anzi, il suono della campana ad agonia tolto, per non far paura al morituro…e ai bambini); alla morte delle persone care (allora si portava il lutto e i paramenti del prete erano neri…e la Misericordia veniva con la cappa nera e la “buffa”) alcuni devoti portavano al SS. Crocifisso delle medagliette d’oro d’argento appartenute al defunto o, per grazia ricevuta, antiche monete (la crazia…e i non preziosi baiocchi) o, addirittura, nel caso qualcuno le avesse avute, le insegne cavalleresche che venivano messe in una lunga collana pendente dagli estremi orizzontali della croce, e quando passava il baldacchino – e la gente ai lati della strada si inginocchiava – si sentiva un dolce tinnir di metalli e la banda che intonava quell’inno stupendo composto da Mons. Bonardi e musicato dal grande maestro Domenico Bartolucci : “Da secoli venisti / Gesù in mezzo a noi,le braccia ai figli tuoi /  nel gran gran perdono apristi/ né stanco è ancor l’amore/ del tuo trafitto cuore….Nostra speranza tu / sei pur sempre Gesù / O immensa carità / abbi di noi pietà…” e siccome quest’inno è nel cuore di tutti, nel 1965, non l’hanno potuto cambiare…ma hanno pensato bene di cambiarne le parole…”

(Cfr. Pucci Cipriani : “La memoria negata. Appunti per una storia della tradizione cattolica in Italia” Ed.Solfanelli – Chieti, 2013).

Ho voluto ricordare queste mie memorie, non per il solito Amarcord, ma per dimostrare come, fino a quel 1965 c’era ancora una società cristiana che anche la società civile (di “sinistra” o di “destra” poco importa) legittimava e rispettava…

Tanto per la cronaca, la pia tradizione, vuole che nel 1799 nella battaglia borghigiana contro l’invasione dell’esercito rivoluzionario di Napoleone, alla testa delle armate aretine dei “Viva Maria”, vi fosse anche l’Alessandrina Mari, la “Pulzella della Toscana”…la quale Alessandrina – sempre secondo la pia tradizione – dopo aver salutato il “Picchero” che, insieme agl’insorgenti borghigiani, aveva guidato la rivolta antigiacobina nel Mugello, saputo dell’immagine miracolosa del Cristo –  volle deporre ai piedi del Sacro Legno una collanna preziosissima di perle e di coralli…

Forse era quella Donna di cui parlava la mia nonna Maria Assunta nelle “veglie” – avevo allora sei anni –  e io ascoltavo  quella storia a bocca aperta :”Una Signora bella come la Madonna, contornata dagli angeli, venne a Borgo, da terre lontane, nei tempi antichi, a combattere i nemici della Chiesa e depose ai piedi del SS.Crocifisso dei Miracoli, come “voto” per la vittoria, una collana meravigliosa …” 

Evidentemente questa “scristianizzazione” di cui parla Aldo Giovannini e queste “Radici cristiane” così vive nel nostro Mugello furono prese in considerazione nel 1999, nel duecentesimo anniversario delle Insorgenze dei “Viva Maria” – incredibile dictu – non dalla Chiesa, come sarebbe stato doveroso, ma, addirittura, dall’Amministrazione “rossa” di Borgo e l’Assessore alla PI – la cara e indimenticabile amica Patrizia Gherardi – che volle ricordare solennemente, con tanto di figuranti e di corteo storico, l’azione del “Picchero”, l’abbattimento dell’Albero delle libertà giacobine e la consacrazione di Borgo alla Madonna del Conforto la cui effige si trova nella piazza davanti alla biblioteca comunale…e in quell’occasione Mons. Giancarlo Corti, oggi Vicario Episcopale della nostra Diocesi – un ‘ altro personaggio davvero storico del Mugello – volle benedire con grande solennità, con a a fianco il Sindaco Margheri, l’immagine della Madonna del Conforto, lo stesso Mons. Corti che volle ripristinare la Festa del SS.Crocifisso e la grande processione abolita da quel fatidico i iconoclasta “Sessantacinque” del Vaticano II…poi il suo trasferimento. E la fine di quella che parve essere una “bella primavera” per la Tradizione nel Mugello. Ha ragione Aldo quando ci descrive questo deserto agghiacciante del nostro paese…e peggio ancora è quel deserto che abbiamo nel cuore.

Pucci Cipriani