I piccoli paesi come il nostro hanno la grande bellezza di avere le vite dei suoi abitanti tutte collegate da un filo invisibile, e noi a volte non si sa nemmeno, però succede che ogni tanto quel filino si fa vedere.
Ci sono storie nascoste nei muri, nelle strade, nelle porte dei palazzi, che nessuno ci ha mai raccontato davvero e che invece tutti noi vorremo conoscere, senza un vero perché, solo per sapere un po’ sul posto dove abitiamo.
Oggi in fila al supermercato ho incontrato la Marina. Per una strana associazione di idee, dopo un pò mi son messa a pensare al Borghetto, il posto dove abita lei. Il Borghetto.
Voi lo sapete che arrivando da San Godenzo, il primo muro che si incontra sulla destra del Borghetto ha una grossa crepa? Io la guardo tutte le volte che ci passo, e rallento.

Era il 27 giugno 1965, una tranquilla e calda domenica dicomanese. I paesani ancora addormentati dopo il pranzo della festa, aspettavano di uscire per andare a guardare al campo sportivo una finale di calcio importante. Quattro ragazzi, subito dopo pranzo, si erano ritrovati invece e avevano deciso di perlustrare le rive del fiume, per fare un bagno più tardi quel pomeriggio. Prima la partita, poi il bagno anche perché tra loro c’era anche uno dei calciatori che poco dopo sarebbe sceso in campo. Si chiamavano Gianfranco, Sandro, Lorenzo e Marcello e in quell’allegra macchina coi finestrini aperti e musica alta scorreva densa anche l’allegra euforia che ogni ragazzo di ogni epoca ha sentito dentro al suo cuore: la gioia di essere insieme liberi, e un pò di sana pazzia a dimostrarlo. Improvvisamente, un’altra macchina, un altro grande dicomanese, Ruggero, si affiancò alla macchina dei quattro ragazzi e l’incontro si trasformò purtroppo in una piccola gara tra una Ford e una Fiat… divertente ma non troppo. Poiché a quella curva del Borghetto, nel 65, quel muretto c’era già, e la macchina dei quattro ragazzi finì la sua corsa proprio li, lasciando il segno per sempre sia sul muro, sia nei loro corpi, sia nei loro cuori.
Ebbe la peggio Gianfranco che arrivò all’ospedale di Pontassieve con il polso senza battiti e un respiro quasi assente. Il resto della banda se la cavò con poco più di qualche ferita, paura e un dispiacere immenso per il loro grande amico.
Dopo alcune settimane di coma, dove un intero pese pregò all’unisono per quel ragazzo, Gianfranco si risvegliò.
E fu festa.
E furono brindisi, e anche li Dicomano benedì all’unisono questa vita dolorosa, miracolosa, ma senza dubbio… meravigliosa!

Questo coronavirus mi ha dato il tempo di fare una cosa che volevo fare da sei anni: chiamare Gianfranco e farmi raccontare di quel giorno e di Marcello. L’abbiamo fatto, ed è stato bellissimo.
Quel tempo trascorso insieme coi nostri amici da ragazzi, che poi diminuisce con l’arrivo dei matrimoni e scompare con l’arrivo dei figli, per poi perdersi nei casini della vita, non cancellerà mai quel bene fortissimo che abbiamo voluto ai nostri compagni d’infanzia, che avranno sempre un posto speciale nel nostro cuore. Vi assicuro, anche dopo la morte.
Quella crepa nel muro del Borghetto io la adoro, mi piace un sacco. Mi fa rallentare, mi fa pensare sempre a quei quattro ragazzi allegri, mi ricorda di stare attenta e ringraziare ogni secondo di vita vera.
E’ una storia bella, dove vince il bene e avevo voglia di raccontarvela così come me l’ha raccontata ieri sera quello che è tornato per cinque minuti un ragazzo giovane e allegro. Grazie Gianfranco, per il tempo che mi hai regalato, per i dicomanesi che hai fatto pregare, e per quella telefonata che non mi scorderò mai.

Insomma la Marina che ho incontrato al supermercato sta proprio davanti a quella crepa, praticamente se la può guardare dalla finestra. Che fortuna eh? E la cosa incredibile che ho scoperto proprio in questi giorni è che lei è una scrittrice, e il suo ultimo libro parla proprio di un gruppo di ragazzi, di errori giovanili e di sport. E il fatto ancor più meraviglioso è che grazie al coronavirus, il ricavato delle vendite di questo libro va al Meyer. Io darei un occhiata alla sua pagina e ne prenoterei una copia.
A domani, paese meraviglioso.

La Letizia