Un nostro lettore c’invia una lettera con la sua versione di quanto gli sarebbe successo in questi giorni. Al di là della singola vicenda che il lettore ha voluto rendere pubblica, fatti del genere si leggono in continuazione sui media; medici e sanitari che fanno con sacrificio il loro dovere senza riuscire a fare i controlli necessari, mettendo così a rischio la loro salute e quella dei loro pazienti. Purtroppo, in tempo di coronavirus, non solo la salute, ma anche la vita.

“Sicuramente è il periodo meno indicato per innalzare una “polemica” e infatti non voglio che lo sia, ma vorrei che fosse uno spunto di ragionamento su come vengono svolte determinate cose in ambito sanitario ad ogni tipo di livello che sia quest’ultimo nazionale regionale o comunale.

Durante questo periodo di quarantena ognuno cerca di fare quello che nella coscienza pensa sia giusto per tutelare se stesso e la comunità e ci atteniamo rigorosamente a delle regole che ci impongono a politiche restrittive che ci privano di vedere i nostri cari che ci obbligano a qualcosa al quale non eravamo pronti ma che con grande spirito di apprendimento e di senso civico rispettiamo in tutto e per tutto.

Ed è qui che chiedo come può accadere che il giorno seguente a una visita domiciliare di una guardia medica si venga sottoposti ad un regime di quarantena ancor più ristretto di quello che stavamo già facendo perché veniamo a conoscenza che questa dottoressa aveva, nei giorni precedenti, chiesto di fare il tampone per scongiurare la propria positività al covid 19 ma che al contempo aveva continuato a svolgere il proprio dovere.

Ovviamente mi trovo a scrivere perché la dottoressa è risultata positiva e i pazienti visitati messiin un regime di quarantena più rigida come possibili infetti, con tutti gli obblighi annessi e ansie nella attesa che il termometro non indichi più di 37 gradi, che in alcuni soggetti non fanno altro che creare un peggioramento (nella migliore delle ipotesi) di situazioni preesistenti.

Chiedo se non si poteva attendere l’esito del tampone prima di far continuare la dottoressa a svolgere il suo lavoro, e chiedo come l ASL di competenza non abbia avuto il benché minimo interesse a contattare la paziente visitata la sera precedente per metterla a conoscenza della positività della dottoressa (positività appresa in modo confidenziale e poi confermata verbalmente dalla dottoressa) anche se non altro per  scongiurare il fatto che la paziente che il giorno dopo avrebbe dovuto recarsi in ospedale per un prelievo, fungesse da vettore del virus in un presidio ospedaliero.

Non voglio infine colpevolizzare la dottoressa che ha deciso nell’attesa di continuare a svolgerere il proprio lavoro, voglio solo fornire uno spunto di riflessione su come la sanità dovrebbe dare l’esempio di tutela e rispetto richiesti ai cittadini magari aspettando l esito del tampone.

Siamo italiani e vinceremo anche questa guerra, ma cerchiamo di non sprecare munizioni importanti perché il nemico invisibile non vede l’ora di approfittare delle nostre debolezze”.

C. G.