E’ quanto afferma in un’intervista al Corriere fiorentino Filippo Legnaioli fino a martedì scorso componente del CdA della Mukki latte in rappresentanza della Confederazione italiana agricoltori (CIA).

Legnaioli è stato l’unico consigliere a non dimettersi quando la nuova proprietà ha deciso di azzerare il consiglio e spiega così la sua posizione “Non ho rassegnato le dimissioni come hanno fatto Campinoti e Petretto perché loro lo hanno fatto dopo un violento scontro che non è avvenuto in CdA e Mastrolia (Presidente di Newlat che ora controlla la Mukki). Quindi si è trattato di un fatto personale tra loro” Legnaioli  è stato anche l’unico a non votare la fusione di Mukki con Newlat. “Anche come esponente della CIA, rappresento le 30 stalle del Mugello e le 30 della Maremma e di fronte alla prima mossa di Mastrolia che ha tagliato il prezzo del latte ho espresso pubblicamente le mie preoccupazioni. Purtroppo in questo delicato passaggio di proprietà la politica locale non ha mostrato abbastanza attenzione né volontà”. Legnaioli però non è d’accordo con chi ha affermato che è la politica il killer della Mukki e argomenta. “La Mukki è un mondo di allevatori, lavoro, qualità e questo non muore improvvisamente. Però è un mondo in pericolo con il rischio che l’operazione di cessione alla Newlat diventi solo l’acquisizione di un marchio che in Toscana conosciamo bene tutti. La nuova proprietà vuole investire in Toscana e in Mugello, ma dopo un anno disastroso come questo con le vendite tagliate per il lockdown, bisognerà vedere cosa accadrà nel 2021. Se ci dovesse essere un ulteriore deprezzamento del latte nel giro di 5-10 anni le stalle chiuderanno e la Via del Latte in Mugello resterà solo un ricordo.”