Tra le celebrazioni organizzate dal Comune di Borgo per ricordare l’elezione a Sindaco di Pietro Caiani sabato 12 settembre a Ronta l’autore e il senatore Riccardo Nencini introdotti dall’assessore Baggiani discuteranno sul volume di Massimo Biagioni “Pietro Caiani. Il Sindaco galantuomo” uscito nel 2002 e proprio quell’anno il Galletto pubblicò una recensione del saggio di Massimo Rossi. Ve la riproponiamo a distanza di 18 anni.

Prima però non riesco a trattenere  un ricordo personale ancora lucido nella memoria. Negli anni cinquanta Pietro Caiani, oltre a essere assessore, continuava a fare il suo mestiere di barbiere. Il babbo era cliente fisso di “Bubbolino” come lo chiamavano tutti in paese e come continuarono a chiamare il figlio. Mi portava con se e io ascoltavo la conversazione pacata, gentile, ma non frivola fra quell’ex sindaco socialista e antifascista e il babbo che aveva fatto la campagna d’Etiopia con le camice nere. E’ indelebile il mio ricordo di bambino di quell’uomo anziano con i capelli bianchi, ma ben dritto e sempre elegante con il gran fiocco nero che gli usciva dalla spolverina, che ho saputo esser simbolo socialista e che lui portava con orgoglio e signorilità. Lo avvertivo come un vecchio autorevole e saggio e al tempo stesso affabile e disponibile, senza conoscerne la storia.

 

