Da questo sabato e fino a giovedì prossimo Galliano festeggia il Patrono, San Bartolomeo con eventi artistici e culturali. Di particolare rilievo la Conferenza della professoressa Romby che parlerà dell’ “Ospedalino ritrovato” luogo di culto tanto caro ai gallianesi. L’incontro si svolgerà proprio nella cappellina e interverranno anche lo studioso Cerbai e Mariarita Signorini presidente d’Italia nostra. Proprio Italia nostra con l’Associazione amici di Galliano, la Parrocchia e il comune di Barberino hanno voluto questo incontro per promuovere il recupero dell’Ospedalino e in particolare il recupero dei preziosi affreschi che purtroppo stanno andando in rovina. Dal  sito di Italia nostra riportiamo un estratto della descrizione e della storia di questo piccolo gioiello gallianese.

La piccola cappellina rettangolare fu edificata sui resti del vecchio “Ospitale dei Viandanti”, che fu attivo fino al 1300. I suoi locali furono poi trasformati in luogo di culto e luogo di raccolta per i “gettatelli”, con una persona stipendiata per accudire e trasportare poi i bambini abbandonati all’Ospedale degli Innocenti di Firenze.

L’interno presenta interessanti affreschi quattrocenteschi di autore ignoto, ma sembra di importante qualità. A causa di secoli di incuria e, soprattutto l’incauta realizzazione di un manufatto addossato ad esso, che ha chiuso l’unica finestra presente, gli affreschi presenti all’interno della cappella si stanno letteralmente sbriciolando e staccando dalle superfici murarie.

La cappella potrebbe anticamente essere stata intitolata alla Madonna dei Viandanti, oppure dei Neonati. Circa la sua datazione, soprattutto degli affreschi, sono ancora in corso ricerche.

Sulla facciata è presente una lastra di marmo murata sulla porta della cappella e risalente ai primi del novecento (1926).

Dal punto di vista turistico la cappellina ha un notevole significato in quanto si trovava lungo una via di comunicazione allora molto importante, la Transappenninica e che ora corre vicino alla famosa Via degli Dei, il cammino che collega Piazza Maggiore a Bologna con Piazza della Signoria a Firenze, 130 chilometri fra la natura dell’Appennino Tosco-Emiliano e la sua storia lungo il corso del tempo e i secoli.