L’importante è quanto sorridi al prossimo

Mentre anche questa strana Pasqua sta finendo e i telegiornali mostrano immagini storiche, come quella di un Bocelli emozionato in una Milano deserta, ci prepariamo a rientrare domani a quella che ormai è diventata normalitá.

Sempre più convinta che il buon umore possa stravolgere il mondo anche in questo caos, oggi mi son tornate in mente due storie che ho letto quest’estate in un libro mentre ero in vacanza.

La prima storia narra di un pilota di aereoplani, Melbourn McBroom, un capo dal temperamento dominante il cui carattere intimidiva tutti quelli che lavoravano con lui. Un giorno, nel 1978, l’aereo che stava pilotando era prossimo all’atterraggio, quando si accorse di un problema al carrello. Così McBroom si mise in rotta d’attesa, volando in circolo ad alta quota e cercando di sistemare il meccanismo. Mentre McBroom era ossessionato dal carrello, le spie dei misuratori di livello di carburante lampeggiavano ossessivamente. Ma i copiloti erano talmente terrorizzati dalla collera di McBroom che non dissero nulla, anche quando ormai il disastro incombeva su di loro. L’aeroplano precipitò e dieci persone rimasero uccise.

La seconda storia si svolge a New York, in un pomeriggio d’agosto, con un umidità insopportabile; era la classica giornata in cui il disagio fisico rende la gente ostile. Un turista innervosito dal caos, salì su un autobus e fu colto di sorpresa dall’autista, un uomo nero di mezza età con un sorriso entusiasta stampato in volto, che gli diede immediatamente il benvenuto a bordo con un cordiale “ciao, come va?”: un saluto che rivolgeva a tutti quelli che salivano, mentre l’autobus scivolava nel denso traffico del centro. Ogni passeggero restava stupito e pochi furono quelli che ricambiarono il saluto, chiusi com’erano nell’umor nero della giornata. Ma mentre l’autobus procedeva lentamente nell’ingorgo, si verificò una lenta trasformazione, una sorta di incantesimo.

L’ autista si esibì per i passeggeri in un monologo, un vivace commento sullo scenario intorno a loro. C’erano dei saldi fantastici in quel magazzino e una splendida mostra in quel museo… per non parlare del nuovo film al cinema in fondo all’isolato. L’uomo era deliziato dalle molteplici possibilità offerte dalla città, e il suo piacere era contagioso. Al momento di scendere dall’autobus, tutti si erano scrollati di dosso il guscio di umor nero con il quale erano saliti, e quando l’autista gridava loro “Arrivederci, buona giornata!”  Rispondevano tutti con un sorriso. Immaginatevi ora il virus del buonumore che doveva essersi diffuso in tutta la città, disseminato dai passeggeri dell’autobus.

Di queste due storie, è inutile chiedervi quale vi è piaciuta di più. La seconda la rileggo spesso quando mi girano le scatole, trovo terapeutico solo leggerla. Di base l’importante non è cosa guidi, che lavoro fai, quanto guadagni: l’importante è quanto sorridi al prossimo.

Questa gioia la provo quando vado a trovare la Daniela  che con le sue scatoline magiche piene di tisane profumatissime trova sempre la soluzione a quasi tutti i miei guai. Torno sempre a casa felice.

Ultimamente mi sento come quell’autista di autobus: dicomanesi, vu mi garbate tutti.

Grazie a ognuno di voi per esserci.

(Oggi ho deciso che fotograferò Dicomano fino a che anche l’ultima attività non avrà riaperto… non voglio che nessuno resti fuori. Sai che gioia scattare l’ultima foto di questo pazzo progetto….vorrà dire che tutto sarà finito)