Antonio Landini, come tanti altri agricoltori mugellani, vittima dei branchi di cinghiali che devastano i campi coltivati

Quella di Antonio Landini è l’ultima del lungo elenco di proteste degli agricoltori mugellani che non riescono a salvare le loro coltivazioni dal flagello dei branchi di cinghiali, cervi, daini e caprioli che invadono e distruggono i loro campi. “Si semina per dar da mangiare ai cinghiali e poi si aspettano anche due anni per i magri rimborsi che arrivano dalla Regione – dice Landini – non si può fare coltivare in questo modo e lo dico io che lo faccio per passione, figurarsi l’agricoltura la fa per vivere. Antonio ha un’azienda di 50 ettari alle Caselle di Vicchio proprio alle pendici dell’Appennino dove finiscono i boschi e iniziano i campi coltivati. Il posto ideale per i cinghiali e gli altri ungulati per trovare da mangiare durante la notte e rientrare nel bosco all’alba. In Mugello queste sono scene ormai consuete. Un branco di cinghiali in una notte può saccheggiare mezzo ettaro di coltivazioni. “Tra leggi incomprensibili e mancanza di mezzi non sappiamo più come difendersi. Mi sono rivolto alle squadre dei cinghialai, ma mi hanno detto che la legge ora proibisce le battute a caccia chiusa cioè quando le coltivazioni sono sui campi. Ho chiesto aiuto alla Città metropolitana che dovrebbe inviare le guardie venatorie per l’abbattimento. Ma mi hanno risposto che, chissà perché, le guardie venatorie sono impegnate a regolare il traffico sulla FI-PI-LI. E’ venuto solo un volontario di Gattaia, su incarico della polizia venatoria. Ma non può star dietro da solo tutte le notti a branchi di venti-trenta cinghiali. E’ riuscito ad abbatterne uno: un gigante di 120 chili, davvero eccezionale per animali che da adulti pesano tra i 60 ei 70 chili. Si tratta di grossi animali ibridi con i maiali ancora più voraci. Per i cervi e gli altri ungulati – prosegue Landini . la storia non cambia. Anche per loro la caccia di selezione si può fare solo quando si è mietuto quel poco di piante che resta dopo che gli animali hanno saccheggiato i campi e il nostro lavoro” (P.M.)