Riportiamo qui di seguito un articolo apparso su un giornale locale digitale dal titolo “Le lacune storiche del fascicolo “In Mugello” del Galletto. La lettura critica di un lettore”. Il pezzo vuol fare le pulci al supplemento de Il galletto che viene distribuito nei mesi estivi alle strutture turistiche del territorio per fornire informazioni ai loro ospiti su cosa fare e cosa vedere in Mugello. Ne è venuta fuori una vera e propria perla di “giornalismo spazzatura” che ignora e si fa beffe di tutte le regole e criteri più elementari su come si fa informazione e su come si fa ricerca e divulgazione storica. Cerco di essere sintetico e di andare per punti perché gli svarioni e le scorrettezze sono tante.

L’articolo è anonimo, non porta la firma di un giornalista o redattore. Non solo; riporta le osservazioni di un lettore, anche questo anonimo e nemmeno identificabile. Quella dell’anonimato è una pratica abituale per questo coro confuso e indistinto di voci digitali che dovrebbe essere un media locale. Su Facebook si nasconde infatti sotto lo pseudonimo di “Massimo Mugello”. Circolavano voci su chi fosse il principale consumatore di tale pseudomino. Ma interpellato, l’interessato smentisce: lo era, ma non lo è pressoché più. E nemmeno è stato lui a mettere insieme la spazzatura. In tal caso le regole vogliono che gli scritti anonimi su un giornale (e anche su qualcosa che gli assomiglia) si attribuiscano al direttore responsabile. Mi auguro che il direttore non abbia letto ciò che viene pubblicato a suo nome e che si tratti solo di omissione al dovere di controllo che la legge gli impone. Altrimenti mi cascherebbero le braccia se si fosse preso la briga di postare spazzatura del genere dopo da quasi quarant’anni che si dice giornalista con esperienze su quotidiani e che cura la comunicazione esterna d’importanti e rispettabili associazioni. Oltretutto il “redattore” scrive solo poche parole d’introduzione agli sfondoni del lettore, ma riesce a infilarci delle falsità. Dice che la pubblicazione “In Mugello” è finanziata dall’Unione dei comuni. Ripeto: falso. L’Unione dei comuni acquista copie della rivista. Riceve un servizio come lo ricevono gli inserzionisti pubblicitari che trovano la rivista ben fatta e molto letta. E l’Unione paga il servizio al pari degli inserzionisti e tutti insieme ripagano le spese della rivista. Normale domanda e offerta sul libero mercato con cui vanno avanti le pubblicazioni serie e autonome. Un “giornalista” non dovrebbe scrivere per sentito dire, ma andare alla fonte.

E passiamo alle critiche dell’anonimo lettore. Non sono uno storico, ma mi sembra che costui non abbia la minima idea nemmeno di cosa sia il metodo storico. Inutile, anzi sbagliato scrivere  “C’è un errore perché c’è una fonte che dice un’altra cosa”. Tutta la storia è fatta da fonti che si rincorrono, si aggiornano, si sovrappongono. Compito dello storico è proprio quello di ricostruire un racconto leggibile, probabile e onesto in base alle fonti di cui dispone, sempre pronto ad aggiornare tale racconto per l’acquisizione di nuove fonti. Insomma le fonti che il “lettore” erge al rango di sempre vere e inconfutabili esistono solo nella sua testa. Ma nella foga di questo esercizio da possessore della verità rivelata che illumina i dubbi (e anche gli errori, perché no) d’incolti scribacchini non si accorge di far sfoggio di tutta la sua ignoranza, dimostrando, ad esempio, di ignorare le regole dell’italiano scritto. In italiano anche l’uso delle maiuscole e delle minuscole risponde a regole (abbastanza) precise. E se le ignori confondi il corretto uso delle minuscole con un errore storico.

Se proprio voglio trovare un senso a questa spazzatura che proprio un senso non ce l’ha, provo a pensare che sia un’operazione di marketing per denigrare un altro organo d’informazione che opera nello stesso bacino. Ma in questo senso siamo nell’ingenuità e nell’ignoranza delle più elementari regole di marketing. Chi prova a leggere critiche così sprovvedute rivolte da un giornale a un altro giornale si rende subito conto di aver tra le mani una fonte inaffidabile che vuol fare il proprio interesse invece di fare informazione. Concludo con un’ultima regola semplice semplice, ma fondamentale: I lettori non sono stupidi.

