Una storia vera che sembra un film (di Fiorello Marcheselli)

La prendo larga. Mi riallaccio ad un avvenimento storico che con il Mugello non ha nulla a che fare, ma capirete poi il perché. Siamo nella Parigi di quasi 1000 anni fa (esattamente nel 1117, in pieno Medioevo). La popolazione era di sole poche decine di migliaia di persone ma la città stava urbanizzandosi ed ingrandendosi giorno per giorno. La cattedrale di Notre Dame era in costruzione (proprio la copertura che prese fuoco circa 5 mesi fa, il 15 aprile 2019) e sul colle di Saint- Génevieve (dove pochi decenni dopo sarebbe sorta l’Università della Sorbona) teneva corsi di lettere e retorica un frate di mezza età, di nome Pietro Abelardo. Era un insegnante coltissimo e preparato che divenne famoso con la sua scuola per il suo sapere. Tanto era rinomato e rispettato che il canonico di Notre Dame Fulberto (eminentissimo personaggio anch’esso della Parigi dell’epoca) gli affidò per delle lezioni private la sua giovane nipote Eloisa, appena sedicenne, intonsa e immacolata. Fra il frate letterato e la giovane allieva, nel discettare di greco, latino, letteratura romanza, lingua d’oca, etc., nacque la passione; le lezioni platoniche/letterarie passarono evidentemente a quelle fisiche e corporali e la giovinetta Eloisa si ritrovò incinta. Scandalo! La nipote del canonico di Notre Dame messa incinta da un frate (il suo istitutore e insegnante)! I parenti della giovane, onde attenuare l’onta dello scandalo, piombarono di notte nella casa di Pietro Abelardo e gli tagliarono di netto il suo membro maschile. La giovane venne mandata nel convento di Argenteuil e Abelardo in quello di Saint Denis (infatti dal 1118 sparisce dalla storia). Che fine fece il figlio (o la figlia), se nacque, se Visse, non lo so. Quello che è rimasto a noi dopo 1000 anni sono le lettere che Eloisa e Abelardo si scambiarono dai rispettivi conventi/reclusori. Continuarono infatti ad amarsi fino alla fine della loro vita.

E dopo questo incipit, che nulla ha a che fare con il Mugello, veniamo alla storia nostrana. Partiamo dall’800. Proprio negli ultimissimi anni di tale secolo una ragazza (figlia di coltivatori/mezzadri) di circa 15-16 anni, dal podere fu mandata a fare “la garzona” nella fattoria. Le garzone erano quelle figure femminili che facevano “le cenerentole” ai comandi della fattoressa e si occupavano dei lavori più umili nella casa padronale. Tale bella, florida, giovane contadina evidentemente suscitò le attenzioni o del fattore, o del signorino, o del padrone e anche essa (come l’Eloisa di 1000 anni fa) si ritrovò incinta. Scandalo! Fu subito messo a tacere e fu steso un velo di omertà sull’accaduto; anzi, come succedeva all’epoca, la giovane incinta fu trasferita ad una fattoria dello stesso proprietario, situata nella Val d’Elsa, o nell’empolese (lontana dal Mugello). Lì partorì ed ebbe una figlia, nei primi anni del 1900. Le dissero che la bambina era morta durante il parto e così lei, ignara di essere mamma e rimessasi in forze, tornò alla casa paterna. Poi, anni dopo, trovò un fidanzato fra i contadini della zona, si sposarono ed ebbero figli e figlie negli anni ‘20-‘30 del Novecento. Anche la bambina che aveva avuto (della quale essa ignorava l’esistenza), che era stata data in adozione, si sposò a cavallo delle due guerre ed ebbe figli e figlie.

E la storia potrebbe finire qui e sarebbe una delle innumerevoli che accadevano all’epoca. Ma questa volta la storia assume delle connotazioni incredibili e da trama di un film. Passarono i lustri e i decenni e i passaggi genealogici “sopiti” che aleggiavano nella famiglia indussero un intraprendente, qualificato e di cultura componente di essa a fare accertamenti negli anni 2000 e poi in anni più recenti. Venne più volte in Mugello agli uffici anagrafe dei Comuni, rovistò fra i registri dell’epoca, ricercò e lesse i registri parrocchiali delle anime, li correlò con quelli della Val d’Elsa (o dell’Empolese) e venne fuori la registrazione del parto, della nascita, nomi, cognomi etc. Pochi mesi fa, nella primavera 2019, tali nipoti e bisnipoti (con quello che aveva ricucito tutta la genealogia) si sono recati alla tomba della nonna o bisnonna mai conosciuta, per portarvi un mazzo di fiori. E il caso fortuito volle che si rivolgessero a un gruppetto di persone che facevano capannello di fronte a una tomba, domandandogli dove fosse quella della defunta “tal dei tali”. Di contro la domanda: “E voi chi siete?” – “Siamo i nipoti e bisnipoti”. “I nipoti? La Signora ‘Tal dei Tali’ è la nostra nonna e noi non vi conosciamo. Come è possibile?”. Si spiegarono lì al cimitero fra di loro della genealogia di 100 anni e dei documenti ritrovati della bisnonna (ex garzona) e quelli dei discendenti della figlia che visse e fu adottata dopo la nascita nei primi anni del 1900. Da non credere la coincidenza. Dopo 100 anni è venuta alla luce una storia sopita e i nipoti e bisnipoti delle due linee di discendenza si sono ritrovati fortunosamente. Quello che spero è che questa storia venga letta da qualche cineasta così potrebbe fare un film. E qui finisce la storia vera della madre ex garzona, della figlia data per morta alla nascita (ma che visse) e dei reciproci discendenti, ritrovatisi casualmente al cimitero dopo 100 anni, dagli avvenimenti e dall’arcano.

P.S. L’accadimento mi è stato narrato, per sommi capi, da una discendente ben informata, della quale ovviamente (per motivi di privacy) ometto l’identificazione.