Procurato allarme è il nome del reato commesso da chi annuncia disastri ed epidemie inesistenti, tali da mettere in allerta le Autorità e la popolazione. Ecco cosa dice il Codice penale, sanzioni e disciplina.

Da quando anche in Italia si sta diffondendo il coronavirus, alcuni hanno parlato di “procurato allarme” ritenendo che giornali e trasmissioni televisive stiano creano allarmismo nella popolazione, mentre il contagio sarebbe sotto controllo e le conseguenze del virus non sarebbero di grave entità, a meno che non attacchi soggetti a rischio.

La denuncia per procurato allarme ha evidenziato notevoli danni all’economia, soprattutto nelle Regioni del Nord Italia, per le quali il Governo ha emanato un decreto contro il coronavirus con misure che sospendono eventi, fiere, manifestazioni e molte attività commerciali.

Dall’altro lato però, c’è chi sostiene che la prevenzione dal contagio giustifichi le misure prese, e quindi non riconosce nell’atteggiamento delle Autorità e dei giornali il procurato allarme.

Procurato allarme: l’articolo 658 del Codice penale

Il procurato allarme è contenuto nel Codice penale nella sezione dedicata alle contravvenzioni concernenti l’ordine e la tranquillità pubblica. Infatti chi procura un allarme falso o sproporzionato provoca un danno all’intera popolazione.

L’articolo in questione è il 658 che recita precisamente:

“Chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l’Autorità, o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da dieci euro a cinquecentosedici euro.”

La dottrina indica questa fattispecie tra i reati di pericolo, dato che il giudice deve verificare se l’allarme è concretamente idoneo a provocare disservizi, allarmismi ingiustificati e quindi arrecare danni ai pubblici servizi. Per procurato allarme, infatti, si intendono tutte quelle notizie false o esagerate che fanno scattare le procedure d’emergenza senza che ne sia bisogno, ad esempio annunciare un incendio, la diffusione di un’epidemia, il pericolo di attentato, e ogni altro fatto che abbia un impatto sociale di considerevoli dimensioni.

Procurato allarme, quali conseguenze?

Chi commette procurato allarme rischia l’arresto fino a 6 mesi e l’ammenda fino a 516 euro. Tuttavia affinché ci possa essere la denuncia e la successiva condanna servono delle condizioni: precisamente che la notizia divulgata sia falsa e che sia idonea a creare panico sociale e a spingere le Autorità ad intervenire.

Inoltre, trattandosi di una contravvenzione, la giurisprudenza ha stabilito l’eventuale errore colposo sull’effettiva esistenza del pericolo annunciato non esclude la punibilità poiché, come sopra riferito, la condotta che integra il reato di procurato allarme è punibile sia a titolo di dolo che a titolo di colpa3.

Diffusione del coronavirus e procurato allarme

Ciò detto sulla casistica giurisprudenziale sopra riportata, bisogna segnalare che, in questi ultimi mesi caratterizzati dalla emergenza Covid-19, sono state numerose le denunce per il reato di procurato allarme a carico di soggetti che, mediante l’utilizzo del sistema di messaggistica WhatsApp o social network, hanno diffuso notizie false ed infondate circa situazioni di pericolo relative al contagio da coronavirus, determinando un ingiustificato allarme sociale nella comunità e, di conseguenza, presso l’Autorità.

Secondo una recente pronuncia giurisprudenziale, condotte similari configurano il reato anche se l’annuncio del pericolo non sia effettuato direttamente all’Autorità ma, in modo mediato, a qualsiasi privato cittadino ossia con comunicazioni dirette, anche astrattamente e potenzialmente, al singolo individuo ed alla collettività8.

A titolo esemplificativo, dalle notizie di cronaca, si è appreso che, nell’ultimo periodo, è stata denunciata, per il reato di procurato allarme, la condotta del sanitario che, a mezzo sistema di messaggistica WhatsApp, ha diffuso notizie allarmanti e non veritiere circa l’incompetenza della struttura ospedaliera di appartenenza nella gestione della emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus, generando caos sociale e sfiducia nelle Istituzioni.

Altresì, è stato denunciato il privato che, mediante l’utilizzo di social network, ha diffuso e condiviso, ad un pubblico potenzialmente ampio, la falsa notizia della presenza di contagiati da COVID-19 presso il proprio Comune di residenza o della violazione della quarantena da parte di soggetti positivi al coronavirus.

La divulgazione di queste informazioni false sulla diffusione del coronavirus non solo ha determinato un generale ed ingiustificato allarme sociale, ma anche l’inutile attivazione delle forze dell’ordine e lo spreco di risorse pubbliche al fine di fronteggiare la situazione di instabilità creata dalla falsa rappresentazione della realtà..

Pertanto, come già riferito in precedenza, ai fini della sussistenza del reato di procurato allarme, non si distingue fra le situazioni in cui l’allarme sia stato procurato dolosamente, e quindi con la consapevolezza dell’inesistenza effettiva del pericolo falsamente rappresentato, oppure colposamente, quindi con irresponsabilità e negligenza nella verifica della attendibilità della notizia diffusa.

Estratti da articoli di Isabella Policarpio e Roberto Tedesco