“Si inaugurano in questi giorni in alcuni paesi del Mugello le panchine rosse, simbolo di condanna alla violenza sulle donne.  Come ‘NonUnaDiMeno-Mugello’ – afferma il gruppo – non possiamo che compiacerci di queste iniziative, ma ci teniamo a ricordare che sono tanti i modi per prevenire le violenze di genere e non solo. Le violenze possono essere molte e si possono esercitare anche sottraendo i servizi alle persone. In Mugello per esempio ultimamente sembra proprio che alcune attività sanitarie che riguardano direttamente le donne vengano smantellate. Abbiamo saputo che per dare spazio all’Agenzia delle entrate verrà utilizzata la ex saletta comunale dove fino ad oggi sono stati effettuati i corsi di accompagnamento al parto, al supporto alla maternità e all’allattamento. [Fino a qui l’articolo è pubblicato anche su Il Galletto, in edicola da sabato 23 Novembre]. La soluzione proposta è stata quella di tenere i corsi in ospedale nella sala riunioni del terzo piano, piena di sedie e non idonea a questo tipo di incontri che prevedono anche attività corporea. Ma non dovrebbe essere questo un servizio per il territorio di facile e libero accesso? Sappiamo anche che non viene più effettuata, nell’ottica della continuità assistenziale, la presa in carico della puerpera da parte delle ostetriche del territorio, fin dal post-partum in ospedale (cosa elogiata anche dalla commissione ospedale amico del bambino). La gravidanza è gratuita e il diritto delle donne è quello di avere un percorso nascita di qualità e a costo zero. Tutte queste scelte invece spingeranno ulteriormente le donne a rivolgersi ai servizi privati, anche per il percorso nascita. Altro aspetto importante: abbiamo strumenti diagnostici e operativi  che necessitano di aggiornamenti; sarà garantito l’adeguamento necessario di questi apparecchi, sia in ospedale che nel territorio? Ci sarà davvero la volontà politica di fare in modo che le donne e tutte le persone che hanno scelto di rimanere nel Mugello abbiano gli stessi diritti di quelle fiorentine? Le interruzioni di gravidanza inoltre non vengono più fatte in ospedale a Borgo; una sola ginecologa non obiettrice non è sufficiente a garantire il servizio e le donne vengono mandate a Firenze all’ex IOT, presidio lontano e difficile da raggiungere con i mezzi pubblici. Nel nostro territorio vengono garantite da metà Ottobre soltanto le urgenze, inviando a Firenze tutto il resto. È questa la modalità di protezione delle donne più fragili, che magari non hanno un mezzo proprio o vivono una situazione nella quale resta difficile allontanarsi per lungo tempo? È così difficile inviare alcuni medici non obiettori da altri presidi ospedalieri dell’azienda a fare delle sedute operatorie a Borgo San Lorenzo per garantire un diritto sancito dalla L.194 del 1978? Assumere il paradigma ‘il cittadino non si muove dal suo territorio, ma si muovono gli operatori’ è l’unico modo per garantire pari diritti, soprattutto per le fasce più fragili, ad esempio dal punto di vista economico, vista la spesa in tempo e denaro che deve essere sostenuta per arrivare a Firenze. Gli ambulatori di follow-up oncologico, di uroginecologia, di isteroscopie saranno garantiti nel futuro? E i consultori familiari, i famosi ‘sportelli di prossimità’ previsti da leggi Nazionali che fine hanno fatto? Non ci vogliamo limitare con questo comunicato a denunciare solo la carenza di servizi per le donne, ma per tutti; come abbiamo detto più volte, servizi di base lontani dal territorio di domicilio e lunghe liste di attesa per ricevere le prestazioni non garantiscono gli stessi diritti a chi abita nei nostri territori e regalano grosse fette di attività al privato.  Ma non dicevano i nostri amministratori, di voler sviluppare il territorio del Mugello? In questo modo il rischio è di vedere che succeda proprio l’opposto; che il nostro territorio si spopoli”.