Sono in ritardo anche stasera, lo so. Ma creare suspense inizia a divertirmi.
Questo impegnativo giovedì è iniziato presto, alle sei ero già in piedi a lucidare le mie macchine: un fantastico personaggio dicomanese mi attendeva intrepido.
Fino a un mese fa la stazione di Dicomano alle 6.35 era affollata di studenti e pendolari che cominciavano la giornata col quotidiano viaggio in treno verso la grande città. Da quasi un mese invece, le persone che partono tutti i giorni col primo treno si contano sulle dita di una mano.
Mentre fotografavo il mio soggetto del giorno pensavo che molti con la mascherina e gli occhiali diventano irriconoscibili.
Ma non lei. Lei è fantastica, stilosa e impeccabile anche in epoche di pandemie mondiali devastanti. Sorridente e felice come pochi, pronta ad andare a lavoro. L’Elena Ancarani lavora all’ufficio postale di Firenze, che non ha mai chiuso. Mentre il mondo era sbarrato in casa lei, come mille altri dipendenti di poste italiane, hanno sfidato virus, treni e autocertificazioni e hanno continuato a lavorare.
Possiamo dire un grande GRAZIE collettivo a queste fantastiche persone che non si son fermate mai? Non è una cosa scontata.
Insieme a tante altre categorie hanno fatto si che l’Italia non si paralizzasse, ma continuasse, anche se molto lentamente, a muoversi.
Non so a chi credere: molti dicono che presto il mondo tornerà iperglobalizzato, velocissimo e stronzo come tre mesi fa, molti dicono di no.
Io non lo so ancora cosa farà il mondo, ma son sicura che io ne uscirò cambiata.
Tornando a casa canticchiavo.
M’è tornato in mente una canzone che non ricordavo neanche più che esistesse…

“Puoi cambiare camicia se ne hai voglia
E se hai fiducia puoi cambiare scarpe…
Se hai scarpe nuove puoi cambiare strada
E cambiando strada puoi cambiare idee
E con le idee puoi cambiare il mondo…
Ma il mondo non cambia spesso
Allora la tua vera Rivoluzione sarà cambiare te stesso
Eccoti sulla tua barchetta di giornale che sfidi le onde della radiotelevisione
Eccoti lungo la statale… che dai un bel pugno a uno sfruttatore
Eccoti nel tuo monolocale… che scrivi una canzone
Eccoti in guerra nel deserto che stai per disertare
E ora… eccoti sul letto che non ti vuoi più alzare…
E ti lamenti dei Governi e della crisi generale…
Posso dirti una cosa da bambino???
Esci di casa! Sorridi!! Respira forte!!!
Sei vivo!!!…cretino…”