RICORDO DI GIANFRANCO D’ONOFRIO E DEI MERAVIGLIOSI ANNI CINQUANTA

 

Se n’è andato il 12 marzo 2019, a ottantacinque anni, Gianfranco D’Onofrio e io l’ho saputo soltanto alcuni giorni dopo…e non dico questo per scusarmi della mia assenza ai funerali che si sono svolti a Borgo San Lorenzo, partendo dall’Oratorio della Venerabile Confraternita di Misericordia; sì, infatti, non ci sono scusanti.

Conobbi Gianfranco alla fine degli anni Sessanta nella Redazione de “Il Giornale d’Italia” dove andavamo a portare i nostri “pezzi” e ci incontravamo più volte a prendere le prime copie de “La Nazione”, a mezzanotte, presso la redazione in via Paolieri e, poi, via in piazza Beccaria a prendere il caffé e le ciambelle al bar dell’angolo che restava aperto tutta la notte – allora i giornali si facevano di notte e i giornalisti e i tipografi andavano al lavoro verso le 20 e facevano le ore piccole – e allora cominciava l’Amarcord  e lui rimaneva di stucco quando gli sciorinavo, quasi a memoria, gli avvenimenti salienti degli anni Cinquanta e, per di più, tutto lo sceneggiato de “Il Grillo canterino” del quale, con Silvano Nelli, lui era “il padre”….

Erano, almeno per me, i meravigliosi anni Cinquanta quando il primo pomeriggio della domenica la mia famiglia – quasi al completo – era riunita intorno alla radio a sentire quel programma vernacolare, “Il Grillo canterino”, appunto, che faceva, come allora si diceva, “schiantare dal ridere”…

Era il 1951 non c’era ancora la televisione e , l’estate, presso l’Arena “La Magnolia” di Borgo San Lorenzo vidi il film “Guardie e ladri” con Totò e Aldo Fabrizi e non pagai nemmeno il biglietto perché la signora Lina Tagliaferri ci dava una “lucciola” (per le scale non c’era la luce) e ci faceva andare in casa sua dove vedevamo i film dalla finestra di salotto che dava sul giardino de “La Magnolia”….

La gente cantava -. allora la gente aveva ancora voglia di cantare – l’ultimo successo di Sanremo : “Grazie dei fiori” la canzone che, più che cantare, “interpretava” la Nilla Pizzi….

L’anno dopo, nel 1952, ai salesiani, al don Bosco, ancora bambino, per la prima volta assistei alla proiezione del film Don Camillo, con la regia di Julien Duvivier, tratto dal celebre romanzo dello scrittore Giovannino Guareschi… la coda al botteghino….e il film replicato per una settimana di seguito comprese le due domeniche…era un film interpretato da Fernandel nei panni di un parroco “conservatore” e da Gino Cervi nei panni del sindaco comunista ….

Intanto il disco più gettonato dai primi jukebook era  “Vola colomba bianca” cantata da Nilla Pizzi che aveva ri-vinto il festival di Sanremo…mentre nel 1953 nasce il film-commedia con “Pane, amore e fantasia” con Vittorio De Sica e la Gina Lollobrigida (la Bersagliera)….e poi “I Vitelloni”, uno sguardo ironico dalla provincia, mentre a Sanremo, nel 1954, veniva “incoronata” una canzone, cantata da Gino Latilla e Giorgio Consolini, che farà versare fiaschi di lacrime alle mamme, alle nonne, ai babbi e ai figli: “Tutte le mamme”  in cui si diceva che “*son tutte belle le mamme del mondo/ quando un bambino si stringe al cuor/ sono l’ immagini della Madonna / la più sincera dell’umanità….” * Giovannino Guareschi con il “Don Camillo e il suo gregge” – che la mamma ci leggeva, alla sera, in casa- vinceva il Premio Bancarella mentre uscivano i film “Senso” di Luchino Visconti, “La Strada” di Federico Fellini con la Giulietta Masina, “Fronte del Porto”, stupendo, di Elia Kazan con Marlon Brando e,infine, Jhonni Guitar dell’americano Nicolas Ray..anche questo visto dal salotto della signora Lina….

E allora dicevo a Gianfranco : “Ti ricordi di Gano? I’ duro di Sanfrediano?”

