Oggi sono uscita 8 minuti. A piedi. M’è sembrato un viaggio.
Tutto è calmo, silenzioso, ovattato. Queste giornate di sole primaverili sono in netto contrasto con le strade vuote del mio paese, con le macchine parcheggiate e polverose, con le serrande dei negozi abbassate. Solo qualche volante della polizia municipale girella qua e là, nessuno passeggia più, nessun runner, nessun bambino. Dalla strada si sentono solo le voci lontane provenire dalle finestre aperte. Un bambino piange, una signora urla “ora basta eh”, una televisione trasmette a gran voce una pubblicità (A proposito, ma .. ho pianto solo io con la nuova pubblicità del parmigiano?).
Escludendo le file davanti ai negozi alimentari è difficile vedere qualche anima. Siamo bravi dai, va detto.
Ieri ho ricevuto una telefonata inaspettata: era Don Carlo che, ormai al corrente di questa mi folle idea di fotografare tutte le attività operative in questo periodo, mi ha avvertito che oggi la Caritas sarebbe stata aperta. Dovevo pure spedire una lettera, quindi ho approfittato. Cento metri a piedi col cuore in gola ed eccomi arrivata alle vecchie poste, dove i volontari regalano una spesa a chi ha più bisogno. Una piccola fila silenziosa e distanziata fuori, una grande allegria e attività dentro. Non c’ero mai entrata al market della Caritas. Due minuti per scattare mi son bastati per capire la grande gioia che si deve provare a far del bene agli altri.
Un’attività quasi frenetica: “nuova scatola, 3 persone, pane, pasta, latte, olio..aperitivi messi? uova? quanti bambini ha questa famiglia?” Aperitivi? Hanno detto aperitivi davvero, o son io che inizio a sentire le voci? Chiedo conferma. La Claudia ride e sottolinea che è vero. Ho sentito bene. Mai e poi mai avrei pensato che nelle scatole della Caritas ci fossero bottigliette di aperitivo. Un altra dimostrazione che Dicomano è avanti. Ma avanti anni luce. Quasi, quasi dopo quella scoperta mi volevo mettere in fila anch’io.
Mi sono allontanata felice (senza essermi messa in fila eh.. ) e mentre tornavo a casa pensavo che questo paese ha qualcosa di strano: mi sembra diverso. Non capisco se è cambiato lui o se siamo noi che guardiamo le cose con una nuova luce. Son ritornata a casa talmente presto che la Patri aveva paura avessi trovato chiuso. Per fotografare la verità ci vuole un secondo, non serve grande maestria.
Grazie a questa piccola finestra di oggi, mi è tornato in mente quello che ci ha letto Fabiana qualche giorno fa sulla felicità, perché oggi, in quella stanza, ne ho avuto la conferma.
“Forse la felicità sta nel fare le cose che possono arricchire la vita di tutti gli uomini; nell’essere in armonia con coloro che vogliono e fanno le cose giuste e necessarie. E allora la felicità non è semplice e facile come una canzonetta: è una lotta. Non la si impara dai libri, ma dalla vita, e non tutti vi riescono: quelli che non si stancano mai di cercare e di lottare e di fare, vi riescono, e credo che possano essere felici per tutta la vita.

La Letizia