“Visioni e Geografie” è la mostra inaugurata venerdì scorso e visitabile fino al 21 giugno a Villa Pecori Giraldi.

Inaugurata, al Chini Contemporary di Borgo San Lorenzo, la mostra di Felice Levini “Visioni e Geografie”.  Si apre così la stagione delle rassegne temporanee al Chini Museo che vedrà susseguirsi in tutto tre grandi nomi del panorama contemporaneo.

“Nel cuore del Mugello un museo che parla il linguaggio dell’arte contemporanea, una sfida importante e significativa, non banale – afferma il vicesindaco e assessore alla Cultura Cristina Becchi- che ha portato nomi di rilievo ed una opportunità di crescita per il museo, che ha registrato incassi superiori al 2018 del 30%, nonostante i 5 mesi di inattività per ristrutturazione. Segno che il pubblico ha gradito l’offerta e che la direzione scelta è giusta”.

Nei grandi spazi di Villa Pecori Giraldi l’artista ha sviluppato un percorso che rivela gli elementi centrali della sua poetica, un dialogo con l’edificio e con ciò che rappresenta. “Le opere che si susseguono nei sei saloni dedicati all’esposizione – spiega il Direttore del Chini Museo Alessandro Cocchieri- tracciano una grande mappa concettuale e ricognitiva dei molteplici linguaggi utilizzati dall’artista”. In questa esposizione, che vanta anche delle opere inedite, Levini non manca di restituirci una visione dell’arte come forma nuova della realtà che appare – inevitabilmente – nella sua inedita complessità.

Il taglio del nastro è stato preceduto dal Talk Opening Party “Progettare il caos”, una tavola rotonda organizzata in collaborazione con RAM – RadioArteMobile con cui il Chini Museo ha presentato il progetto Chini Contemporary che, nato nel dicembre 2018 come luogo di esplorazione e indagine delle tendenze e delle espressioni dell’arte contemporanea, si è caratterizzato per la scelta di dare pieni poteri agli artisti, che oltre a esporre sono invitati a indicare chi gli succederà.

La tavola rotonda ha visto la partecipazione, oltre che di Felice Levini, anche di H.H. Lim, Gino Sabatini Odoardi, Donatella Spaziani, Alberto Garutti, Cecilia Casorati, Lorenzo Bruni, Valentino Catricalà e Arnoldo Mosca Mondadori, che si sono interrogati sulle “implicazioni culturali e sociali della produzione artistica attuale e della sua ricezione e sull’opportunità di sdoganare il progetto Chini Contemporary come buona pratica per ridare la giusta centralità all’artista nel complesso sistema dell’arte italiana”.