Gent.ma redazione,

ho letto oggi (ieri per chi legge) vari articoli di stampa  che riportano le critiche riguardanti la decisione della Regione di riaprire alle attività agricole amatoriali.  Viene evidenziata solo la posizione di chi si oppone a tale provvedimento senza, a mio avviso, guardare al fenomeno  “orti” con uno sguardo più razionale e scientifico. 

 Essendo mugellana, mi ha particolarmente colpito il fervore con cui il sindaco Federico Ignesti si è fatto paladino della serrata degli orti sociali di Scarperia e San piero in particolare e di tutti gli altri in generale.  Ho l’impressione che tale posizione sia dettata da una paura irrazionale relativamente alle possibilità di contagio e da un prevalere di considerazioni  che stridono con la filosofia del suo orientamento politico.  Tutto ciò mi ha portata a inviare una lettera al sindaco Ignesti  che allego alla presente.

 Fiduciosa che possa essere data voce anche a chi ha idee diverse da chi ha dimestichezza a relazionarsi con la stampa,

porgo cordiali saluti e un augurio di buon lavoro.

Oggetto: Alla c.a. sindaco Ignesti e p.c. alla vicesindaco sig.ra Ciani

Buongiorno sig. sindaco,

mi rammarico della sua decisione di mantenere chiusi gli orti sociali e anche della sua reazione apparsa su diversi giornali locali dopo l’emanazione dell’ordinanza della Regione sulla ripresa delle attività agricole. Ritengo la sua decisione discriminatoria nei confronti di una categoria di cittadini che si è dimostrata responsabile e ligia alle regole per tutto questo periodo. Discriminatoria anche perché suddivide di fatto gli orticoltori amatoriali in due categorie: i proprietari di terreni privati di qualsiasi ordine e metratura potranno trovarsi a fianco a fianco in orti di pochi mq, spesso abusivi, mentre a chi paga un canone e fa servizio di volontariato per poter usufruire degli orti sociali viene impedito di prendersi cura del proprio terreno. Negli ambienti chiusi sono consentiti 40mq a persona, in alcuni uffici pubblici siamo anche di più…. gli orti sociali a San Piero sono di 100 mq l’uno e posti in un’area facilmente controllabile anche solo passando dalla strada. Poteva essere tranquillamente deciso un contingentamento degli accessi. Dov’è il rischio per la salute? Le parti comuni (baracca e bagni), tra l’altro ancora chiuse al momento dell’inizio delle restrizioni, potrebbero comunque essere lasciate chiuse. Insomma, si parla di salute degli anziani e ci si dimentica che per il contrasto alle patologie croniche e alla depressione, che non hanno smesso di mietere vittime anche dopo l’arrivo del Covid 19, è essenziale poter svolgere attività fisica all’aria aperta e coltivare le proprie passioni. Ha parlato delle code degli anziani ai negozi di agraria ma quelle persone sono le stesse che sono costrette a fare la fila al supermercato, cosa cambia? Ci sono negozi che possono arricchirsi e altri che devono continuare a fare la fame nonostante le decisioni della regione? A maggio consentiremo l’assalto ai negozi e ai servizi e torneremo a salire su autobus e treni per andare al lavoro ma gli orticoltori mugellani non potranno stare all’aperto in 100 mq a coltivare ortaggi e passione per la decisione, non supportata da un razionale scientifico, di un manipolo di sindaci. La nostra condizione di “quarantenati” ci impedisce di “scendere in piazza” a protestare… voglio pensare con serenità che i nostri amministratori, di questo impedimento,  non ne approfittino.

Cordiali Saluti
Patrizia Checchi