I Comuni della Romagna Toscana hanno costituito un’associazione per promuovere quei territori ricchi d’arte, di storia e di beni ambientali che si snodano tra l’Adriatico e l’Appennino. Dell’Associazione fanno parte anche i Comuni dell’Alto Mugello, Marradi, Palazzuolo e Firenzuola. Ma tutto il Mugello ha comunanza di storia, di cultura, d’arte e di cucina con queste terre che fino all’inizio del ‘900 furono terre di Toscana sotto i Medici, i Lorena e il Regno d’Italia finché Mussolini non le volle nella nuova provincia di Forlì. A Bagno di Romagna, a Rocca San Casciano, in altri centri sugli antichi palazzi si vede ancora lo stemma dei Medici. Di recente i comuni di qua e di là dell’Appennino hanno iniziato a tracciare un percorso storico, gastronomico e di trekking che si chiamerà le vie dei Medici. Sono tante le vicende storiche e artistiche e i personaggi che uniscono la Romagna Toscana con Firenze e il Mugello. I Briganti romagnoli, che a metà dell’ottocento imperversavano in queste zone sulle orme di Stefano Pelloni detto il Passator Cortese, fecero frequenti scorrerie in Mugello da Dicomano a Piancaldoli. Il romagnolo di Forlimpopoli Pellegrino Artusi, dopo un drammatica vicenda di cui fu protagonista proprio il Passatore, si trasferì a Firenze, dove scrisse il suo libro di ricette al crocevia tra la cucina romagnola e quella toscana, diventato la Bibbia delle massaie di tutta Italia. E l’Artusi nei suoi frequenti viaggi tra Forlimpopoli e Firenze era di casa in Mugello. E tra le tante cose d’arte e di storia in comune non poteva mancare un Chini. L’eclettico artista borghigiano Tito Chini, erede di Galileo progettò e decorò il complesso delle terme di Castocaro

Tito Chini nacque a Firenze da Chino Chini. Il padre fu artista, esperto chimico ceramista, cugino e collaboratore di Galileo Chini nella manifattura fiorentina Arte della ceramica dal 1896 e successivamente, dal 1906 nella manifattura Fornaci San Lorenzo di Borgo San Lorenzo (FI). Tito, artista eclettico di grande cultura, discendente da una famiglia di artisti, fu inserito dal padre, come il fratello minore Augusto, nella manifattura borghigiana, studiò presso la Scuola d’Arte in piazza Santa Croce a Firenze e si diplomò nel 1916. Collaborò quindi giovanissimo con le Fornaci San Lorenzo divenendo nel 1925 direttore artistico dopo l’abbandono di questo ruolo da parte di Galileo, carica che mantenne fino alla chiusura della manifattura a causa del bombardamento aereo del 1943. Tito Chini con la sua produzione artistica rivendicò l’eccellenza manuale dell’artista-artigiano, concependo l’arte decorativa moderna in stretto rapporto con l’architettura. Secondo la sua filosofia di vita l’arte e di conseguenza la bellezza dovevano entrare nella quotidianità, secondo un progetto di democratizzazione dell’arte.

Tito Chini, pur essendosi formato attraverso l’esperienza appresa nella manifattura ceramica di famiglia, cercherà attraverso il suo temperamento di superare e rinnovare la produzione artistica delle “Fornaci San Lorenzo” che già con Galileo Chini avevano toccato l’apice del successo. Fu lui a rinnovare il repertorio dell’azienda di famiglia verso motivi più art déco, ispirati a Giò Ponti e Guido Andloviz.

Tito Chini è sepolto vestito con l’abito francescano a Palazzuolo sul Senio, nel paese di origine della moglie Valentina, dove risiedette con la famiglia Bianconcini Strigelli ed ebbe importanti incarichi.

