L’amministrazione comunale ha deciso di chiudere al traffico per quattro sere la settimana tutto il Corso Matteotti fino a Piazza del Popolo e Piazza Cavour. Si parla di “Movida controllata” con i tavoli che hanno riempito le piazze e i ragazzi che si ritrovano a centinaia per incontrarsi, bere, ballare. “Peggio di prima” dicono i residenti e sono insorti anche i commercianti. La chiusura delle vie più vicine alla ztl ha portato un ulteriore calo dei clienti e delle vendite, e si chiedono se questo era proprio il momento giusto per allargare la zona chiusa al traffico. Lasciamo stare le misure anticovid, ampiamente ignorate come si vede nelle foto. Speriamo solo che il virus abbia ormai abbandonato Borgo e il Mugello e non ritrovi autostrade in questi assembramenti per sbarcarci di nuovo.

Ciò che preoccupa, però, non è il Covid, ma le regole elementari di civiltà e convivenza.

Socialità e divertimento non possono oltrepassare il limite del rispetto di chi cerca quiete e riposo. Gli abitanti intorno alla piazza sono esasperati sette notti su sette non possono dormire, si ritrovano bottiglie e rifiuti negli androni di casa. Dopo le minacce lanciate sui social ora chi protesta ha davvero paura di ritrovarsi all’addiaccio a Monte Giovi, come ha scritto qualche “movitaro” sui social. Ha paura a rientrare in casa, specie a tarda notte quando gli ubriachi diventano i signori della piazza.

E le forze dell’ordine si limitano a qualche passaggio veloce senza scendere dall’auto. Eppure la voglia di movida è diffusa in tante città d’Italia e in molti posti si è cercato davvero di limitarne gli effetti più invadenti e incivili. A Firenze la movida ha dimensioni ben più ampie, ma ci sono centinaia di carabinieri e poliziotti che girano a piedi, si fanno vedere, pronti a denunciare gli eccessi E se non basta si parla già di vietare la vendita degli alcolici dalle 8 di sera fino alla mattina e addirittura di chiudere anche ai pedoni vie e piazze nelle ore notturne.

Irrita poi un po’ tutti l’uso di due pesi e due misure. Sui social c’è chi ha scritto che per assistere a uno spettacolo teatrale la mascherina è di rigore, quando entri ti misurano la febbre, non puoi stare accanto agli amici e nemmeno applaudire in piedi per chiedere il bis: Perché questa disparità di trattamento con gli assembramenti della movida? Senza parlare del sacrificio che fa chi tutti i giorni lavora con la mascherina sulla bocca, richiamando di continuo i clienti a tenere le distanze, consapevole che se non fa così lo aspettano multe salate. (Pietro Mercatali)