NON C’E’ PACE NEPPURE PER I MONASTERI

“Le Suore sono determinate a continuare nel loro silenzio, nella loro clausura e nella loro instancabile preghiera e a non ricevere visite che inevitabilmente comprometterebbero la serenità del Monastero, in più, dopo essersi consultate con il loro avvocato, si sono viste costrette a sporgere denuncia per “molestie telefoniche continuate” contro ignoti, perché ormai da più di un mese qualcuno con grande fervore cerca di rendere la loro vita impossibile di giorno e di notte.” Lo scrivono in un lungo comunicato Barbara Betti del Comitato amici del monastero di Marradi e Raffaella Ridolfi, consigliera comunale. La denuncia è l’ultimo episodio di un braccio di ferro che dura da quasi due anni tra le anziane suore di clausura, appoggiate da gran parte dei marradesi,  che vogliono continuare a vivere e a morire nal “loro” monastero e alcuni esponenti del loro ordine e della Curia vaticana che stanno facendo di tutto per allontanarle senza ascoltar ragioni.

”Le Suore subiscono pressioni psicologicamente molto forti – scrivono ancora la Betti e la Ridolfi –  sono soggette a scatti di ira da parte di chi non accetta la loro volontà di rimanere una comunità in seno al paese di Marradi, gli viene espressamente richiesto di rinunciare ai propri diritti civili, al diritto alla difesa, senza neppur aver mai avuto una ragione, un motivo valido, che giustificasse tale richiesta e che non fosse una regola utilizzata solo per alcuni e non per tutti. Non è neppure concesso loro sapere cosa sarà della loro casa, oggi tenuta e mantenuta egregiamente grazie al loro lavoro e impegno , alle loro risorse, all’aiuto dei congiunti e di tanti benefattori. Questo patrimonio, che è patrimonio del Monastero delle Suore di Marradi, creato e liberamente dato loro dai Fondatori e riconosciuto dai successori e benefattori fino ad oggi, non ha mai beneficiato dell’intervento economico degli enti ecclesiastici. Da  alcuni anni la Congregazione  non ha “favorito” l’ingresso di postulanti e nuove suore, facendo ora del numero delle Madri presenti il grave difetto di questa comunità. Inoltre la Congregazioni, assumendo la Legale Rappresentanza di questo Monastero, persegue una gestione economica che non  tiene in alcun conto le necessità di queste donne e della loro casa costringendole all’umiliante atto di “mendicare” le risorse necessarie ed adeguate alla propria sussistenza.  Le Suore di Marradi legittimamente risiedono nel Monastero ed il loro Diritto in termini legali è tutelato dal Diritto Civile, si fa presente inoltre che la soppressione canonica del Monastero non corrisponde alla soppressione dell’Ente Monastero, e nella loro casa possono a buon diritto decidere chi ricevere od ospitare per sentirsi in piena sicurezza e pace, nessuno di noi ospiterebbe, come è normale che sia, chi si è presentato inveendo o indirizzando moniti punitivi. Per coloro che hanno difficoltà a capire la scelta necessaria e dolorosa compiuta dalle Suore di Marra- concludono Betti e Ridolfi – di tesa alla difesa dei loro diritti costituzionali e civili, è bene sottolineare come questa nasca dalla ferma volontà di tutelare la salute e la dignità delle persone che compongono quella comunità, che possono avere profili di fragilità ad affrontare un “trasloco” coatto senza destinazione, come fossero cose e non persone capaci di intendere e di volere, alle quali nessuno può togliere i diritti naturali e costituzionali irrinunciabili come  la libertà ed il dovere di salvaguardare la propria vita, la propria salute, la propria dignità e che solo una frainteso richiamo all’ “obbedienza” può legittimare un arbitrio per il quale esiste “il dovere di non ubbidire”, e che le metterebbe di fatto sulla strada”.