Questo tempo che ci obbliga in casa deve essere sfruttato al meglio. E cosa c’è di più bello di una bella storia da raccontare ai nostri bambini? Così il Galletto ha pensato di suggerirvene una, pubblicata anche sull’ultimo numero del giornale, ogni sabato in edicola.

Lo zerbino azzurro

“Jolly pensò al giorno che aveva visto per la prima volta lo zerbino azzurro con disegnati 4 umani ed un cane.

Erano pochi giorni che viveva in quella casa dove era stato portato chiuso in una scatola con un bellissimo fiocco rosso. Il bambino l’aveva aperta, lui era uscito e l’aveva baciato fino allo sfinimento regalandogli le leccate più calorose. Aveva giocato tutto il giorno fino a quando, stanco, si era addormentato in braccio alla mamma che aveva continuato a carezzarlo.

Tutti erano felici. Jolly per primo, era stato esposto in una vetrina per qualche giorno e tutte quelle mani che battevano sul vetro lo avevano terrorizzato. Per fortuna quel signore tanto gentile aveva deciso che sarebbe stato il regalo perfetto per il suo bambino.

Era entrato cosi nella sua nuova casa, dove, come tutti i cuccioli, aveva dovuto imparare delle regole. Non masticare il telecomando della televisione, non bere l’acqua dalla tazza del bagno, non farsi i denti con le scarpe del bambino, trattenere la pipì fino a quando non sarebbero usciti a passeggio. Non era stato facile, ma lui ce l’aveva messa tutta ed in pochi giorni aveva imparato a comportarsi quasi come un piccolo Lord.

Erano passati i mesi, lui era sempre smanioso di coccole, divertente, protettivo con i bambini, anche se loro, passata la bramosia del momento, avevano molte meno attenzioni da dedicargli.

Si ricordava perfettamente quando, alcuni giorni dopo il suo arrivo, la mamma aveva sostituito il vecchio zerbino marrone con quello colorato con le figurine sopra «Devono sapere che la famiglia è aumentata» aveva esclamato mentre lo sistemava davanti alla porta, e Jolly si era sentito fiero di far parte di quel nucleo familiare così simpatico.

Certo nell’ultimo periodo erano tutti molto distratti, ma sicuramente non era per colpa sua. Il padre a volte neppure lo vedeva, aveva così tanto da fare.

«Forse non se ne è reso conto» pensò mentre vedeva l’auto ripartire senza di lui. Erano scesi tutti in una piccola area di sosta sull’autostrada, e per paura che Jolly attraversasse la strada l’avevano assicurato ad un piccolo albero piantato in una delle aiuole, avevano fatto merenda e poi in fretta erano risaliti in auto ed erano ripartiti. Senza di lui.

All’inizio il cucciolo aveva pensato ad un simpatico scherzo, poi aveva cominciato a sospettare che la fretta di arrivare al mare gli avesse fatto dimenticare il quinto elemento della famiglia.

Convinto che, quando se ne fossero accorti avrebbero girato l’auto e sarebbero tornati a prenderlo, Jolly si sedette ad aspettare.

«Tanto ora tornano a prendermi» si ripeteva mentre la luce del sole cominciava a diminuire.

Per fortuna avevano dato la merenda anche a lui, almeno la fame non aveva ancora cominciato a farsi sentire.

Ormai era buio, possibile che non si fossero ancora resi conto che si erano dimenticati Jolly in quella specie di giardinetto?

Sfinito dall’ansia dell’attesa, dal caldo e dalla sete jolly si addormentò sperando che, quando si sarebbe svegliato si sarebbe reso conto che quello era stato tutto un sogno e che era ancora insieme alla sua famiglia.

Qualcosa lo toccò, prima delicatamente poi in modo più deciso. Jolly si mise subito sulla difensiva e cominciò ad abbaiare.

«E’ inutile che fai tutto questo baccano, volevo solo vedere se eri vivo!» disse una voce diversa dalla sua ma comunque comprensibile.

Il cucciolo strinse gli occhi ed ebbe paura quando nel buio vide due grandi occhi gialli.

«Chi sei? » domandò intimorito.

«Sono Ginger» rispose un vocetta squillante mentre i due occhioni gialli si avvicinavano.

«Aiutami» supplicò Jolly «nella fretta di arrivare al mare la mia famiglia è risalita in auto dimenticandosi di me».

«Dimenticandosi? » lo guardò storto la  gatta nera che ormai gli stava davanti «dimenticandosi di te… casualmente legato… Mah! »

«Perché? Cosa vorresti dire, che mi hanno lasciato di proposito? »

La gatta sorrise mostrando due dentini lucenti «Non voglio dire niente… e poi, se anche fosse, a te sarebbe andata meglio che a me. Io sono stata scaraventata in mezzo di strada da un’auto in corsa! »

«Davvero? » chiese Jolly.