“…Già, proprio a me lo domandi, scrissi il primo copione con Nelli – mi rispondeva – figurati era la voce Di De Cristoforo…fu la “figura” che ebbe più successo nel nostro programma…insieme a quelle dell’Iris e dell’Amneris le due “portoghesi” che si imbarcavano sul tram e cercavano di non paghere il biglietto…erano interpretate -continuava Gianfranco – dalla Wanda Pasquini e dalla Nella Barbieri, due “colonne” del teatro vernacolare fiorentino…”

Ma anch’io lo ricordavo bene “I’ Gano…i’ duro di San Frediano..o meglio i’ leone di via de’ Serragli”, con i capelli alla “Marlone” cioè molto corti, sparpagliati qua e la’, come li portava Marlon Brando in “Fronte del Porto”…allora molti giovani i capelli li portavano così, “mitragliati” come dirà poi Gano nel suo colorito linguaggio per cui la ragazza diventa una “pischella”, il cazzotto un “sommommolo”, e l’attore americano Spencer Tracy, “Spezza Trenci”….e il Gano – nome preso da Gano di Magonza antagonista di Orlando nelle gesta epiche dei “Reali di Francia” – indossava anche un “mongomerino” tenuto chiuso da dei piccoli legnetti infilati in occhielli di corda che, appunto, Gano ribattezzerà “ssuppostine”. E il calzino rosso, ben visibile: una divisa che molti giovani, non solo sanfredianini, faranno loro.

Ed era i’ Gano uno spaccone, un bulletto d’allora, un dongiovanni senza fortuna – oggi si direbbe “sfigato” – perché le sue avventure finiscono sempre male per …lui.

Vuol fare il duro e pur riconoscendo la sconfitta ne attribuisce le cause al destino cinico e baro…ma si rifà, almeno a parole e grida sempre all’indirizzo del suo aggressore : “Eh…ma se te lo rintoppo….”

E i quegli anni vincerà il Nobel per la letteratura (1954) Hernest Heminguey mentre inizia i suoi programmi e le trasmissioni regolari la RAI che all’inizio ha solo 24.000 abbonati ma che, in breve, cambierà i nostri ritmi di vita e scandirà i tempi della giornata con i telegiornali (al Sud si anticiperà l’ora di cena), la TV dei ragazzi,….nel 1959 la televisione è seguita da 20 milioni di persone…

Intanto nel 1955 Tullio Pane e Claudio Villa, con i suoi gorgheggi da “cantore” della Cappella Sistina (come lo definì Vittorio Gasman ne “Il Mattatore”), vincono Sanremo con una canzone non certo augurale :

“Buongiorno tristezza” che, semmai segnerà, l’anno successivo con l’affondamento il 25 luglio alle 23,30 dell’Andrea Doria, la tragedia nel centro minerario di Marcinelle, in Belgio, dove periranno, per un’esplosione sotteranea 270 minatori di cui 193 italiani, la rivolta contro il regime comunista in Ungheria dove interviene, con i carri armati, l’URSS, ma incontra una dura resistenza dei giovani studenti e lavoratori e di alcuni reparti dell’esercito….mentre il grande Vasco Pratolini vince il “Viareggio” con il suo “Metello”…il personaggio che arriva a Firenze proveniente da Rincine…dove era stato portato “a balia” ancora lattante e anche questo libro un po’ di scandalo lo farà ma non mai come i due romanzi di Pier Paolo Pasolini “Ragazzi di vita”(1955) e “Una vita violenta”(1959) ambedue in dialetto romanesco sulla vita del sottoproletariato…molte le polemiche per il crudo realismo dei due romanzi, peraltro bellissimi.

Intanto al cinema “Don Bosco” si potrà assistere alla visione del capolavoro “Marcellino Pan e VIno” del regista Ladislao Wajda e interpretato dal piccolo Pablito Calvo.

Ma concordavo con Gianfranco D’Onofrio che l’avvenimento più saliente del

1955 fu la nascita di “Lascia o Raddoppia” un gioco a quiz condotto all’italo americano Mike Bongiorno, dal Teatro della Fiera di Milano, che parte da un premio di lire 2500 in gettoni d’oro fino a cinque milioni …un gioco, come scriverà Oreste Del Buono, che *”rispecchia adeguatamente i valori del momento mutuati dalla colonizzazione americana : competitività, abilità individuale, scalata alla ricchezza possibile al povero attraverso i sacrifici dello studio e l’esercizio della memoria, e anche i valori italiani di sempre come la speranza nella fortuna, la fiducia nel proprio fascino personale(…)la vanità esibizionistica.”* I personaggi che entrano nella quotidianità e nell’immaginario degli italiani sono, ad esempio, Paola Bolognini, avvenente biondona, espertissima nel calcio, fino allora assoluto campo maschile; la tabaccaia tettona Garoppo, il curioso ed eccentrico Gianluigi Marianini etc. etc…

