Presentazione della Nuova Edizione del libro di Filippo Bellandi e Dennis Rhodes. Oltre all’autore Bellandi, interverranno il sindaco di Scarperia e San Piero Federico Ignesti, il geologo Giacomo Corti e lo storico dell’Arte Marco Pinelli

A 32 anni dalla prima pubblicazione, gli autori ripropongono una nuova edizione del libro sul catastrofico Terremoto del Mugello del 13 giugno 1542 con significativi aggiornamenti e ampliamenti. Per la prima volta viene pubblicata in appendice una nuova Lettera-Relazione sul sisma (con diverso autore e contenuto rispetto a quella pubblicata nel 1987), il cui unico esemplare per ora noto si trova nella Biblioteca Marciana di Venezia. Come le altre Lettere, è opera di un anonimo, ma questa è scritta e pubblicata solo dieci giorni dopo le prime grandi scosse del 13 giugno (quella pubblicata nel 1987 fu scritta nel luglio del 1542), quindi in tempi rapidissimi, paragonabili a un moderno instant book. Inoltre questa inedita Lettera riporta più dettagliatamente delle altre, e paese per paese, i danni materiali (a case e fortificazioni murarie), i morti e i feriti. Le tre Lettere-Relazioni conosciute fino ad ora su questo terremoto furono subito tradotte e stampate, nei mesi successivi dello stesso anno 1542, in varie edizioni in mezza Europa: quattro edizioni in Germania, una nei Paesi Bassi e due in Inghilterra. Una diffusione editoriale vasta e rapida, considerati i tempi, e soprattutto concentrata nei paesi protestanti, per ragioni di tipo culturale e religioso ben evidenziate nel libro. Ma le testimonianze straordinarie di questi documenti (esclusive in quanto non presenti in altre fonti) sono le reazioni emotive delle popolazioni e i comportamenti personali e collettivi, tutti scaturiti dal senso di colpa diffuso in ogni ceto sociale per i peccati commessi, causa prima dell’ira divina e quindi del terremoto. Mentre il Duca Cosimo I° emana decreti punitivi contro i grandi peccatori, quali bestemmiatori e sodomiti, i popoli del Mugello si mobilitano con riti propiziatori e preghiere collettive, confessioni e comunioni di massa, sospinti da infaticabili predicatori. Entrano in azione anche gruppi diflagellanti (come quelli della Compagnia dei Battuti di Borgo San Lorenzo), che in spettacolari processioni si battevano con tale furia “che le loro carne tutte vermiglie di sangue si vedeano sparse”. Dalle lettura e dalle riflessioni su questi antichi opuscoli a stampa emerge un aspetto insolito della mentalità dell’uomo rinascimentale, meno forte e sicuro di quanto vogliono certi cliché convenzionali, ma ossessionato piuttosto da tante inquietudini religiose, al fondo delle quali c’è la paura dell’Inferno e delle sue terribili pene. Non a caso le più famose e diffuse rappresentazioni dell’Inferno sono proprio di questo periodo; basti pensare ai Giudizi Universali di Luca Signorelli e di Michelangelo.

Il libro sul Terremoto del Mugello del 1542 racconta dunque un episodio di “microstoria locale”, ma, come scrive Franco Cardini nella Prefazione, i dati offerti nel libro <<disegnano un quadro a tutto tondo di un episodio celebree documentato, ma non poi così conosciuto come dovrebbe essere. Un “modesto” contributo “locale” che aiuterà a scrivere quella grande storia che, quando è concretamente tale, è appunto intessuta di “modesti” contributi locali>>. La pubblicazione è avvenuta grazie al contributo dell’Unione Comuni del Mugello e del Banco Fiorentino, cui gli autori vogliono esprimere la loro gratitudine.