Il Gruppo politico del Partico Marxista-Leninista Italiano sezione di Rufina, ha diffuso un comunicato stampa in merito alle telecamere installate nella cittadina. Nel comunicato gli esponenti PMLI , chiedono la rimozione di quest’ultime, per la tutela dei diritti democratici della popolazione: “I sindaci di Rufina e Pontassieve si vantano dello sperpero di risorse pubbliche per l’installazione di altre telecamere spia sul territorio. Per la sicurezza serve lavoro e dignità, non la militarizzazione delle strade.  L’organizzazione di Rufina del PMLI ne chiede la rimozione, per la tutela dei diritti democratici della popolazione locale”.

“Con il pretesto di combattere la microcriminalità – continua il comunicato – , e dare più “ sicurezza” alla cittadinanza, il sindaco di Pontassieve Marini e quello di Rufina Maida, entrambi PD, hanno aderito ad un progetto che prevede finanziamenti regionali per 25 mila euro a comune, che andranno ad aggiungersi ad altrettante risorse comunali per l’installazione di telecamere spia, gestite direttamente dalla Polizia Municipale, che in Valdisieve coprono ormai circa il 60% del territorio abitato. 

Le decine di migliaia di euro pubblici per finanziare tale progetto non possono risolvere certo le problematiche sociali ed economiche del territorio, ma sono indicatore di come e con quali politiche le amministrazioni locali e regionali piddine, intendono risolvere i problemi della popolazione, facendo seguito unicamente al metodo repressivo della sorveglianza militare”. 

“Con queste misure  – prosegue il comunicato – (come dicono opportunisticamente i nostri sindaci, “richieste dalla popolazione”), di fatto si scimmiotta la destra anche a fini elettorali, finendo per rilanciarne le politiche repressive; ma d’altra parte, i decreti sicurezza di Salvini sono ancora li nonostante il PD al governo, con tutte le loro nefaste conseguenze di stampo fascista in ogni campo, da quello dell’immigrazione, a quello delle proteste sociali. 

Maggiore sicurezza per le masse popolari locali si può conseguirla solo creando migliori condizioni economiche, sociali, di aggregazione e di partecipazione, che avrebbero potuto essere promosse anche grazie ai fondi che comuni e regione hanno deciso di gettare al vento (o meglio, nelle tasche degli appaltanti); servono misure politiche che impediscano la deindustrializzazione della Valdisieve e l’esternalizzazione del lavoro, così come è necessario combattere il precariato in tutte le sue forme, garantendo lavoro stabile a salario pieno e sindacalmente tutelato per tutti, inclusi i giovani, partendo proprio dal divieto delle pubbliche amministrazioni di assumere lavoratori precari per lavori di routine, ed abolendo gli appalti nei servizi”. 

“Le giunte locali – conclude il comunicato – dovrebbero preoccuparsi di bloccare i progetti speculativi in corso recuperando il patrimonio edilizio e delle aree, private e pubbliche, dismesse o in via di dismissione per la conversione in alloggi popolari, dell’assegnazione di edifici pubblici per soddisfare le esigenze della popolazione alla quale mancano spazi sociali, culturali, ricreativi, soprattutto al servizio dei giovani. Indispensabile è poi fornire una assistenza sanitaria gratuita senza alcun ticket, a partire dagli anziani, dai diversamente abili e dai bambini, famiglie indigenti, ed immigrati.  Anche in quest’ottica le decine di migliaia di euro sperperati avrebbero fatto molto comodo. In questo modo verrà meno anche il proliferarsi di fenomeni di microcriminalità, cavallo di battaglia del razzismo e del fascismo Salviniano, al quale però con queste misure anche il PD presta il fianco “.