Pietro Mercatali

Le lacune “storiche” del fascicolo “In Mugello” del Galletto. La lettura critica di un lettore

MUGELLO – Un lettore ci ha inviato una lettura critica di “In Mugello. The heart of Tuscany”, il fascicolo edito dal Galletto e finanziato dall’Unione dei Comuni, distribuito alle varie strutture turistiche del territorio. Il lettore preferisce non entrare nel merito dell’aspetto estetico del libretto, che mostra una grafica parecchio demodé -ma tutti i gusti son gusti…-. Magari l’ultima pagina, con l’elenco delle strutture ricettive e dei numeri utili, praticamente illeggibile perché scritto in caratteri microscopici, poteva essere evitata. Così come lascia parecchio perplessi sfogliare la sezione “Mugello da scoprire” e scoprire che ci si è completamente dimenticati di due comuni, Firenzuola e Palazzuolo sul Senio (mentre c’è ancora San Piero a Sieve). Al di là di queste evidenti lacune, il lettore ha trovato nei testi alcuni sfondoni storici e li segnala, magari per evitarne il ripetersi, nelle successive edizioni, se ci saranno.

In Mugello, The heart of Tuscany

Pagina 3 – “Con il passaggio sotto il dominio delle signorie, tra le quali gli Ubaldini, gli Alberti e i Conti Guidi, …” – queste famiglie amministravano i territori nella forma del feudalesimo, peraltro rimosse nel periodo dei comuni, in ogni caso le “signorie” sono successive al dominio di queste famiglie.

Pagina 3 – “Così nei luoghi, dove si formerà il genio artistico del Giotto e del Cimabue, …” – non abbiamo alcuna fonte documentale, tantomeno aneddotica o di tradizione (oggi si direbbe gossip), sul fatto che Cimabue possa aver formato il suo genio artistico in Mugello.

Pagina 28 – “La Fortezza (fortezza di San Martino, n.d.a.) disegnata dall’architetto Bernardo Buontalenti per volere ….” – il progetto, quindi il disegno, è di Baldassarre Lanci, che morì prima che fosse ultimata. La costruzione venne proseguita da Simone Genga e completata da Bernardo Buontalenti che, dunque, portò a compimento un progetto, un disegno, non suo.

Pagina 28 – “Il Trebbio, situato sul poggio omonimo, sede del trivio romano voluto dal console Caio Flaminio, …” – non si capisce da dove scaturisca questa asserzione. Il trivio romano ma certamente ancor prima etrusco, non trova alcun riscontro nella correlazione al console Caio Flaminio. Forse una libera deduzione tratta dall’ipotesi che potesse, reitero il potesse, trovarsi sul tracciato della strada
romana denominata Flaminia militare, o Flaminia minor, e congiungente i resti dell’antico ponte del Colombaiotto rinvenuto durante gli scavi per l’invaso di Bilancino. Tuttavia, questa porzione del tracciato potrebbe, reitero il potrebbe, essere una variante successiva della originaria Flaminia minor che, più logicamente, passava dal passo di Combiate e giungeva a Vigesimo (badia a Vigesimo, oggi Barberino di Mugello). La correlazione a Caio Flaminio è azzardata, priva di fondamento.

Pagina 34 – “La Pieve di San Lorenzo, antecedente al 1000, conserva all’interno la “Madonna con Bambino”, ….” – magari sarebbe più corretto definirla “Madonna senza Bambino” essendo una porzione, certamente, di una pala d’altare più ampia pur tuttavia senza il Bambino Gesù.

Pagina 35 – Strano, nella pagina dedicata a Vicchio non si trova alcun accenno a Guido di Pietro, poi Giovanni da Fiesole, insomma il Beato Angelico.

Pagina 38 – Le memorie si dicono scritte da Fuligno di Conte di Averardo de’ Medici, e non da Filigno. Soprattutto “… fra il 1268 e il 1318 Averardo de’ Medici e il proprio figlio omonimo acquistarono terre e poderi in Mugello, …” – ebbene, i figli di questo Averardo de’ Medici (morto nel 1319, non l’Averardo detto Bicci, da cui si propagherà il ramo dei Medici di Cafaggiolo, ma è suo nonno) ha questi figli Giovenco, Jacopo, Conte (il padre di Fuligno), Talento, Francesco e Salvestro (o Chiarissimo), sicché nessun “proprio figlio omonimo”.

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 25 settembre 2019