Collaborò nel 1938 alla progettazione e decorazione del Padiglione delle Feste del complesso termale di Castrocaro realizzando tutto l’apparato decorativo interno ed esterno e nel 1940 alla Cappella della Madonna dei Fiori nella chiesa parrocchiale di Castrocaro

 

Il complesso Art decò delle Terme di Castrocaro

Il complesso termale, il cui stile marcato Art-decò lo rende unico in Italia nel suo genere. Fu realizzato negli anni Trenta e Quaranta, è composto dal Padiglione delle Feste, dal Grand Hotel e dal Padiglione termale. Il Padiglione delle Feste è, dei tre edifici, certamente quello di maggior pregio. Di grande pregio architettonico, si distingue per eleganza e raffinatezza nel panorama nell’architettura razionalistica italiana del Ventennio. Venne inaugurato nel 1938 su progetto dell’ingegnere Diego Corsani, con decorazioni in puro stile Art-Decò del celebre Tito Chini.
L’elegante costruzione, a pianta di tipo basilicale, si articola su due piani, ed è caratterizzata esternamente dal rivestimento in laterizio, con i volumi delineati da modanature in bianco travertino e marmo nero. Assai caratteristica è la facciata, formata da un corpo centrale semicircolare, rivestito in bianco travertino con ampie aperture su due piani, e due corpi laterali, rivestiti con mattoni iridescenti, su cui campeggiano formelle in rilievo a lustri metallici: cornucopie, delfini, anfore. Due eleganti fontane in marmo verde completano gli ornamenti della facciata. In alto campeggia la scritta “PADIGLIONE”, ai cui lati sono due grandi formelle che rappresentano la Maternità. All’interno dell’edificio si trova un’ariosa e scenografica entrata semicircolare, dominata da due ampie scale elicoidali collegate tra loro da una terrazza a sbalzo che prospetta sul salone. Il pavimento è in marmo, con al centro un grande e bellissimo mosaico circolare in formelle di maiolica policroma, riproducenti quattro maestosi galeoni a vele spiegate. Al centro dei quattro mari campeggia la rosa dei venti. La sala è sovrastata da un lucernario circolare a tre fasce concentriche, ornate dai simboli delle costellazioni, dello zodiaco e delle stelle.
Segue il salone, di notevole eleganza, utilizzato per feste da ballo, conferenze, proiezioni cinematografiche. La parte terminale del salone, semicircolare e appena sopraelevata, è di grande impatto scenico, ottenuto da due fontane simmetriche in mosaico di tessere dorate e marmo verde, e dal pavimento in formelle di maiolica policroma riproducenti un variopinto fondale marino popolato da pesci di ogni tipo, reali e immaginari. Ai lati del salone sono due gallerie, che mettono in comunicazione con varie sale da gioco e da relax. I motivi decorativi delle varie sale ripropongono elementi classici dell’Art-Decò: delfini, cascate d’acqua, cornucopie, anfore, vasi fioriti, melagrane, segni zodiacali.

Il Grand Hotel e lo Stabilimento termale, ultimati nel 1943, risentono stilisticamente delle vicissitudini belliche; meritano comunque una visita.
Nel Grand Hotel si possono ammirare le originali soluzioni ceramiche del banco-bar, i lucernari decorati, le formelle a lustri metallici. Nelle pareti dello scalone si possono ammirare i dieci grandi pannelli di Tito Chini, un vero ciclo decorativo di ispirazione medievale, riproducente i lavori agresti legati ai mesi e alle stagioni.
Nei dieci quadri, detti “i mesi”,  l’artista toscano fece grande uso delle stupende lacche dorate, influenzato, forse, dalle opere di un artista giapponese con cui collaborò.
Nell’atrio dello stabilimento termale si possono infine ammirare due grandi dipinti a stucco e foglia d’oro su legno, che rappresentano motivi campestri e marini, dal sapore vagamente metafisico.

 

I testi sono tratti dal libro “Castrocaro, il patrimonio artistico, architettonico e ambientale di Castrocaro, Terra del Sole e Pieve Salutare” , Edizioni Pontevecchio, 2009.