Nell’ articolo 9 della Costituzione italiana è scritto, tra l’altro, che:“La Repubblica tutela il paesaggio della Nazione”. Allora guardiamo, dapprima in generale e poi relativamente al luogo che più ci interessa, – il crinale Monte Giogo di Villore e Giogo di Corella, – cosa sia una paesaggio che merita di essere difeso e perché

Il valore delle bellezze naturali è un valore misterioso, indefinibile, sfugge a ogni metro quantitativo di misurazione. L’enigma di questo valore credo stia nella presenza  esclusiva di creature che vivono al difuori della logica del lucro, dello sviluppo, della tecnica. Animali piante insetti, luce silenzio ombre, torrenti rocce anfratti, terra aria riportano l’uomo a una sua essenza naturale, da eden, dove è possibile sperimentare un sentimento ampio, di apertura, inglobante tutti gli esseri e se stesso in tutti gli esseri. Qualcuno l’ha chiamato SENTIMENTO OCEANICO.

Se distruggiamo questi luoghi DISINCANTIAMO il mondo, cancelliamo il sacro, l’aspetto spirituale che accomuna uomo e natura, e che ancora non ha piegato totalmente l’uomo a essere merce vivente, consumatore e a sua volta oggetto di consumo, propriamente “consumato”, dalle grandi imprese, e dal moderno capitalismo.

Nella religione dei greci antichi, come nell’ebraismo, centrale era il sacrificio. Ma il sacrificio era utile solo agli dei. Le vittime, i capri espiatori, venivano bruciati in onore degli dei e nulla restava all’uomo. E quando Prometeo tentò di nascondere la parte migliore della vittima sacrificale per regalarla agli uomini, venne scoperto da Zeus e condannato a una pena tremenda ed eterna

Ora ci viene chiesto di sacrificare il bosco, il crinale. Anche qui, ai mortali, non resterebbe nulla, va tutto a vantaggio degli dei, i moderni dei: le grandi aziende. E la pena, per i comuni mortali, è anche qui  terribile e irrimediabile: la perdita di un ambiente incontaminato.

Ma noi non vogliamo perderlo. E’ un bene da proteggere oltre ogni più ragionevole dubbio. E’ un bene comune.

Quanto poco importante è il l’interesse privato rispetto ai beni comuni.

I beni comuni periscono se subentra nei loro confronti una logica di gestione privata. Ma il bene comune appartiene alla comunità, e non può essere terreno di conquista di interessi privati. Addirittura la giogana Villore-Corella è un bene comune di tale portata da non appartenere solo alla comunità locale, bensì a una comunità più grande, totale, la comunità dei viventi.

La giogana riveste infatti un’importanza grandissima dal punto di vista:

PAESAGGISTICO: da lì si domina con lo sguardo semplicemente l’infinito, sia verso la Toscana che la Romagna;

FAUNISTICO: rapaci, uccelli di passo, mammiferi di varie specie e dimensioni;

FLORISTICO: si è avvolti, nella stagione primaverile-estiva, da profumi che sembrano sprigionarsi dall’aria stessa;

STORICO: era il crinale che collegava castelli e conventi tra la Toscana e la Romagna fin da prima dell’anno Mille.

Il crinale Villore-Corella è dunque un bene collettivo.

Avere di mira il profitto soggettivo è il peggior servizio che si possa fare al bene collettivo.

Il mondo dell’ Azienda ignora la memoria, ignora il passato e il presente. Il tempo dell’Azienda è il futuro, perché il futuro è il tempo dove si realizza il lucro, dove il business trova compimento. E poi di nuovo un altro futuro e così via…

Il presente sfugge al tempo del business. Il piacere di essere e sentirsi in un luogo per come E’ ora, per come lo vediamo, per come esiste:- l’aria, il silenzio, il segreto,- non viene contemplato nel tempo del business. Tutti i luoghi, nella testa di chi impersona gli interessi dell’Azienda, vengono rappresentati come saranno dopo, dopo il loro passaggio: e cioè distrutti e irriconoscibili, cementati e spianati.

