La lista civica Borgo in Comune si dichiara contraria al bilancio preventivo per l’anno 2020, proposto dall’attuale giunta comunale e qui di seguito ne esplica i motivi:

“Leggiamo con un certo sollievo la risposta che l’Assessore al bilancio ha fatto pervenire alla stampa, rompendo finalmente il silenzio mantenuto dalla Giunta di fronte alle critiche che abbiamo mosso durante la discussione del bilancio preventivo portato all’attenzione dello scorso Consiglio Comunale. La risposta però desta meraviglia.

Si chiede infatti di tenere in considerazione l’aumento di spesa che quest’anno il Comune di Borgo San Lorenzo si trova ad affrontare per comprendere la necessità di alzare l’aliquota IRPEF sui redditi più bassi. Certo che lo prendiamo in considerazione. Ci mancherebbe solo che fosse stata alzata senza ragione!

Tuttavia l’aumento dei costi per l’istruzione, che l’Assessore attribuisce al modesto contratto rinnovato per le cooperative, è di circa 100 mila euro soltanto, e non giustifica, se non in piccola parte, un recupero di 360 mila euro come si ottiene tramite l’aumento dell’addizionale IRPEF!

Inoltre l’aumento delle spese non impone questa come unica misura possibile. Ce ne erano altre nel ventaglio delle possibilità, per esempio rendere maggiormente progressive le tariffe dei servizi a domanda individuale sulla base dell’ISEE, chiedendo di contribuire maggiormente a chi ha di più, anziché a chi ha di meno, ma non è stato fatto. La scelta politica della Giunta è stata di penalizzare i cittadini di Borgo con i redditi più bassi, per non toccare quelli che economicamente stanno meglio, tutto qua.

Non si venga poi a tirare in ballo la progressività che già caratterizza l’IRPEF a monte, quasi a dire che non è in alcun modo necessario rendere progressiva anche l’addizionale comunale. Se fosse così, ci spieghi la Giunta che motivo c’era di distinguere le aliquote in senso progressivo nello scorso mandato.

Senza considerare che la progressività generale dell’imposta dietro alla quale ci si nasconde è del tutto insufficiente, per non dire iniqua, dal momento che i pochi scaglioni che ormai la contraddistinguono oggi rispetto a molti anni fa non fanno altro che mettere al riparo chi in Italia è più ricco, spostando il peso della contribuzione su chi è più povero, e oggi sempre più in difficoltà.

Continuare a garantire la progressività dell’addizionale comunale all’IRPEF avrebbe significato quindi raddrizzare una stortura che ha visto passare gli originari 32 scaglioni del 1974 ai 5 attuali, con un prelievo del 43% riservato oggi all’aliquota massima (si fa per dire) per i redditi da 75 mila euro in poi, contro il 72% previsto inizialmente per i redditi oltre gli allora 500 milioni di lire (corrispondenti oggi a circa 250 mila euro).

Concepire l’esigenza che l’amministrazione comunale si adoperi per recuperare, dove può, una progressività fiscale oggi perduta, avrebbe significato adoperarsi attivamente, attraverso la redistribuzione del carico fiscale, per redistribuire anche la ricchezza, tradotta nei servizi erogati dal Comune. Adoperarsi per una tale redistribuzione avrebbe voluto dire, in fin dei conti, fare qualcosa di sinistra. Ma non è stato fatto.

Quello che è stato fatto è, invece, adottare a livello locale un provvedimento proposto a livello nazionale nella scorsa campagna elettorale dal centrodestra a guida leghista e fortunatamente rimasto inattuato per la fine della sciagurata esperienza di governo della Lega. Oltretutto, dal momento che questo alla Giunta non bastava, questa piccola flat tax è riproposta in senso peggiorativo, livellando tutte le aliquote a quella massima dello 0,80%.

Per questo, malgrado la tardiva risposta che avremmo preferito ascoltare in Consiglio Comunale, rinnoviamo il nostro dissenso all’unica vera scelta politica operata dalla Giunta con il bilancio che ha presentato, una scelta, lo ripetiamo, che non è certamente di sinistra”.