«Si, volevano vedere se rimbalzavo! » rise amara Ginger, che cercava di trovare le parole giuste per spiegare al cucciolo che aveva davanti che, la vita a volte è più difficile  delle carezze e della pappa nella ciotola.

«Forse eri diventato un problema… » suggerì lei.

«Perché un problema? » piagnucolò Jolly «mi sono sempre comportato bene! »

La gatta nera comprendeva lo smarrimento del cucciolo, come poteva capire che, il fatto che l’avessero portato a casa dal  negozio e che gli avessero fatto un sacco di feste, non significava che la festa sarebbe durata per sempre.

Come fare a spiegare ad un esserino così dolce che alcuni umani non capivano che gli animali non erano giocattoli e che la convivenza, come in tutte le famiglie, aveva degli alti e dei bassi. A loro non sarebbe mai venuto in mente di abbandonare uno dei loro figli sull’autostrada, ma lui era il cucciolo.

Anche lei quando era stata adottata aveva pensato che il loro amore sarebbe stato per sempre ed aveva ricoperto la sua padrona di coccole e fusa, ed anche se aveva graffiato un po’ il divano, la signora sembrava non dare molta importanza alla cosa. Poi un giorno l’aveva fatta entrare nel trasportino e l’aveva messa in auto. Ginger aveva pensato di andare dal dottore e non si era preoccupata più di tanto. Ma il viaggio stava durando insolitamente troppo… forse non stavano andando dal dottore!

Ebbe paura quando vide aprirsi lo sportello del trasportino e la mano della signora agguantarla per la collottola, poi fu un attimo e si ritrovò in mezzo di strada dolorante per essere caduta male a dover scansare tutte le auto che rischiavano di schiacciarla. In quel momento si era giocata almeno due delle vite che aveva a disposizione!

Poi si era acciambellata sotto un albero al lato della strada ed aveva pianto fino a quando non aveva capito che forse essere libera poteva essere la cosa migliore che poteva capitarle.

Si era fatta degli amici, due orsetti russi, che lei capiva benissimo nonostante parlassero un’altra lingua, ed un maialino d’India fuggito da un centro di esperimenti. Da quel giorno vivevano insieme ed erano diventati una vera e propria famiglia. Alternativa, ma famiglia.

Adesso quel cucciolo era solo, e Ginger non aveva il coraggio di lasciarlo li.

Con gli artigli riuscì a liberarlo e lo invitò a seguirlo al sicuro dalle auto che sfrecciavano a pochi metri da loro.

«Io devo tornare a casa» piagnucolò Jolly «mi staranno cercando sicuramente!»

Ginger lo guardò con occhi tristi, il cucciolo credeva veramente che fosse tutto un malinteso e lei preferì non mortificarlo.

«Come facciamo a tornare a casa tua?» gli chiese.

«Sono stato con il muso fuori dal finestrino per tutta la strada, posso riconoscere la strada» disse quasi fiero il cucciolo.

La gatta sorrise, nonostante fosse convinta che sarebbe stata un’altra delusione decise che l’avrebbe accompagnato a casa.

Jolly si guardò intorno, e seguito da Ginger, i due orsetti russi ed il maialino d’India cominciò a camminare nella direzione dalla quale era arrivato costeggiando la strada dritta che avevano fatto in auto. Camminarono giorni e giorni, attraversando ruscelli, strade, mangiando le cose che trovavano nei sacchetti dei rifiuti che gli umani lasciavano in giro.

Non era il cibo gustoso della sua ciotola, ma serviva a sopravvivere ed a continuare il viaggio.

Avevano dormito 15 notti all’aperto quando giunsero ad una piccola casa con le finestre illuminate.

Jolly abbaiò forte ed una signora anziana uscì dalla porta.

«Che banda!» disse ridendo «cosa siete, un piccolo circo?» continuò vedendo insieme lo strano gruppetto di animali.

Jolly si avvicinò e si fece carezzare, e a quel punto anche Ginger decise che una strusciatina alle gambe poteva aiutare.

La donna disse «Aspettate qua» ed entrò in casa.

Uscì qualche minuto più tardi con due ciotole colme di cibo e li invitò a mangiare.

Mangiarono come mai avevano fatto, quindici giorni di pochi avanzi si facevano sentire, poi la donna li invitò a seguirla fino ad un loggiato dove estrasse delle vecchie coperte da un baule e le distribuì in alcune cassette vuote della frutta.

«Non sarà il Grand Hotel» disse dolcemente «ma sarà sempre meglio che dormire per terra!»

Ognuno scelse la sua cassetta e ci si posizionò per la notte. Prima di andarsene, la donna fece una carezza delicata a tutti quanti. Jolly si emozionò, erano giorni e giorni che nessuno gli faceva una coccola e lui era abituato ad averne in grande quantità. Guardò la donna con riconoscenza, per la cena, per il letto improvvisato e per la carezza.