Allora, per convincere le persone del contrario, che il sacrificio dell’ambiente sia una cosa buona, che si fa?: si raccontano storie. Entra in gioco la narrazione o, come si dice oggi: lo storytelling, allo scopo di rendere commestibile un boccone amaro.

Lo storytelling, il nuovo marketing, ci incanta raccontandoci storie. Vuole attivare emozioni, MA SOLO PER VENDERE QUALCOSA: storie raccontate a scopo di lucro.

Nel nostro caso, il progetto industriale eolico è  venduto come “parco”, che addirittura migliorerebbe l’ambiente dal momento che diventerebbe un luogo con un percorso apposito per farvi passeggiate. Questa della passeggiata sotto le pale, o addirittura  della “valorizzazione della sentieristica di crinale”, valorizzazione!, come è testualmente riportato nel progetto, è davvero una manipolazione somma. Come dire: ammazziamo qualcuno… ma poi lo vestiamo a festa.

Questa della passeggiata, come per esempio l’altra promessa di aggiustare la viabilità, (tra parentesi: dopo averla irrimediabilmente alterata e resa ancor più soggetta di quello che già è a fenomeni franosi), e non so quali altre promesse, sarebbero I DONI in cambio del sacrificio.

Ma questi NON SONO DONI, SONO UNA PARVENZA DI DONI, FALSI DONI.

IL VERO DONO E’ GRATUITO. Il vero dono non è strumentale, non ha di mira interessi. Il vero dono è fuori dal lucro. Un dono, all’interno di una logica di lucro, è uno specchietto per le allodole, una trappola.

E poi, scusate, volete creare un percorso sotto le pale, ma il percorso c’è già, ed è il crinale così com’è! E’ la sua vocazione naturale offrirsi come percorso, e la si vorrebbe sostituire  con una finzione addomesticata, manipolata: un artificio. La vocazione di questi luoghi è turistica, un turismo rispettoso, e ne costituisce anche la principale risorsa economica. Tutto il resto è morte,  distruzione , inquinamento.

I boschi, i crinali ancora incontaminati, com’è quello di Villore-Corella, sono come un tempio sacro, e proprio come un tempio sacro ci offrono la possibilità di uscire fuori dal tempo razionale, quotidiano, dell’efficienza. Ci offrono l’occasione di un incontro più profondo con noi stessi e con gli altri. Un tale tipo di incontro esula dalla logica produttiva e, se ci pensiamo bene, caratterizza lo spirito e il significato della festa, della vera festa.

La camminata sotto le pale non sarebbe una festa ma, tutt’al più, uno svago preconfezionato da altri… Ma che ci volete fare, è la pratica del moderno mondo degli affari: abolire le feste e confezionare svaghi e divertimenti che, tra l’altro, non sono per nulla gratuiti.

E ora, se mi è permesso rivolgere una domanda ai rappresentanti dell’AGSM, e anche, o forse soprattutto, ai sindaci del Mugello: ma come fate a non capire che questo progetto industriale è il classico esempio di uno sviluppo senza progresso, dove per “sviluppo” si intende solo tecnica, e per “progresso” civiltà, umanità e tecnica. Uno sviluppo che è distruzione delle poche cose buone che ci restano. Cose che non hanno prezzo. La giogana Villore-Corella non è né acquistabile né vendibile, né sfruttabile in nessun altro modo

E’ un dono, gratuito come tutti i veri doni, che dobbiamo accogliere e proteggere, per noi e le generazioni future.

Voglio aggiungere un’ultima cosa: è un sogno, lo so, ma non si sa mai. Che l’ AGSM, nelle persone che la rappresentano, e coloro di questo territorio che l’appoggiano, rinuncino VOLONTARIAMENTE al progetto. Dopo che, magari, sono andati almeno una volta sul crinale senza l’assillo del business, degli incentivi, delle promesse e di tutte le altre diavolerie del moderno mondo degli affari. Almeno una volta, e siano riusciti a calarsi nel silenzio e nel mistero del luogo… Il MISTERO sa suscitare l’apertura del cuore e della mente.

Tommaso Capasso