Il Comitato invita le amministrazioni a valutare attentamente la questione e a operare scelte volte a tutelare la salute delle persone e dell’ambiente, prima di eventuali interessi economici o politici

“Abbiamo fatto tutti caso che nel P.I.P. di Petrona si riprende ad edificare dopo la sciagurata parentesi dell’ipotesi biomasse – comunica con una nota il Comitato MilleRivoli, per la difesa dell’acqua e del territorio –. Fa anche piacere pensare che ci sia movimento a livello di investimenti e di ‘rivitalizzazione’ del sito. Un sito che poggia, ricordiamolo, su una delle falde acquifere più grandi del Mugello e che, prima della sua destinazione ad area votata agli insediamenti produttivi, aveva, a detta dei geologi, uno dei migliori suoli della Valle. Un terreno, per capirsi, di quelli che se ci butti i chiodi, crescono pure quelli!

Nel nascente distretto biologico del Mugello sarebbe potuta tornare cosa assai utile. Comunque, pensare a quel che è stato, lascia il tempo che trova. Adesso che la destinazione d’uso è questa, è importante sfruttare il potenziale dell’area per lo sviluppo industriale, artigianale, commerciale o quello che sarà. Sfruttarla con criterio, con attenzione all’ambiente e soprattutto alla salvaguardia della salute delle persone.

Per questo il nostro gruppo, anche in sede di osservazioni al Piano Strutturale e alla Vas (Valutazione Ambientale Strategica), ha chiesto che venga operata una rigida selezione nella scelta della tipologia delle future aziende da accogliere sul territorio. Questo in conseguenza del gran numero di ditte ad attività insalubre di prima e seconda classe (ubicate in particolar modo nelle aree di Pianvallico e Petrona) che già operano immediatamente a ridosso dei nostri centri abitati; nonché alla luce degli ormai preoccupanti dati sulla salute dei mugellani (Profilo SDS 2018).

Inoltre sarebbe indispensabile, prima di ospitare potenziali “nuovi arrivi”, che gli enti preposti (singoli Comuni, Unione dei Comuni del Mugello, Asl, Arpat etc.) lavorassero di concertazione al contenimento e alla riduzione delle emissioni a cui gli abitanti e l’ambiente sono già esposti per l’effetto cumulativo degli inquinanti rilasciati dalle diverse industrie insalubri. Per tutelare l’ambiente e la salute pubblica, sembra totalmente insufficiente […].

(Il resto dell’articolo puoi leggerlo su “Il Galletto”, in edicola fino a sabato 3 luglio)