« L’Appennino è la spina dorsale della nostra penisola, cime intatte e bellissime dalle quali spesso si vede sia il Mar Tirreno che l’Adriatico. Lo sanno bene i cittadini del Mugello che amano le loro cime e i loro boschi intatti. Da almeno un paio di decenni, però, gli Appennini sono divenuti oggetto di sfruttamento intensivo per la produzione di energia dal vento. Sono spuntate decine di enormi pale eoliche, dalla Calabria verso nord fino a noi mugellani e oltre. Nonostante il vento in Italia non sia paragonabile quasi mai, per intensità e persistenza, a quello delle coste oceaniche o delle pianure del nord Europa, molte aziende private hanno realizzato progetti che hanno cambiato i connotati del Bel Paese proprio nei luoghi meno accessibili, intatti e più belli, i Crinali Appenninici.

Secondo il sito Qualenergia.it: “Al momento sono presenti in Italia poco più di 10 GW di eolico, una potenza che soprattutto grazie al repowering degli impianti attuali e a nuove installazioni dovrà raddoppiare entro il 2030″. La quasi totalità degli impianti si trova a sud, in Basilicata e Calabria.

Questo vuol dire che nel 2030 una parte considerevole di cime appenniniche e non solo, sarà stata cementificata e modificata in modo da sostituire un paesaggio unico con una rassegna di enormi generatori collegati a elettrodotti e a strade che porteranno attraverso foreste intatte. Un cambio epocale pesantissimo, del territorio verde e selvaggio dell’Italia, che probabilmente non è stato deciso da nessuno ma che diverrà un fatto, nel suo complesso, compiuto da tanti progetti approvati localmente.

Per iniziare a parlare dei crinali mugellani abbiamo contattato Andrea Benati, un esponente della Rete di Resistenza per i Crinali che potete trovare sul neonato sito www.crinaliliberi.blogspot.com gestito dal Comitato per la Tutela dei Crinali Mugellani.

L’obbiettivo per il quale è nato questo comitato è impedire la realizzazione del progetto che viene così descritto sul sito della Regione Toscana:

““Progetto di un nuovo impianto eolico denominato Monte Giogo di Villore”, ubicato in località Monte Giogo di Villore nel Comune di Vicchio (FI) e in località Monte Giogo di Corella nel Comune di Dicomano (FI), con opere accessorie ubicate in località Pruneta nel Comune di San Godenzo (FI) e in località Contea nel Comune di Rufina (FI) e con lavori interessanti anche i Comuni di Barberino del Mugello (FI) e Scarperia e San Piero (FI). Proponente: AGSM Verona S.p.A.”

Andrea Benati è un dottore in scienze forestali che vive a Bologna ma che è appassionato delle foreste appenniniche e segue nei dettagli le questioni dell’eolico in zona.

Sapevate che solo nell’Appennino Tosco-Emiliano esistono da tempo 3 campi eolici (Carpinaccio, Casoni di Romagna, Monte del Galleto) importanti e altre piccole istallazioni? Sono decine di enormi eliche alte decine di metri.

Il progetto del Monte Giogo di Villore prevede l’istallazione di numerose pale molto alte. Secondo Benati l’altezza massima sarà di 160 metri, il che equivale a un grattacielo di circa 60 piani. Se saranno istallati otto aero generatori alti 160 metri è facile che si possano vedere a centinaia di chilometri di distanza.

Ma non si tratterebbe solo del risultato visivo che deturperebbe i crinali in modo pesante. Il problema risiede anche nel trasportare pali e eliche lunghe sessanta metri fino in vetta ai crinali.  Benati ha esaminato il percorso dei “convogli eccezionali” che effettueranno il trasporto degli enormi componenti. Andranno aperte nuove strade, in parte lastricate a cemento che sventreranno le foreste, e le strade stesse certamente non saranno ripristinate, ma anzi, saranno sfruttate a piacimento e non solo per la manutenzione dei generatori eolici.  Il progetto è stato presentato dalla Azienda AGSM di Verona lo scorso novembre nei comuni di Vicchio e Dicomano e presentato ovviamente come perfettamente compatibile e efficiente.

Recentemente è stata stabilita, a grande richiesta popolare, dalla Regione Toscana una “inchiesta pubblica” su tutto il progetto, della durata di 90 giorni a partire dal 16 maggio e c’è da star certi che i cittadini si faranno sentire.

Rimane la sensazione che a valle, a Firenze e nelle città non si sappia granché del fatto che i crinali appenninici siano in via di deturpazione per una produzione di energia elettrica che non convince, sia per la ventosità irregolare e stagionale, sia per il fatto che quando le pale sono ferme si dovrà comunque sfruttare altre fonti di energia magari termica per evitare black out.

Qualche giorno fa l’associazione Amici della Terra, forse la prima ambientalista in Italia, nata nel 1978, ha pubblicato un articolo durissimo e molto dettagliato nel quale afferma tra l’altro: “…il sistema delle rinnovabili elettriche non programmabili, in particolare l’eolico in un paese senza vento sufficiente, si conferma insostenibile senza un sistema perpetuo di sussidi statali. Il resto sono frottole.”

A questo proposito, in attesa di esaminare più a fondo il disperante problema del “che fare dopo il Coronavirus?”, il governo avrebbe da subito la concreta possibilità, nei prossimi dodici mesi, di recuperare 12 miliardi, con i quali reperire le risorse necessarie per migliorare la sanità pubblica senza nuove tasse e senza firmare cambiali. Basterebbe sospendere (o tutt’al più spostare in avanti di un anno) le vergognosissime rendite parassitarie di cui godono oggi questi signori (che hanno già ampiamente ammortizzato i loro investimenti), che invece le vogliono (almeno) raddoppiare entro il 2030, oltre tutto sfregiando, senza più limiti e tutele, il nostro Paese. (http://astrolabio.amicidellaterra.it/node/2106)

Più chiari di così!  (… segue) ».

Claudio Gherardini