La Corte dei Conti, con una sentenza, ha recentemente dichiarato che i Comuni non hanno più la possibilità di fissare prezzi calmierati per il servizio del trasporto scolastico. Il Sindaco Omoboni si rivolge ai ministri ai Trasporti Toninelli e all’Istruzione Bussetti: “Voglio portare alla Vostra attenzione – scrive Omoboni– una problematica relativa all’organizzazione del trasporto per gli studenti. Come sapete bene, nei Comuni montani e nei Comuni piccoli non sempre vi è una scuola in ogni paese, primaria e in particolare secondaria di primo e di secondo grado. È pertanto importante per le Amministrazioni comunali organizzare servizi di trasporto studenti efficaci, che suppliscano all’assenza di ordinario trasporto pubblico, all’interno del Comune e verso i Comuni vicini dove sono ubicati i plessi. Si tratta in moltissimi casi di un servizio decisivo e necessario per mantenere quelle famiglie e quei bambini a risiedere nel Comune. Un’azione dunque sociale, che diventa istituzionale. Molte scuole sono state chiuse nel corso degli ultimi anni in quanto, secondo gli Uffici scolastici, non rispettavano parametri e numeri che più volte abbiamo chiesto venissero modificati. L’organizzazione del trasporto con scuolabus, su un’asta di valle alpina, appenninica, piuttosto che all’interno di un ambito territoriale omogeneo, è un’asse che permette di mantenere vivibilità dei luoghi e rappresenta un servizio che in moltissimi casi i Comuni offrono gratuitamente alle famiglie oppure a prezzi ridotti, quasi a essere un incentivo per la permanenza di quei bambini e ragazzi in paese: la loro vita in quel luogo è il futuro stesso del borgo, del Comune”.

“È particolarmente preoccupante – continua il Sindaco – la recente delibera 46/2019 della Corte dei Conti, Sezione di controllo del Piemonte, che ha escluso qualsiasi discrezionalità per l’azione amministrativa dell’ente che intenda agevolare la frequenza all’attività didattica da parte dell’utenza scolastica. Viene ribadita l’invarianza finanziaria per lo scuolabus, prevista dall’articolo 5, comma 2, del Dlgs 63/2017 (recante “Effettività del diritto allo studio attraverso la definizione delle prestazioni, in relazione ai servizi alla persona, con particolare riferimento alle condizioni di disagio e ai servizi strumentali, nonché potenziamento della carta dello studente”), dove si afferma che: ‘Il servizio di scuolabus è assicurato su istanza di parte e dietro il pagamento di una quota di partecipazione diretta, senza nuovi o maggiori oneri per gli enti territoriali interessati’. I giudici della Corte dei Conti hanno inquadrato il servizio di trasporto scolastico nella categoria dei servizi pubblici locali con l’effetto che, ai fini della remunerazione del servizio stesso, non può che trovare applicazione l’articolo 117 del Testo unico degli Enti locali. E così, il servizio di trasporto scolastico secondo la Corte va inquadrato nella categoria dei servizi pubblici locali e non in quella a domanda individuale, di modo che la quota di partecipazione finanziaria da porre a carico dell’utenza deve concorrere alla copertura integrale della spesa sostenuta dal Comune per organizzare il servizio stesso. La necessità di applicare questa disciplina, scrivono i giudici, presuppone un’efficace rappresentazione dei costi e una copertura nel rispetto dei criteri generali, con la conseguenza che l’erogazione del servizio non solo non può essere gratuita per gli utenti, ma la sua copertura deve avvenire mediante i corrispettivi versati dai richiedenti il servizio, di modo che le quote di partecipazione finanziaria, correlate al servizio e poste a carico dell’utenza, dovranno completamente concorrere alla copertura integrale della spesa del medesimo. Con la presente, sono a chiederVi un immediato intervento per modificare la norma vigente e permettere così alle Amministrazioni locali di integrare come ritengono giusto le tariffe dello scuolabus, o anche di regalarlo alle famiglie quando ritenessero che questo servizio generi coesione e futuro stesso delle comunità. Si tratta di garantire autonomia decisionale ai Comuni, rispettando le loro volontà e anche l’organizzazione dei servizi pubblici sui territori. Una modifica dell’articolo 5 del Dlgs 63/2017 è dunque urgente, entro il 1° settembre 2019, per evitare qualsiasi fraintendimento normativo e confusione organizzativa”.