Ce lo chiedono i lettori: perché alcuni uffici pubblici non hanno ancora riaperto? Con tutte le dovute misure di sicurezza tutte le attività sono ripartite, compresi alcuni enti come i comuni, che, per la verità, pur tra mille difficoltà, non hanno mai chiuso. Anche le poste, dopo settimane di chiusura di molti sportelli in Mugello nel momento acuto dell’epidemia Covid, ora son tornate a funzionare a pieno regime. Hanno riaperto anche i centri di raccolta dei rifiuti e son tornati a funzionare i servizi di trasporto pubblico. Ma c’è chi non “vuole” riaprire. A Borgo rimangono chiusi gli sportelli dell’INPS e di Publiacqua e c’è incertezza su quando riapriranno. Da Publiacqua fanno sapere che presto decideranno quando riaprire. Infatti  al momento sono stati riaperti solo gli Uffici di Firenze, Prato, Pistoia e San Giovanni Valdarno. Per gli Uffici più piccoli e dove le norme di distanziamento ecc. sono più complesse è stato deciso di prolungare la chiusura. Appena verrà presa una decisione per riaprire avvertiranno i cittadini”. Dall’INPS non abbiamo informazioni.

Eppure entrambi gli sportelli  servono un zona vasta come tutto il Mugello e non gli mancano i “clienti”. Ed è una zona dove pensare di far tutto on line è  fuori dalla realtà. Ci sono vaste parti del territorio che non hanno copertura internet o ce l’hanno a singhiozzo. Ci sono tante persone, specie tra gli anziani che non usano o addirittura non conoscono le tecnologie digitali e che ora devono andare a Firenze per seguire una pratica, come ci raccontano alcuni lettori. Ora che tutto sta tornando in attività non sembrano reggere le motivazioni che fanno riferimento a locali piccoli dove non si può rispettare il distanziamento e le altre misure anticovid. Avete presente l’ufficio postale di Panicaglia? E’ una stanzetta angusta, ma ha riaperto. E’ vero: non ci va molta gente, ma se capita c’è tanto spazio per far la fila fuori senza assembramenti e con il bel tempo è un disagio sopportabile.

Purtroppo queste riaperture a macchia di leopardo degli uffici danno la misura dei gravi limiti del nostro sistema pubblico, limiti che hanno radici ben più profonde e preoccupanti del periodo d’emergenza appena trascorso. E’ di questi giorni la polemica innescata dal neopresidente della Confindustria fiorentina a proposito dello scarso impegno dei dipendenti pubblici. A mio avviso è un’affermazione generica e per molti versi ingiusta. Medici e infermieri che si sono sacrificati fino a mettere a rischio la vita sono dipendenti pubblici come lo sono gli insegnanti che hanno continuato a seguire con impegno i nostri figli nonostante il lock down o le forze dell’ordine che non si sono risparmiate. Altrettanto però meraviglia la difesa senza distinguo dei sindacati di tutti coloro che occupano un posto pubblico. E’ una difesa che non tiene conto di ordinamenti e strutture di molti settori della pubblica amministrazione che “sollevano” i dipendenti dai loro obblighi di servizio trincerandosi dietro cavilli o formalismi o semplicemente tollerando l “imboscamento” per motivi che niente hanno a che fare con il pubblico servizio. Non si capisce perché il sindacato continui a sostenere anche queste situazioni. Difendere l’indifendibile è un grave danno a chi, anche nel pubblico, fa il proprio dovere di “civil servant” con abnegazione come è stato dimostrato in questa emergenza. (Pietro Mercatali)