IL GALLETTO

14-21 Dicembre 2002

E’ stato Pietro Mercatali, direttore del Galletto, a chiedermi di recensire “Pietro Caiani il sindaco galantuomo – Un sindaco socialista alla guida di Borgo San Lorenzo”, opera di Massimo Biagioni presentata con successo sabato scorso a Villa Pecori Giraldi.
Presenti, oltre all’autore, il Presidente del Consiglio Regionale Riccardo Nencini; il Coordinatore della Segreteria Nazionale DS on. Vannino Chiti; il Sindaco di Borgo S. L. Antonio Margheri; l’assessore Patrizia Gherardi, insieme a più di duecento persone per l’occasione convenute.
Ho accettato, nonostante i fatti riportati nel libro si intreccino continuamente e in maniera diretta con la storia della mia famiglia, perché l’ottimo lavoro di Biagioni mi ha colpito per schiettezza narrativa e lucidità di ricerca, per quel tipo di rievocazione storica che coinvolgerebbe chiunque, e non solo chi come me ne è coinvolto, in una lettura appassionata, dove la riscoperta delle radici della democrazia borghigiana emerge vigorosa in ogni pagina.
“Poiché la storia è memoria e nella memoria stanno le nostre radici, il merito dell’autore consiste soprattutto nell’aver rispolverato quelle radici con imparzialità” dice Riccardo Nencini, e aggiunge:”Il sonno della memoria non ci aiuta. Senza memoria, troppi sono i fatti che ci sorprendono. Eppure ci sono cose che sono già accadute”.
Qui, nella vittoria della memoria, sta l’importanza del libro dedicato al Sindaco Caiani, nel far tornare alla luce, quasi magicamente, gli ideali, le battaglie, le opere, che i socialisti di Borgo San Lorenzo hanno portato avanti nella prima metà del novecento.
Oggi, quando il revisionismo storico dilaga e la destra al governo dichiara senza mezzi termini di voler riscrivere, a modo proprio, la storia, ecco che il ricordo indelebile di uomini come Pietro Caiani, Celestino Rossi, Guido Billi, Fiammetta Buonamici, Federigo Dori, assume un’importanza che da politica diventa morale ed etica, con l’indicazione nitida e indissolubile di quelli che sono stati (e sono) i valori del socialismo, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza, contrapposti ai non valori del fascismo, l’oppressione, il populismo, la tirannia.
   Chi sono questi uomini, prima dell’ottimo lavoro del Biagioni colpevolmente quasi dimenticati da chi è succeduto loro nella guida del Municipio e dei partiti della sinistra, se non i padri della democrazia borghigiana?
Dice oggi il sindaco di Borgo San Lorenzo:”La struttura morale di Caiani emerge soprattutto dall’esemplare comportamento con cui affronta la violenza fascista che seminò dolore e morte nelle campagne mugellane con le purghe, le bastonature, le intimidazioni e il saccheggio delle sedi dei partiti e dei circoli democratici. Ma tutto ciò non riesce a piegare coloro che, come Caiani, avevano fatto dell’impegno politico una delle ragioni della propria vita”.
Non so se Biagioni, rievocando Caiani, primo sindaco socialista di Borgo, avesse tra i suoi intenti quello di insegnare e ricordare ai giovani che il socialismo italiano non è stato solo craxismo,scandali e tangenti, ma sono sicuro che quei giovani che leggeranno questo libro si troveranno di fronte ad una storia (vera e viva) che non hanno avuto l’opportunità di conoscere, prima di oggi, ne’ tramite la scuola, ne’ grazie al ricordo dei partiti e degli enti locali, ne’, tantomeno, direttamente dai protagonisti, ormai in buona parte defunti.
Una storia che parla di quei socialisti che con il loro impegno e i loro sacrifici (tanti) ci hanno consegnato un paese, una democrazia, una Costituzione che toccherà ai giovani difendere.
Il 6 agosto del 1922, così scriveva Caiani, nella lettera di dimissioni da sindaco, sotto la minaccia delle armi dei fascisti convenuti da tutto il Mugello:”Il tempo sarà giudice della nostra azione di amministratori, e a questo giudizio noi ci rimetttiamo con animo fidente, certi di avere sempre fatto e cercato il bene di tutti”.
Lo leggano, i giovani, questo libro.
Lo leggano e facciano tesoro dei fatti narrati, pensando ad un sindaco socialista, ad un galantuomo nella vita pubblica e privata, Pietro Caiani i cui primi atti furono le deliberazioni sui sussidi da conferire ai cittadini poveri, sul processo farsa a Sacco e Vanzetti, sull’apertura di nuove scuole rurali a Figliano e Arliano, sul primo piano regolatore.
Lo leggano e si soffermino sugli atti, i verbali, i risultati elettorali riportati in appendice (ottimo il lavoro di ricerca effettuato da Luca Lapi).
Scopriranno allora, ad esempi (pag. 122), che dopo la Liberazione, alle elezioni del 1946, il sindaco eletto fu comunista (Giuseppe Maggi – 5503 voti), ma i primi due votati in assoluto dai borghigiani erano stati, invece, i socialisti Celestino Rossi (5773 – vicesindaco fino all’anno della morte, il 1956) e Pietro Caiani (5513 – assessore anch’egli fino al 1956); oppure che nelle assemblee socialiste di quegli anni già si discuteva dell’importanza dell’unità della sinistra sostenendo “la necessità dell’unità sindacale e la collaborazione col partito comunista, uniti significa evitare altri sacrifici al popolo” (verbale assemblea sezione PSI di Borgo San Lorenzo, 3 febbraio 1946 – pag. 115); o ancora che, quanto strano potrà apparire ai loro occhi, il sindaco Caiani, in omaggio al buon governo della cosa pubblica, si vede costretto a vendere la propria casa, non avendo nessuna entrata legata alla sua funzione di primo cittadino.
L’autore, Massimo Biagioni, dedica la sua opera alla compagna Maria Grazia “per il tempo che le ho sottratto” e al figlio Jacopo “sperando che non sia tempo perso”.
Se, come credo ed auspico, lo compreranno i presidi per le biblioteche scolastiche, lo commenteranno, magari invitando l’autore, a scuola gli insegnanti, lo acquisteranno gli appassionati di storia locale e chiunque vorrà saperne di più sulla politica e sugli eventi che hanno caratterizzato la vita pubblica borghigiana del primo novecento,  caro Massimo, non sarà stato tempo perso per te, ma soprattutto non sarà tempo perso per tutti quelli che al prezzo popolare di 13 euro e 50 centesimi avranno la possibilità di leggerlo e farlo leggere ai propri cari.
Il sonno della memoria genera i mostri.

Massimo Rossi