L’ANPI torna a precisare di non voler giustificare, ma solo contestualizzare le Foibe (leggi qui). Con tutte le precisazioni che escludono il negazionismo e il giustificazionismo resta inspiegabile la posizione dell’ANPI sulle Foibe. Ammesso che contestualizzare sia diverso dal giustificare è sicuro che contestualizzare è un’operazione complessa e sempre opinabile. La storia è un puzzle con tanti incastri e non si può scegliere solo quelli che fanno comodo. Contestualizzare le foibe collegandole solo all’occupazione fascista e poi nazifascista dei Balcani come causa scatenante  di tutte le atrocità su quel territorio  esclude dal contesto le atrocità e gli eccidi commessi dai partigiani comunisti di Tito nei confronti di altre etnie dell’Jugoslavia, che in parte collaborarono coi nazifascisti, in parte difesero propri nazionalismi in contrasto con quello panjugoslavo di Tito, in parte ebbero la sola colpa di essere di etnia diversa da quella serba. Oppure furono soltanto anticomunisti o addirittura una fazione comunista opposta a quella di Tito come i comunisti italiani monfalconesi polinformisti che (e siamo nel 1948) furono perseguitati, uccisi e internati nei lager. Contestualizzare vuol anche dire riflettere sul fatto che le foibe non furono soltanto la reazione alle atrocità nazifasciste; fecero parte di quella “pulizia etnica” voluta da Tito in tutta l’Jugoslavia come è accertato da molti storici e come è stato testimoniato dai più stretti collaboratori di Tito. Pulizia etnica che purtroppo ha trovato epigoni anche nell’implosione dell’Jugoslavia dopo la morte del dittatore. Ma per favore non continuiamo a parlare di violenza per spiegare l’ovvio: che la violenza genera altra violenza. Non diciamo che la violenza che uccise gli infoibati ha una diversa contestualizzazione rispetto a quella delle vittime dei lager nazisti. Non diciamo o non sottintendiamo che una fu più, e non so quale altro verbo usare, giustificata dell’altra. Ricordiamo tutte le vittime innocenti della violenza nel giorno del Ricordo e nel giorno della Memoria. Mi auguro che l’ANPI sia d’accordo su questo.

Pietro Mercatali