Non sappiamo quando, ma un dopo coronavirus ci sarà. Ora è giusto pensare a uscire dall’epidemia, ma dovremmo anche iniziare a fare programmi per il futuro. Il sistema produttivo del Mugello, come quello italiano è in ginocchio. Per citare un dato si afferma che a marzo il turismo ha perso il 90% del fatturato. Non è difficile crederci. Stanno arrivando gli aiuti per poter ripartire. A questo non è facile crederci. Un mese fa si è annunciato la cassa integrazione per tutti e 600 euro per chi ha chiuso bottega. Qualcuno li ha visti? Le banche che dovrebbero anticiparli stanno ancora aspettando istruzioni. A inizio settimana sono stati varati prestiti a gogò, agevolati e garantiti per le imprese anche quelle più piccole. Qui le banche non stanno aspettando istruzioni; chiedono se c’è una legge o se sono chiacchere. L’unica cosa che è già in campo sono i buoni spesa per chi è in difficoltà. Per esempio a Dicomano li stanno già distribuendo a 112 famiglie. Sono 112 le famiglie dove chi lavorava ora è casa o che hanno imprese e negozi chiusi? Magari fossero solo 112. E le altre? Il Comune sta cercando di preparare altri buoni. Quando? Con quali soldi? Conta sulle donazioni. Attacchiamoci alla generosità. Sembra quasi certo che tutto resterà chiuso almeno fino al primo maggio. Ci arriveremo? Forse con meno coronavirus, ma con più fame. E’ vero tutto questo non dipende dalle amministrazioni del Mugello che, anzi, stanno facendo un grande sforzo per assistere in tutti i modi i loro cittadini. Ora non c’è bisogno di polemiche, ma di farsi sentire sì. Dai Sindaci, dai consigli comunali, dall’assemblea dell’Unione dei comuni non è ancora uscito un documento, una voce. I rappresentanti dei mugellani dovrebbero dire ufficialmente, a voce alta che aspettiamo la cassa integrazione, i bonus, i prestiti, i buoni spesa. Altrimenti non ne usciamo.

Pietro Mercatali