E’ il titolo del libro fotografico pubblicato da Franca Cantini, borghigiana DOC, animatrice dell’associazione culturale mugellana “Lo scrittioio”. Franca ci racconta il periodo del Lockdown, che ha vissuto a Firenze, dove attualmente vive. Testi semplici, ma coinvolgenti quelli scritti da Franca per accompagnare le foto che ha scattato della città con le strade deserte e della vita rinchiusa tra le mura di casa con amici, vicini, familiari. Ma lasciamo a lei la parola per presentare il suo lavoro con il testo che introduce il libro.

“Non è un film” è il titolo di una canzone di Fiorella Mannoia che si addice a quello che ho vissuto nel periodo della pandemia del CORONAVIRUS. Il divieto di uscire da casa se non per precisi bisogni specificati dalle varie Normative Ministeriali, l’indossare mascherine e guanti, stare distanti dalle persone, subito mi sono apparsi provvedimenti incredibili come lo era il totale cambiamento della nostra vita.

Ma cosa sta succedendo? Era curiosità poi ansia e paura. Osservare le scene negli ospedali dove a correre non c’erano persone bensì “astronauti”, così li definirebbe un bambino, i bollettini medici diramati tutti i giorni alla TV, erano bollettini di guerra. I numeri che aumentavano mi terrorizzavano permanendo io in uno stato confusionario irrazionale. Non ero per fortuna coinvolta personalmente e neppure i miei familiari: non mi sembrava una situazione reale, sì, mi sembrava di vedere un film! Vedere Firenze deserta e le persone con mascherine, in file interminabili davanti ai supermercati, alle farmacie, dai giornalai, era troppo! Ho deciso di realizzare un racconto fotografico perché percepivo l’eccezionalità di un terribile evento, volevo “fermarlo con foto e parole” perché spero irripetibile, straordinario, tremendo, da ricordare.

Non è mia intenzione fare una cronostoria, il mio intento è solo descrivere quello che ho visto, provato, sperimentato. Come hanno detto in tanti, è un evento paragonabile, per la sua atrocità, alle due guerre mondiali finite sui testi di storia, libri e ancora nella memoria di coloro, sempre di meno, che le hanno vissute personalmente. Il mio è un racconto fotografico ove ho prestato più attenzione al contenuto delle vicende e delle sensazioni provate che alla forma letteraria.

Coloro che avranno la possibilità di leggerlo scuseranno gli errori nell’ uso temporale dei verbi, presente e passato si sono frammentati nella mia mente e la cognizione del tempo è ancora incerta. Non so che giorno sia adesso se non vado a consultare il calendario! Senza l’aiuto di alcun correttore forse qualche errore (refuso) può esserci. Sono il narratore ma ancora di più “parlano” le foto che ho scattato con il mio telefonino. “Non è un film quello che scorre intorno che vediamo ogni giorno che giriamo distogliendo lo sguardo non è un film e non sono comparse le persone diverse sospese e disperse tra noi e lo sfondo è il resto del mondo che attraversa i confini… questo qui non è un film e tu non sei protagonista… e non sei il regista…” (parti riprese dalla canzone della Mannoia) Il protagonista che si identifica con il regista è LUI, che tutti abbiamo visto sullo schermo delle TV, è fra noi ma non si vede, non si tocca, lo hanno “sentito” tutte quelle persone che ha aggredito, procurando, dolore, sofferenze, morte.”

In foto: alcune delle immagini presenti nel libro.