In TV nasce poi la satira con il varietà . “Un – due e tre” andata in onda per sei anni a partire dal 1955 con il celebre sketch dei due contadini toscani Taracchi e Tito (Tognazzi e Vianello) : “Tito te t’ha ritinto i’

tetto ma un tu te n’hai a intende tanto di tetti ritinti”…

“Ma noi resistemmo a tutti i marosi – mi diceva Gianfranco – e la trasmissione “I’ Grillo canterino” se non superava uguagliava “Lascia o Raddoppia”…”

Ed eccoci agli altri personaggi usciti dalla penna agile di Gianfranco D’Onofrio e Silvano Nelli : l’Iris e l’Amneris (rispettivamente Wanda Pasquini e Nella Barbieri), due popolane fiorentine , utenti dell’ATAF, che sul tamvai o “sull’autobusse” dove a sedere su un seggiolone c’è il fattorino – personaggio essenziale in queste scenette – che, durante l’ora di punta, specialmnte sulla piattaforma, dove sostano Iris ed Amneris, ne vede e ne sente di tutti i colori. C’è un eterno conflitto tra il “bellicoso” fattorino e le due donne che intendono viaggiare “a ufo”…

E che dialoghi esilaranti: *ad una fermata Iris ed Amneris, per non pagare il biglietto, scendono improvvisamente dalla piattaforma…*

*Fattorino: (…)O cimbardose…risalite subito in vettura…sennò mi calo

io…*

*Amneris: – Poero Cocco…Ora se la permette sian libere…noi!! Libere noi…e “giocondo lei ! la ce l’ha scritto anche su ‘i capo…* *Fattorino – Voiartre di bello un vu ci avete che vu siete ormai lontane da i’ mi’ tiro!!..sì perché sennò…i’ profilo etrusco …e ve lo rifacevo a manate in modo brusco!! Brutte antepatiche e truffaldine!* *Amneris : – Ceppicone, fattomale! e bischero ! Ovvia così e siam…tre  a tre!! (minacciosa) e poi ..e poi…se la un chiude subito codesto

“becco”…*

*Iris – “BECCO”!!!*

*Amneris – ecco, sì, brava Irisse…”BECCO DU VOLTE” …io risargo in vettura e parola mia…e fo un fattorinicidio!!!* E poi i’ nonno di Casa Schianti, interpretato dal grande attore Rino Benini ( sua figlia era una mia cara amica, pittrice, e “correligionaria”…di

partito…) E quando al nonno, voracissimo, domandano dove sia finita la colomba pasquale risponde candido : “La sarà volata ni caffellatte…”

Mentre Moro e Archibugio…nati quando i cavalli a quattro zampe sono ancora di moda…ma, ora, soppiantati dai “cavalli a motore…per cui Moro e Archibugio rimangono pressoché disoccupati e, “posteggiati” in piazza San Giovanni, criticano tutto e tutti e il perenne brontolio si interrompe solo al richiamo di Nanni, i’ vinaio, dove, davanti a un bicchiere di “rosso” riescono a dimenticare gli annosi problemi fiorentini e a filosofare che “* a i’ mondo siamo tutti provvisori e tra un milione d’anni siamo tutti belle e morti” *ma c’è sempre chi chiosa speranzoso *”speriamo di no!”* Non vedevo Gianfranco D’Onofrio dal 1977 quando mi fece dono del libro, scritto “a quattro mani” con Silavano Nelli, “I Grillo canterino”(Edizioni Libreria Firenze)….lo rividi nelle televisioni private negli anni Ottanta con una riedizione de “Il Grillo canterino”…che però aveva, almeno per me, perso il suo incanto. Né lo incontrai nella redazione dell’edizione toscana de “Il Giornale” al quale collaborò fino alla sua chiusura. Seppi che era tornato di casa a Barberino…e seppi, poi, che, da anni, era “ospite” della Casa di Riposo San Francesco dove, da lì. mandava ancora i suoi pezzi al “Galletto”… è stato lì, al villaggio San Francesco, per tanti anni…. e quante volte avevo promesso a me stesso di andare a trovarlo…e quanto piacere gli avrebbe fatto una visita…almeno per ringraziarlo delle tante ore liete passate davanti alla radio…

Ora arrivano i rimorsi…reciterò, per te, stasera il “De profundis”, caro Gianfranco, e che la terra ti sia lieve…

*PUCCI CIPRIANI*