«Potete restare qui» disse la donna, «o se dovete fare qualcosa, potete tornare quando avrete risolto!»

Jolly la guardò e la donna comprese quel “grazie” sincero di tutta quella piccola banda di animaletti tanto simpatici.

All’alba, con un po’ di dispiacere si rimisero in cammino, rassicurati dalle parole della donna, cioè che sarebbero potuti tornare a loro piacimento.

Dopo altri tre giorni di cammino arrivarono finalmente alla città. Il fiuto di Jolly era come amplificato e guidò i suoi nuovi amici fino alla casa dove aveva abitato.

«Aspetta un attimo» disse Ginger preoccupata per l’ennesima delusione alla quale sarebbe andato incontro il suo giovane amico. Lui si aspettava delle grandi feste, una bella ciotola piena di bocconcini e una valanga di coccole. Ginger sospettava che non sarebbe stato così, ma dirglielo non aveva senso. Purtroppo lo avrebbe scoperto da solo.

Girarono intorno alla casa e a Jolly si riempì il cuore di gioia quando vide che davanti alla porta c’era ancora lo zerbino azzurro, quello con tutta la famiglia. Il cucciolo era determinato a mettersi a raspare alla porta perché non arrivava al campanello, ma Ginger gli chiese di aspettare.

«Guarda un attimo, prima di farti vedere!» suggerì la gatta, mettendosi sotto la finestra in posizione da fare scaletta a Jolly per arrivare a vedere dentro la casa. Il cagnolino salì sulla schiena di Ginger e allungandosi un po’ riusciva a vedere all’interno della casa.

Doveva essere un compleanno perché il padre stava porgendo al figlio una grande scatola tipo quella nel quale aveva trasportato lui dal negozio. Jolly sospettò che dentro quella scatola ci  fosse un altro cucciolo, ma il bambino estrasse un enorme robot giocattolo.

«E’ bellissimo» disse il bambino  «è proprio quello che volevo!!»

Poi il bambino appoggiò il giocattolo per terra e dopo spinse un bottone sulla schiena del robot.

Il giocattolo prese a muoversi come una persona che cammina.

«E’ bellissimo!!» disse nuovamente il bambino mentre si faceva ipnotizzare dalle lucette che si accendevano e si spegnevano sull’armatura del robot.

«E poi questo non sei costretto a portarlo fuori» disse il babbo ed aggiunse «come quel cane che hai voluto per forza e poi hai lasciato noi ad occuparcene».

Il bambino sorrise non comprendendo la gravità del suo gesto.

Per Jolly fu come essere schiacciato da un’auto. Quando si sentì chiamare “quel cane” capì quanto poco avesse effettivamente contato per quella famiglia, e quanto avesse ragione Ginger quando diceva che lo avevano lasciato di proposito.

Aveva fatto tutto quel viaggio, aveva dormito sotto la pioggia, aveva mangiato rifiuti solo per poter tornare in quella che lui considerava casa, ed invece….

Il cucciolo voltò il muso verso Ginger che lo guardava triste e le fece cenno che era ora di andarsene.

Poi vide lo zerbino azzurro.

Non erano degni di tenerlo lì, facendo credere a tutti di essere una famiglia che amava gli animali.

Si avvicinò e fece ciò che gli era sempre stato proibito, ci fece pipì sopra.

Se nelle pubblicità una grande pipì veniva definita “da campioni” la sua fu da “Medaglia d’oro”.

Voleva che sapessero che lui era stato lì, e che aveva capito che loro non se lo meritavano. Si bagnò le zampette sullo zerbino completamente inzuppato e le appoggiò alla porta lasciando una belle serie di impronte che avrebbero ricondotto i padroni di casa alla visita di quell’esserino indifeso che avevano abbandonato in autostrada.

Lui li aveva ritrovati, ma aveva scelto di vivere altrove, aveva capito che razza di umani fossero e non voleva essere costretto a fargli le feste.

Seguito da Ginger, dagli orsetti russi e dal maialino d’India, Jolly riprese la strada che avevano appena percorso. Dopo tre giorni di cammino ritrovarono quella casa dove avevano dormito nelle cassette.

«Bau, bau! » chiamò Jolly. La signora tanto gentile uscì e fu felicissima che quella banda tanto strana fosse riapparsa.

«Oh, siete tornati, che gioia!!!! Venite, questa volta potete stare quanto volete!» disse mentre tutti la ricoprivano di coccole.

Adesso vivono ancora là, tutti insieme ed aiutano gli animali abbandonato da persone che pensano che comprare un cane o un gattino sia come entrare in un negozio di giocattoli e comprare una bambola.

Un cucciolo non si può riporre in una scatola sotto il letto”.