Non si è risolta la situazione di precarietà in cui si sono trovate le suore domenicane di clausura del Monastero marradese della SS. Annunziata. La loro via crucis non è finita con l’episodio di fine luglio; lunedì 22 le anziane suore subirono l’intrusione della “commissione” incaricata di “sfrattarle” e prendere possesso del monastero; le minacce, i rimproveri, le intimidazioni, gli avvertimenti, pronunciati in quell’occasione da altri religiosi, continuano ad affliggere le sorelle marradesi e si può immaginare lo stato d’ansia e di paura in cui vivono. Non solo: l’aver dovuto cedere l’amministrazione del monastero le ha private, da oltre un mese, dei mezzi di sostentamento e solo grazie alla solidarietà dei marradesi possono continuare una vita quasi normale.

Intanto emergono altri particolari su quel pomeriggio di luglio in cui le suore furono aggredite dalla “commissione” incaricata di allontanarle dal Monastero.

Scrive Barbara Betti, che ha fatto conoscere la vicenda delle suore non solo al Galletto (leggi qui l’articolo), ma a blog e giornali religiosi di mezzo mondo e continua ad aiutarle e difenderle:

“Quando ho denunciato cosa è accaduto a Marradi lunedì 22 Luglio – scrive Barbara – mi sono fermata alla fuga dei “Kommissari” dalla porta di servizio (leggi qui l’articolo). Non mi sento ora di portare alcun rispetto nei confronti di chi, indossando con protervia lo stesso abito di chi ha davanti, usa il potere della carica per intimidire e offendere. “Salame” “Testona” “Mentecatta” sono solo un accenno di quanto detto da Suor Maria, rappresentante italiana della Commissione Internazionale delle Monache Domenicane, fino al “devi firmare! devi firmare! Ti butto fuori con i tuoi quattro stracci…”. Si aggiunge “Squilibrata mentale” dalla voce di Suor Laura, Segretaria di “Sorella” Maria, investita dell’autorità di diffamare dal suo ruolo di potere. Sorvolo su quanto detto dal Padre Giuseppe. Testimoni hanno riportato quanto udito in questa e altre occasioni e sono pronti a riferirlo e confermarlo in ogni sede. Non ho timore nel raccontare, – prosegue Barbara – perché le persone che erano in chiesa e in foresteria, hanno sentito tutto, come tutto ha sentito il Prete, chiuso fuori dalla stanza affinché Suor Domenica cedesse sotto la triplice aggressione. Ma Suor Domenica non ha ceduto. E’ rimasta “Dolce come Paolo, Forte come Pietro” come raccomandato da un amico di Roma. Sì, poi è crollata, ma chi non avrebbe ceduto dopo essere stato chiuso in una stanza con tre vessatori armati del potere dell’abito? La loro carità cristiana non ha ritenuto di preoccuparsi del fatto che si è sentita male, l’hanno lasciata lì e sono scomparsi.

Nel frattempo è emersa una solidarietà inaspettata che arriva da mezzo mondo e che sta rincuorando le suore – aggiunge Barbara Betti – e che al tempo stesso sta sollevando un problema condiviso da molte claustrali, dopo la direttiva della Curia vaticana di chiudere i monasteri dove vivono poche e anziane suore. Quando ho scritto la prima “lettera denuncia” su quanto stava accadendo nel Monastero di Clausura di Marradi sapevo, come tutti sanno, che tirando un sasso nell’acqua qualche cerchio si sarebbe formato. Non pensavo che i cerchi si sarebbero allargati fino a raggiungere la Spagna, la Francia il Canada e città e paesi italiani dove persone che non conosco hanno provveduto a divulgare i miei articoli su siti e riviste di ordini e movimenti religiosi. Desidero quindi ringraziare – conclude Barbara – tutti e soprattutto le claustrali che, nonostante il “timor” di esporsi, si sono messe in contatto con me. So che hanno usato nomi fittizi: temono per il loro futuro; temono per la condizione ormai radicata in molte di loro di non aver alcuna difesa, di non avere voce, di non avere protezione, diritti, tutela, ma hanno comunque voluto offrire tutto il loro sostegno e preghiera per Suor Maria Domenica Giangregorio e per le altre sorelle”. (P.M.)