Lo annuncia Il Vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera Stefano Mugnai “Dopo 4 rinvii, la costituzione dell’organismo era divenuta un thriller”.

L’Onorevole Mugnai commenta così l’insediamento della Commisione bicamerale d’inchiesta sul caso Forteto: “Alla quinta convocazione, la sua costituzione aveva acquisito contorni thrilling. Finalmente, però, stamattina la Commissione parlamentare d’inchiesta sugli affidi all’interno della comunità-setta del Forteto in Mugello, nella provincia di Firenze si è insediata. Dopo quattro rinvii, stamani il lavoro di anni trova il proprio coronamento. Non un traguardo, bensì un punto di ripartenza che rende possibile avviare gli approfondimenti sui drammatici abusi a danno di minori affidati all’interno di quella comunità degli orrori e sulle responsabilità politico-istituzionali che di quei fatti sono state la cornice. Quindi, ora, via veloci ai lavori”.

“Proprio lì – ricorda Mugnai, che segue la vicenda dal 2012 quando, all’epoca in Consiglio regionale della Toscana, ebbe a presiedere la prima commissione regionale d’inchiesta – vigeva un sistema di vita dagli schemi ribaltati, in cui la disgregazione della famiglia era un valore così come le pratiche sessuali sui minori e la distorsione delle naturali dinamiche relazionali. I bambini lì collocati subivano manipolazioni e violenze di ogni tipo, morali e materiali. E tutto questo orrore è andato avanti per trent’anni finché i bambini di allora, divenuti giovani adulti, non hanno trovato il coraggio di denunciare ottenendo ragione lungo tre gradi di giudizio culminati nella condanna in via definitiva dei loro aguzzini”.

La domanda su come sia stato possibile “risuona da anni nella testa di chi, come me e con me, ha lavorato per scoperchiare il pentolone – conclude Mugnai – ma prima ancora risuona nella testa delle vittime. A loro, dopo la giustizia processuale, si deve il riconoscimento istituzionale. Questa Commissione bicamerale che io stesso ho promosso con una delle proposte di legge istitutive, la mia prima da deputato, può contribuire in maniera determinante al percorso di verità e legittimazione delle vittime. Non solo: il riconoscimento di quei fatti e della loro genesi potrà formare nel sistema anticorpi affinché non debba mai più ricapitare un simile corto circuito istituzionale. Mai più”.