Ci sono persone che entrano nella nostra vita per un motivo ben preciso, magari lì per lì non ce ne accorgiamo, ma col passare del tempo ne rivalutiamo l’importanza e il ruolo che hanno avuto.

Avevo diciassette anni e frequentavo il terzo liceo. Quell’anno avevo una professoressa di religione meravigliosa, più che una professoressa era un’amica, quasi una sorella. Ci faceva ragionare sulle cose con una tecnica molto bella: raccontandoci di se e delle sue esperienze riusciva a farci riflettere profondamente in un modo molto diretto.
Era una di noi, solo un pò più grande e molto più saggia.
Un giorno la lezione fu sull’aborto. Parlammo di questo delicatissimo argomento in assoluta libertà, sottolineando il valore immenso della vita, senza condannare però chi sceglieva di non portare avanti la gravidanza. Ci insegnò a non giudicare mai nessuno, poiché nella vita non avremmo potuto sapere cosa davvero poteva riservarci il futuro, e anche perché non si è mai pienamente nella vita degli altri tanto da poter comprenderne le scelte e tantomeno giudicarle. Ci spiegò però che chi liberamente sceglieva di fermare una vita, avrebbe portato con se quel peso nel cuore per sempre.
Senza condannare nessuno, quella mattina di un freddo dicembre, con una semplicità disarmante, ci insegnò a pensare alle conseguenze di ogni nostro gesto. Mai al mondo per me ci fu lezione più bella. Me la ricordo ancora dopo quasi vent’anni.
Due mesi dopo, ero incinta. Lo ero di un ragazzo di cui ero innamorata, ma che frequentavo da troppo poco tempo … i miei non sapevano neanche che fossi fidanzata. Non riuscivo a raccontare molto di me in casa all’epoca.
Mi trovai dunque in questa “meravigliosa” situazione.
Appena scoperto di avere quella nuova vita dentro me, la prima cosa che mi venne in mente fu quella lezione di religione. Non ho avuto mai dubbi sul daffarsi.
Tralasciando i dettagli di quel periodo, come dire, difficilotto, mi son sentita di raccontare questo mio intimissimo pensiero per testimoniare quello che da sempre sospetto: Dio non può essere sempre dappertutto, così ti manda le persone giuste, al momento giusto. Ti manda gli amici.
Se mio figlio è al mondo, e ora ha ben 18 anni, un po’ di merito ce l’ha anche quella grande professoressa, che ora è diventata un amica, e che forse lo è sempre stata. Non credo che smetterò mai di ringraziarti per quella lezione prof. Costanza Grossi.
L’altro giorno in un messaggio mi ha scritto ”LA VITA NON SERVE, SE NON SI SERVE”. Questa donna l’è forte ragazzi, l’è meglio di Marzullo.
Stamattina, mentre valutavo pro e contro di raccontare questa storia pubblicamente, la Silvana, la nostra vicina, mi ha chiamato e mi ha regalato un mazzo di peonie. Lei non ha Facebook e non sa niente di tutta questa storia.
Ora, voi, cosa avreste fatto?
Nel libro che sto leggendo un signore molto ganzo, un guru indiano, sostiene che ognuno di noi ha dentro se un po’ di gioia divina. E secondo me è vero.
E’ anche vero che esistono persone di merda e apparentemente inutili, che passano dalla nostra vita ed è bene che ne escano velocemente, ma non è detto che anche loro non abbiano qualcosa da insegnarci.
(chiedo scusa per la prima parolaccia dei 28 post ma “merda” non è sostituibile nel vocabolario italiano con nessun altra parola che faccia la stessa figura).
Per riprendermi dalla parolaccia vi lascio una poesia a me molto cara.

La vita è fantastica
Perché ti fa a pezzi:
mentre ti ammazza,
capisci.
Quando capisci,
impari.
Se impari,
fai.
Se fai,
sei.
Se sei,
hai.
Quando hai,
vivi.
E se vivi davvero,
puoi anche morire:
è quando sei
che vivere è la cosa.

La Silvana si è rifiutata di farsi fotografare perché non ha avuto modo di farsi il colore ai capelli. La prof. sta a Borgo. Oggi per forza è toccato a me.

La Letizia